Il caso

Il premier australiano ripropone la scarcerazione di Assange

Anthony Albanese ha rilanciato con forza l'appello per la liberazione del cofondatore di WikiLeaks
©Kin Cheung
Ats
21.05.2024 17:22

Il premier australiano Anthony Albanese ha rilanciato con forza l'appello per la scarcerazione di Julian Assange dopo che ieri un collegio di seconda istanza dell'Alta Corte di Londra aveva dato via libera a un nuovo processo d'appello contro l'estradizione negli Usa, dove il cofondatore di WikiLeaks, inseguito da quasi 20 anni per aver diffuso documenti sottratti al Pentagono e al Dipartimento di Stato, contenenti fra l'altro rivelazioni su crimini di guerra commessi in Afghanistan e Iraq, rischia sulla carta una sentenza «monstre» di 175 anni di prigione.

Le parole pronunciate dal primo ministro, che in passato si era espresso più volte in questo senso cercando una soluzione politica rispetto agli Usa per liberare l'attivista australiano - da oltre cinque anni rinchiuso nel carcere londinese di massima sicurezza di Belmarsh - sono state riprese dai media del Regno Unito sottolineando come da più parti si stia cercando di riproporre la questione di una scarcerazione di Assange, anche attraverso una forma di libertà sorvegliata.

Questa ipotesi prende corpo a fronte dei problemi di salute del giornalista, non solo per il periodo trascorso in detenzione, ma pure per quello precedente da rifugiato politico in un'angusta camera dell'ambasciata dell'Ecuador nella capitale del Regno. La richiesta di Albanese è quella di porre fine al procedimento contro Assange, in quanto «non ha alcun senso» continuare a tenerlo dietro le sbarre. In attesa quindi di comprendere i tempi del nuovo appello vanno avanti i tentativi anche a livello internazionale per risolvere la lunga vicenda giudiziaria.