Il caso

In Groenlandia, ora, verranno costruite nuove basi militari americane?

Dopo l'accordo sulla sicurezza raggiunto negli scorsi giorni, gli USA potrebbero riaprire la base di Narsarsuaq, nel sud dell'isola, e costruirne una nuova a Mestersvig, avamposto militare sulla costa orientale
© EPA/THOMAS TRAASDAHL DENMARK OUT
Red. Online
22.09.2026 22:59

C'è aria di novità in Groenlandia. Dopo l'accordo sulla sicurezza raggiunto negli scorsi giorni, che conferisce agli Stati Uniti «il controllo permanente sulla sicurezza e su ogni altra esigenza nell'isola», il territorio artico si prepara a vivere alcuni cambiamenti. Tra questi, come rivelano alcune indiscrezioni del Washington Post, potrebbero far capolino la riapertura di una base militare risalente alla Guerra Fredda a Narsarsuaq – nella Groenlandia del sud – e l'apertura di un'altra base a Mestersvig, un avamposto militare sulla costa orientale. 

Ma andiamo con ordine. Gli USA, la Danimarca e la Groenlandia hanno firmato, nelle scorse ore, l'accordo stabilito negli scorsi giorni, durante l'Assemblea Generale della Nazioni Unite a New York. Secondo quanto si legge sul Guardian, la prima ministra danese Mette Frederiksen ha dichiarato che l'intesa è positiva «per gli Stati Uniti, per la Groenlandia, per la Danimarca, per l'alleanza con la NATO e, di conseguenza, anche per l'Europa». Non solo: Frederiksen ha sottolineato che qualsiasi avversario «non potrà potrà ottenere alcun controllo o influenza significativa in Groenlandia», e che l'accordo sottolinea «l'importanza dell'alleanza NATO». Come chiaramente spiegato dalla premier danese, l'accordo, in sostanza, riconosce il contributo storico e continuo degli Stati Uniti alla sicurezza e difesa della Groenlandia, ma rispettando la sovranità e l'integrità territoriale del Regno di Danimarca, così come il diritto della Groenlandia all'autodeterminazione. «Penso che tutti sappiano che viviamo tempi difficili in cui dobbiamo mostrare la nostra forza. Se ci lasciamo dividere come alleati, allora facciamo un favore ai nostri voti. Faremo tutto il possibile per impedirlo». 

Trump, dal canto suo, durante la firma dell'accordo ha dichiarato che questo risultato è stato «un viaggio straordinario con persone straordinarie», insieme alla prima ministra dense Mette Frederiksen e al primo ministro groenlandese Jens-Frederick Nielsen. «Avremo un rapporto straordinario, un rapporto sicuro», ha dichiarato il presidente americano, ringraziandoli per l'accordo e promettendo di lavorare «molto duramente» per la sua attuazione. Venerdì, il tycoon aveva annunciato su Truth che l'intesa permetterà di «risolvere completamente TUTTE le numerose preoccupazioni degli Stati Uniti» riguardo al territorio artico. Il testo, secondo quanto scritto dal tycoon, prevede anche il divieto agli avversari degli USA di effettuare «investimenti sensibili» sull'isola, compresi quelli relativi ai cavi sottomarini e ai minerali critici. Soprattutto, però, l'accordo prevede la possibilità di costruire nuove basi militari americane «secondo necessità» su suolo groenlandese, senza dover prima chiedere il permesso alla Danimarca. 

Ed è proprio per questo motivo che la costruzione delle basi di Narsarsuaq e Mestersvig, ora, sembra una possibilità. Attualmente, in Groenlandia come base permanente è presente solo la base aerea di Pituffik (un tempo nota come Thule Air Base), che ospita circa 150 militari americani. Una base che sorge nell'estremo nord-ovest dell'isola e che viene, non a caso, definita «la cima del mondo». Nel marzo dello scorso anno, il vicepresidente JD Vance e una delegazione USA avevano visitato la base, considerata uno dei luoghi più isolati al mondo. Con quella di Narsarsuaq e quella di Mestersvig, gli USA guadagnerebbero dunque tre basi sull'isola artica. Ma la costruzione di quest'ultime è ancora da definire. 

La base di Narsarsuaq, come anticipato, verrebbe sostanzialmente «riaperta». La sua origine risale al 1941, anno in cui gli USA costruirono quella che divenne la base di Bluie West One. Una struttura militare che acquisì notevole importanza negli anni successivi, fino a quando la base aerea di Pituffik non la sorpassò, offrendo una migliore copertura. A distanza di dieci anni, nel 1951, gli Stati Uniti e la Danimarca firmarono un accordo per supervisionare, insieme, la base, che venne però abbandonata dagli americani nel 1958. Un anno dopo, i danesi la riaprirono e, ancora oggi, offre collegamenti internazionali con l'Islanda e la Danimarca e, in rari casi, piccoli voli da Goose Bay in Canada. Ad oggi, la popolazione di Narsarsuaq si è ridotta a poche decine di persone. Durante la Guerra Fredda, Washington manteneva 17 installazioni militari e oltre 10.000 dipendenti in Groenlandia. 

La seconda base sarebbe invece, come detto, quella di Mestersvig. Un minuscolo avamposto militare, nella parte est della Groenlandia, con solo due persone che ci abitano in maniera permanente. Fino al 1986, la sua popolazione era di 40 persone, che sono poi state trasferite negli insediamenti nelle vicinanze. Oggi, gli unici che ancora si recano nella zona sono turisti. 

Tornando, però, alla firma dell'accordo, nel corso dell'incontro odierno è intervenuto anche il primo ministro danese. «È un giorno molto importante per la nostra sicurezza», ha dichiarato Nielsen, sottolineando come l'intesa sia un vantaggio per tutti. «Non è solo un accordo su di noi, ma anche con noi. Tiene conto del popolo della Groenlandia, dei nostri diritti, dei nostri mezzi di sussistenza e dello sviluppo del nostro paese. Questa è stata una priorità chiave per noi durante tutto questo processo», ha aggiunto, evidenziando che per queste ragioni il territorio artico ha insistito per impegnarsi in un dialogo costruttivo. «La Groenlandia è importante per la sicurezza nordamericana e per la sicurezza transatlantica. E questo accordo riflette che comprendiamo la nostra responsabilità e agiamo di conseguenza. La NATO conta. Crediamo che sia fondamentale mantenere forte la NATO, anche nell'Artico, dove l'alleanza ha un ruolo chiave da svolgere. Questo accordo dovrebbe mettere a tacere ogni dubbio oggi e in futuro su dove risieda la lealtà della Groenlandia».