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Il leader di Yashar è stato informato e il mandato gli verrà conferito domenica presso la residenza presidenziale, la cerimonia sarà trasmessa in diretta.– TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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21:03
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Il presidente Herzog affida l'incarico di formare il governo a Eisenkot
La decisione del presidente israeliano Isaac Herzog sul nome del primo ministro che riceverà l'incarico di formare il nuovo governo è arrivata alla fine dello Shabbat. Il portavoce ha comunicato che il leader di Yashar Gadi Eisenkot è stato informato e il mandato gli verrà conferito domenica pomeriggio alle 17,00 (un'ora in meno in Svizzera) presso la residenza presidenziale, la cerimonia sarà trasmessa in diretta.
Durante la due giorni di consultazioni, le forze politiche che rappresentano complessivamente 67 membri della Knesset hanno raccomandato al presidente Eisenkot, del Change Bloc. La coalizione del premier uscente Benyamin Netanyahu ha ottenuto 46 indicazioni dagli eletti in Parlamento. Mentre il partito Ebraismo Unito (alleanza tra due partiti ultraortodossi ashkenaziti) ha deciso di non indicare nessun candidato. Il portavoce di Herzog nella nota ufficiale ha riferito che il presidente negli ultimi giorni ha avuto colloqui approfonditi con diverse personalità del sistema politico, compresi incontri con Netanyahu e con Eisenkot, al quale ha comunicato la propria intenzione. Quindi ci saranno 28 giorni, in base alla Legge fondamentale, per formare un nuovo esecutivo. Qualora fosse necessario più tempo, il presidente è autorizzato dalla legge a concedere una proroga fino a ulteriori 14 giorni.
Giusto poco prima dell'annuncio presidenziale, Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione-video: «Chiedo la formazione di un governo di unità nazionale che includa tutti i partiti del campo nazionale e tutti i partiti sionisti. Un esecutivo che dipende dai sostenitori di Hamas non combatterà Hamas, un governo che dipende da coloro che odiano l'ebraismo non preserverà Israele come Stato ebraico. Un governo che dipende dagli islamisti smantellerà lo Stato di Israele dall'interno, come sta accadendo nei Paesi europei», ha affermato. Eisenkot ha risposto all'appello di Bibi chiarendo che «se il Likud e i suoi membri sono improvvisamente interessati all'unità e a un governo di coalizione, sono più che benvenuti ad annunciare pubblicamente lo scioglimento della loro alleanza con gli estremisti (Ben Gvir e Smotriche, ndr), ad accettare i principi di Gadi Eisenkot e a esprimere la loro disponibilità a unirsi a un governo guidato da lui come primo ministro. Fino ad allora, questo non è altro che una patetica propaganda». E ha aggiunto: «Colui che ha diviso, lacerato e causato conflitti nella società israeliana usa improvvisamente la parola 'unità' solo quando si rende conto che i suoi giorni al potere sono contati».
La partita adesso è nelle mani del Blocco del cambiamento. Con Eisenkot che mantiene i punti del suo programma elettorale di un governo sionista, che vuole la leva per tutti i cittadini e chiede ai partiti arabi di condannare Hamas, puntando a un governo di minoranza con l'appoggio esterno proprio degli arabi. Nel frattempo però il leader di Ysrael Beitenu, Avigdor Liberman (che fa parte dell'alleanza del cambiamento), ha fatto una clamorosa marcia indietro su uno dei punti cruciali delle sue campagne, aprendo alla discussione sull'arruolamento dei giovani ultraortodossi (e quindi ai partiti religiosi) e sbarrando la strada a un governo di minoranza con le fazioni arabe.
Il travagliato passaggio dall'era Netanyahu a una nuova pagina per Israele sta tutto negli sviluppi dei prossimi giorni.
14:25
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Eventuali attacchi all'Iran? «Prima dell'insediamento del nuovo Congresso»
Alcuni consiglieri di Donald Trump hanno avvertito il presidente americano che, se intende riprendere le operazioni militari su larga scala contro l'Iran, dovrebbe farlo prima dell'insediamento del nuovo Congresso a gennaio.
Lo riferisce Nbc News, citando due funzionari statunitensi, secondo cui l'avvertimento sarebbe stato rivolto al tycoon cinque giorni prima delle elezioni di midterm di martedì scorso. La vittoria dei democratici, che hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, avrebbe reso ancora più urgente una decisione, anche alla luce della crescente opposizione dell'opinione pubblica americana alla guerra contro Teheran.
Stando alle fonti, infatti, una volta insediato il nuovo Congresso, i democratici potrebbero ostacolare un'eventuale ripresa delle ostilità attraverso indagini parlamentari, tagli ai finanziamenti e iniziative legislative per limitare la libertà d'azione del presidente.
A rendere ancora più stretta la finestra temporale per una nuova offensiva sarebbe anche la difficoltà di mantenere a lungo l'imponente presenza militare americana in Medio Oriente. Washington ha attualmente schierato nella regione oltre 50mila soldati, due gruppi navali guidati da portaerei, con un terzo in arrivo, e più di 200 velivoli.
Secondo le fonti citate dalla Nbc, i vertici del Pentagono avrebbero avvertito Trump che prolungare ulteriormente un dispiegamento di queste dimensioni rischia di compromettere la prontezza operativa delle Forze armate statunitensi.
13:21
13:21
Allagate 70.000 tende che ospitano sfollati di Gaza
L'ufficio stampa del governo di Hamas ha riferito che, nelle ultime 12 ore, la pioggia ha allagato 70.000 tende che ospitano sfollati di Gaza e che le condizioni meteorologiche invernali hanno causato finora danni stimati per 3 milioni di dollari. Lo riporta il Times of Israel.
L'ufficio governativo aggiunge che, a causa del maltempo, in diverse zone della Striscia sono crollati numerosi muri, provocando alcuni feriti. Hamas accusa Israele di impedire l'ingresso nella Striscia di rifugi e altre attrezzature necessarie per far fronte alle piogge.
Da parte sua, Israele afferma di limitare l'ingresso di materiali che potrebbero essere utilizzati anche come armi e ha inoltre accusato Hamas di saccheggiare gli aiuti umanitari.
08:31
08:31
Il punto alle 6
L'esercito iraniano ha affermato oggi di essere «più forte» rispetto all'inizio della guerra in Medio Oriente, dichiarandosi pronto a rispondere a qualsiasi attacco in modo 'immediato' e «senza limiti geografici» a seguito delle recenti minacce statunitensi. «Le forze armate della Repubblica islamica sono oggi in uno stato di allerta più elevato e sono più potenti di quanto non fossero all'inizio della guerra», ha dichiarato il portavoce dell'esercito, Mohammad Akraminia, citato dall'agenzia ufficiale Irna. «Su ordine della Guida Suprema, qualsiasi risposta delle forze armate sarà immediata, efficace e senza limiti geografici», ha aggiunto. Nonostante i recenti attacchi statunitensi sull'isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, le trattative diplomatiche per evitare una ripresa delle ostilità si sono recentemente intensificate con la mediazione del Qatar, dopo una serie di minacce israelo-statunitensi.
L'amministrazione Trump è spaccata sull'Iran. Il vicepresidente JD Vance preme per la fine del conflitto, mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth e il numero uno dell'Us Central Command Brad Cooper spingono per un ritorno ai combattimenti. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali le tensioni fra le varie posizioni all'interno dell'amministrazione si sono intensificate dopo la elezioni di metà mandato. I segretari di Stato Marco Rubio e del Tesoro Scott Bessent spingono invece per un inasprimento delle sanzioni e per proseguire il blocco. L'inviato Steve Witkoff sostiene la posizione di Vance. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu vorrebbe una ripresa dei combattimenti.
Gli Stati Uniti offrono 20 milioni di dollari, «oltre alla possibilità di trasferirsi altrove», a chiunque fornisca informazioni sul programma nucleare iraniano. Tali informazioni possono riguardare «le sue strutture, le sue attrezzature e il personale a esse associato», ha detto lo Us Central Command.
