Medio Oriente

In fuga da Doha attraverso il deserto: famiglia svizzera lascia il Qatar in auto

Con lo spazio aereo chiuso per la guerra con l’Iran e nessun volo in vista, una coppia con due bambini decide di partire da sola verso l’Arabia Saudita: «Lo stress era diventato troppo grande»
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Ginevra Benzi
05.03.2026 12:46

Erano stufi di aspettare un volo di rimpatrio, e hanno deciso di lasciare Doha, in Qatar, attraversando in auto il deserto di propria iniziativa, nonostante il DFAE avesse raccomandato di non muoversi e attendere che terminassero le chiusure del traffico aereo dovute alla guerra con l’Iran, in cui sono coinvolti anche Qatar, Kuwait e Bahrein. Stiamo parlando di una famiglia svizzera composta da quattro persone (padre, madre e due bambini di 9 anni), bloccati in Medio Oriente assieme ad altre migliaia di persone. Una vicenda curiosa, spiegata direttamente dal padre al Tages-Anzeiger.

Il viaggio

Al ritorno dalle vacanze in Sri Lanka, la famiglia aveva fatto scalo a Doha, con rientro previsto per domenica a Zurigo, con l’inizio delle lezioni dei figli il giorno successivo. Ma dopo l’attacco iraniano nella capitala qatariota lo spazio aereo è stato chiuso del tutto, contrariamente da quanto deciso da Dubai, Oman e Abu Dhabi. E i segnali di riapertura erano pressoché assenti, in particolare dopo l’escalation di martedì notte. Così, da alcune ore la famiglia ha deciso di mettersi in viaggio di propria iniziativa, attraversando via terra il deserto saudita. Il costo? Il padre ha parlato di una cifra pari a 1.500 franchi per un’auto con autista. Una decisione presa in quanto, spiegano al quotidiano zurighese, non si aspettavano nel breve termine un rimpatrio da parte del DFAE.

Pesante a livello emotivo

L’uomo ha infatti spiegato che nelle ultime ore la situazione si era aggravata e che, dal punto di vista emotivo, stava diventando sempre più difficile da gestire. Da un lato, ha raccontato, la famiglia aveva sentito e visto missili e droni intercettati, svegliandosi più volte durante la notte a causa delle detonazioni, udite sia al mattino sia alla sera. Dall’altro lato li aveva molto preoccupati anche quanto letto nei media, dove si parlava della possibile intenzione di colpire obiettivi civili. Avevano inoltre letto dell’arresto di cellule iraniane in Qatar e del fatto che gli Stati del Golfo dispongono solo di scorte limitate di munizioni. Ha aggiunto che nel frattempo avevano appreso che il Dipartimento federale degli affari esteri non prevedeva operazioni di rimpatrio, una notizia che li aveva sorpresi, soprattutto perché altri Paesi – come l’Austria – avevano organizzato durante la notte viaggi in autobus per i propri cittadini, proprio lungo la stessa rotta che stavano percorrendo loro. Ha precisato che non si aspettavano un rimpatrio finanziato dal DFAE, ma che la comunicazione delle autorità era sembrata loro piuttosto passiva.

Situazione in peggioramento

Ha aggiunto che, soprattutto per i bambini, la situazione stava diventando sempre più pesante e che lo stress era ormai troppo grande per continuare ad aspettare senza un piano. Per questo motivo volevano lasciare la regione il più rapidamente possibile. Ha spiegato che anche i loro contatti nella regione avevano consigliato di non aspettare gli aerei, ma di trovare il prima possibile una via di uscita via terra. Inoltre, avevano notato che sempre più persone stavano lasciando Doha in auto, motivo per cui la raccomandazione del Dipartimento di restare ad aspettare non sembrava più comprensibile. L’uomo ha anche spiegato che mercoledì pomeriggio erano riusciti ad attraversare il confine con l’Arabia Saudita, in modo relativamente semplice, ottenendo il visto dopo circa 45 minuti.

Ora a Riad

Ha concluso dicendo che ora la famiglia si trova a Riad, da dove dovrebbe volare verso Istanbul. La notte precedente avevano prenotato quattro posti su un volo, anche se nel frattempo l’orario di partenza era stato modificato. Ha espresso la speranza che il volo possa effettivamente partire, aggiungendo che proprio in quel momento avevano letto dell’abbattimento di un razzo nello spazio aereo sopra la Turchia, auspicando che ciò non comporti ulteriori conseguenze.

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