Guerra in Ucraina

In cerca di una pace difficilissima sotto le bombe e i droni di Mosca

Negli Emirati Arabi Uniti la prima di due giornate di colloqui trilaterali tra le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti - Il segretario di Stato USA Marco Rubio ammette: «Restano irrisolte questioni controverse»
©WAM
Dario Campione
04.02.2026 22:00

Un negoziato sotto le bombe. Nonostante la promessa del presidente russo Vladimir Putin di interrompere per una settimana i bombardamenti contro obiettivi civili in Ucraina e, in particolare, contro la rete elettrica. I colloqui trilaterali di pace tra Russia, Ucraina e Stati Uniti sono iniziati quest'oggi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti non proprio sotto i migliori auspici. L’obiettivo di accelerare gli sforzi per porre fine al più grande conflitto europeo dalla Seconda guerra mondiale resta difficilissimo da raggiungere. Quando, alcuni giorni fa, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva parlato dell’impegno preso dal capo del Cremlino di fermare a terra droni e missili per qualche giorno, lo scetticismo era stato generale. Puntualmente, i fatti hanno dato ragione ai più pessimisti. Tra lunedì e martedì, centinaia di droni e almeno 32 missili balistici sono stati lanciati contro l’Ucraina, ferendo 10 persone. Nella notte, Mosca ha scagliato altri 105 droni contro Kiev: le difese aeree ucraine ne hanno abbattuti 88, secondo quanto dichiarato dall’Aeronautica militare. Attacchi di droni sono stati segnalati in 14 località. La Russia ha utilizzato munizioni a grappolo (vietate dalle convenzioni internazionali) in un attacco a un mercato della città di Družkivka, nell’Ucraina orientale: 7 le persone morte, 15 quelle ferite. Nella regione centrale di Dnipropetroc, un raid in una zona residenziale ha ucciso una donna di 68 anni e un uomo di 38 anni, ha detto il capo dell’amministrazione militare regionale Oleksandr Hancha. Anche la città meridionale di Odessa ha subìto un’incursione su larga scala, ha detto all’Associated Press il capo dell’amministrazione militare regionale Oleh Kiper: almeno 20 edifici residenziali sono stati danneggiati, con quattro persone salvate dalle macerie. In serata il presidente Volodymyr Zelensky ha fatto sapere all'emittente televisiva France 2 che circa 55 mila soldati ucraini sono morti dall'inizio dell'invasione russa, mentre «molti altri» sono considerati «dispersi».

Le prime indiscrezioni

Nonostante le premesse non fossero del tutto positive e nonostante le accuse del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Mosca di aver attaccato con un numero record di missili balistici, la prima giornata di colloqui ad Abu Dhabi sarebbe stata comunque «produttiva»: questo l’aggettivo utilizzato da un esponente della delegazione ucraina con il giornalista di Axios Barak Ravid. Si sa, anche perché confermato dal segretario di Stato USA Marco Rubio a margine di una conferenza stampa tenuta a Washington, che team tecnico-militari dei due Paesi in guerra si sono incontrati alla presenza dei mediatori americani, Steve Witkoff e Jared Kushner. Sempre Rubio ha detto che una svolta nei colloqui potrebbe non arrivare presto, sottolineando però come l’amministrazione Trump abbia fatto grandi progressi nelle trattative nell’ultimo anno. «Questa è la buona notizia - ha detto Rubio ai giornalisti - La cattiva notizia è che questioni controverse restano, e sono le più difficili da risolvere. Nel frattempo, purtroppo, la guerra continua.» Prima dei colloqui, il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov aveva anche spiegato sul suo canale Telegram che i negoziatori si sarebbero incontrati in gruppi separati per discutere argomenti specifici; successivamente, avrebbero partecipato a una riunione congiunta per coordinare le rispettive posizioni. «Il lavoro è stato sostanziale e produttivo, incentrato su misure concrete e soluzioni pratiche - ha ribadito sul suo profilo X nel tardo pomeriggio lo stesso Umerov - Stiamo preparando un rapporto per il presidente Zelensky. Continuiamo a lavorare per raggiungere una pace dignitosa e duratura». In serata, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha voluto fornire dettagli sui colloqui e ha detto che Mosca non ha intenzione di commentare i loro risultati.

Difficile compromesso

Trump ha spinto sia Kiev sia Mosca a trovare un compromesso per porre fine alla guerra, ma le due parti non trovano l’intesa su punti chiave. Prima delle quali è quella territoriale. Come condizione preliminare per qualsiasi accordo il Cremlino pretende l’intero Donbass e chiede a Kiev di ritirare le truppe da tutta la regione di Donetsk, inclusa una fascia di città pesantemente fortificate considerate una delle difese più forti dell’Ucraina orientale. L’Ucraina, invece, chiede di congelare il conflitto lungo l’attuale linea del fronte e, soprattutto, respinge qualsiasi ritiro unilaterale delle proprie forze. Di fronte a questa scelta, ancora oggi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che le truppe russe continueranno a combattere finché Kiev non avrà preso «decisioni» che potrebbero porre fine alla guerra. Sempre oggi, l’Uunione Europea ha definito il quadro giuridico per il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina: sarà garantito dall’emissione di debito comune di 24 Paesi membri. Il Parlamento europeo, su iniziativa della presidente Roberta Metsola, terrà una sessione plenaria straordinaria il 24 febbraio a Bruxelles, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa. Durante la plenaria, l’Eurocamera discuterà e voterà il prestito a Kiev. Contrari al momento sono soltanto i Paesi di Visegrad: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. 

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