Il ricatto di Hormuz e i bombardamenti sull'Iran: la tregua di Trump è fallita

La guerra scatenata in Iran dagli attacchi di USA e Israele alla fine dello scorso febbraio è tutt’altro che finita e, anzi, pare sempre più ciò che il presidente USA Donald Trump continua a negare: un pantano. Questo nonostante l’accordo preliminare di cessate il fuoco tra Washington e Teheran siglato a metà giugno e la narrazione del tycoon, che ormai da mesi racconta di aver sconfitto il Paese mediorientale. La tregua proposta da Trump è saltata definitivamente nelle scorse ore, quando lo stesso leader della Casa Bianca ha ordinato il ripristino del blocco navale iraniano e l'imposizione di pedaggi per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Una misura che gli stessi membri del governo americano vedono come una violazione del diritto internazionale.
Uno scambio di missili
Da giorni i due Paesi si scambiano attacchi reciproci, con gli statunitensi impegnati a bombardare per la terza notte consecutiva le strutture strategiche iraniane. Durante una missione di cinque ore, «le forze americane hanno colpito obiettivi militari» in diverse città portuali del sud del Paese mediorientale, come Bushehr e Bandar Abbas, ha fatto sapere in mattinata il Comando americano per il Medio Oriente (Centcom) precisando che tra gli obiettivi presi di mira figurano «sistemi di difesa costiera, installazioni di droni e missili e mezzi marittimi». Quattro esplosioni sono state udite vicino a Bandar Abbas, città portuale situata sullo Stretto di Hormuz, secondo l'agenzia di stampa iraniana Irna.
Trump nelle scorse ore aveva preannunciato l’azione militare: «Li colpiremo duramente oggi e domani». Per il presidente americano, i leader iraniani «non possono fare assolutamente nulla» contro questi attacchi. Come il giorno precedente, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato un'operazione in Bahrein, contro un edificio che ospita le truppe americane nella base di Juffair. Gli Emirati Arabi Uniti hanno invece accusato l'Iran di un attacco «sfacciato» contro due petroliere nello Stretto di Hormuz, che ha causato un morto e otto feriti.
«Il Ministero della Difesa annuncia che le petroliere nazionali Mombasa e al-Bahiyah sono state colpite da due missili da crociera iraniani mentre transitavano nella rotta di navigazione meridionale dello Stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell'Oman», si legge nella nota ministeriale. «L'attacco ha provocato la morte di «un membro dell'equipaggio indiano a bordo della petroliera Mombasa e il ferimento di altri otto, quattro dei quali in modo grave», ha aggiunto il dicastero emiratino. Tra i feriti, sei sono indiani e due ucraini, ha specificato Abu Dhabi aggiungendo che le petroliere hanno subito danni in seguito ad incendi scoppiati a bordo, successivamente domati.
Nonostante i bombardamenti, Trump ha comunque dichiarato ai giornalisti presenti nello Studio Ovale che un accordo con l'Iran «è ancora possibile».
Il controllo di Hormuz
Ieri il tycoon aveva annunciato sul social Truth che gli Stati Uniti avrebbero preso il controllo dello Stretto di Hormuz e che il blocco dei porti iraniani sarebbe stato ripristinato. Questa misura dovrebbe entrare in vigore oggi alle 22 (ora svizzera), stando a quanto comunicato dal Comando centrale degli Stati Uniti.
«Lo Stretto di Hormuz è aperto e rimarrà tale, con o senza l'Iran», ha scritto Trump sui social media, aggiungendo: «Gli Stati Uniti saranno, da questo momento in poi i custodi dello Stretto di Hormuz, ma, in quanto tali, e per una questione di equità, saranno rimborsati, nella misura del 20% su tutte le merci trasportate, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza di questa zona del mondo così instabile».
Nel corso dell’incontro con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha giustificato la sua uscita affermando: «Voglio essere rimborsato perché stiamo proteggendo una parte molto ricca del mondo». Ha poi elencato gli «amici di lunga data» degli Stati Uniti come l'Arabia Saudita, il Qatar, il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti, sottolineando che «loro prospereranno».
Così come Teheran cerca di imporre un pedaggio per attraversare l'importante rotta commerciale, il presidente statunitense intende prelevare «un compenso pari al 20% del valore dei carichi» in transito, in contrasto con il diritto internazionale che dovrebbe garantire la libertà di navigazione.
Quelle tariffe indigeste
La decisione di imporre tariffe, evidenzia il New York Times, è in netto contrasto con la posizione assunta dall'Amministrazione USA quando l'Iran ha minacciato di ricorrere alla stessa misura. Persino nelle ultime settimane, il team di Trump ha insistito sul fatto che imporre dazi per il transito sicuro nello Stretto fosse intollerabile. «Nessun Paese è autorizzato a imporre pedaggi o tasse su una via navigabile internazionale», aveva dichiarato il mese scorso il segretario di Stato Marco Rubio. Secondo analisti citati dal NYT, con l'abbandono di quello che aveva presentato come un principio cardine sulla libera navigazione nello Stretto, il tycoon ha di fatto svuotato di significato l'argomentazione secondo cui l'Iran non ha il diritto di imporre dazi. Quello di Trump è diventato a tutti gli effetti un ricatto agli esportatori di idrocarburi: pagate una traiffa o non passate da Hormuz.
Il petrolio schizza alle stelle
Trump, fallito l'accordo sul cessate il fuoco, ha minimizzato l'importanza del cosiddetto «memorandum of understanding» tra Washington e Teheran, affermando che tale intesa «non significa molto». Poi ha puntato il dito contro l'Iran: «Hanno rotto l'accordo, hanno scoperto che c'era qualcosa che non gli piaceva e noi non intendiamo accettarlo. Alla fine finiremo per controllare tutto quello che stanno facendo: è folle e molto stupido», ha aggiunto il presidente USA, ribadendo che l’Iran «non avrà mai un’arma nucleare».
Intanto, come da copione, i prezzi del petrolio sono tornati a salire, aumentando ulteriormente la pressione sui mercati internazionali. Questa mattina, il WTI con consegna ad agosto passava di mano a 79,02 dollari al barile con un avanzamento dell'1,13% mentre il Brent con consegna a settembre era scambiato a 84,00 dollari al barile, con una crescita dello 0,84%. I lievi rialzi odierni arrivano in seguito al brusco aumento di oltre il 9% del prezzo del Brent di ieri, in concomitanza con la notizia del blocco navale e dei pedaggi marittimi.
