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In Iran si temono «almeno 12 mila morti»

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In Iran si temono «almeno 12 mila morti»
Red. Online
13.01.2026 06:22
13:53
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Un iraniano di 26 anni condannato a morte

L'uso di munizioni vere da parte delle forze di sicurezza iraniane per sedare le proteste è stato accompagnato anche da un'ondata di arresti. Secondo l'organizzazione Hengaw per i diritti umani, citata dalla BBC, un ragazzo di 26 anni, Efran Sultani, fermato giovedì scorso è già stato condannato a morte.

Secondo l'organizzazione, la famiglia sarebbe stata informata che l'esecuzione avverrà domani, sebbene non abbia ricevuto alcuna informazione sulla data del processo o sulle accuse a suo carico.

«Non abbiamo mai visto un caso procedere così rapidamente», ha dichiarato alla BBC Awyar Shekhi dell'organizzazione. «Il governo sta usando ogni tattica a sua disposizione per reprimere le persone e diffondere la paura».

12:58
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«In Iran uccise almeno 12 mila persone»

«Almeno 12'000 persone, molte under 30, sono state uccise» nelle proteste in Iran. Lo riporta Iran International, in quello che il media di opposizione basato a Londra definisce «il più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran».

Il massacro sarebbe «avvenuto in gran parte nelle notti dell'8 e 9 gennaio», viene affermato. La stima del comitato editoriale di Iran International si basa «su un'analisi esclusiva di fonti e dati medici» e la sua diffusione è stata «ritardata fino alla convergenza delle prove»: è stata fatta su un'analisi in più fasi di notizie da più fonti, «tra cui una vicina al Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale».

Un funzionario iraniano ha intanto dichiarato alla Reuters che durante le proteste in corso dal 28 dicembre e scoppiate a causa della crisi economica sono state uccise circa 2'000 persone. Egli ha attribuito la responsabilità della morte dei civili e delle forze di sicurezza ai «terroristi», riporta l'agenzia sul suo sito.

Intelligence Teheran, trovati armi e esplosivi USA

Nel frattempo l'agenzia di intelligence iraniana, citata da al-Jazeera, afferma che armi e ordigni esplosivi statunitensi sono stati sequestrati a «membri di una cellula» che li avevano nascosti in diverse case del paese.

Il ministro degli esteri Abbas Araghchi ha annunciato in precedenza che le autorità sono in possesso di registrazioni di voci provenienti dall'estero che impartivano ordini ai manifestanti. Funzionari iraniani hanno accusato gli Stati Uniti e Israele di aver inviato «agenti stranieri» nel paese per istigare alla violenza, pertanto potrebbe essere necessario ricorrere alla forza militare.

Araghchi ha dichiarato oggi ad al-Jazeera che l'Iran ha interrotto l'accesso a internet l'8 gennaio perché erano cominciate «operazioni terroristiche» durante le proteste legate inizialmente a rivendicazioni economiche. «Il governo stava dialogando con i manifestanti. Internet è stato interrotto solo quando ci siamo trovati di fronte a operazioni terroristiche e ci siamo resi conto che gli ordini provenivano dall'estero», ha affermato il ministro.

09:50
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Riattivate le telefonate internazionali in Iran

Le telefonate internazionali sono riprese in Iran dopo essere state bloccate per giorni a causa delle manifestazioni anti-governative in corso nella Repubblica Islamica. Lo constatano i media internazionali. Da venerdì era impossibile effettuare chiamate all'estero. Internet rimane invece bloccato, secondo il monitor Netblocks.

Il blocco di internet a livello nazionale è in corso da oltre 108 ore, riporta l'osservatorio della rete di giornalismo investigativo in ambito tecnologico che ha monitorato la restrizione imposta a internet da quando è entrata in vigore l'8 gennaio.

Ieri il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi aveva ammesso che la rete era bloccata nel paese, aggiungendo che i servizi internet sarebbero stati ripristinati «in coordinamento con le autorità di sicurezza», mentre varie cancellerie occidentali e l'Unione europea hanno contestato la censura oltre che la repressione delle proteste.

Secondo i dati dell'agenzia degli attivisti iraniani dei diritti umani Hrana, aggiornati a ieri sera, sono in tutto 646 le persone che sono rimaste uccise durante le manifestazioni, tra cui nove minorenni e 133 membri delle forze dell'ordine ma 579 segnalazioni di decessi sono ancora in fase di revisione, anche a causa del blocco imposto sulla rete.

Ieri sera la Reuters riferiva comunque, citando tre persone all'interno del paese, che il servizio Internet satellitare Starlink di Elon Musk funziona ancora in alcune zone dell'Iran. Una delle fonti, nell'Iran occidentale, ha affermato di conoscere decine di persone che utilizzano Starlink e che gli utenti nelle città di confine in gran parte non sono stati interessati dal problema.

06:22
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Il punto alle 6

Il presidente americano Donald Trump sta valutando diverse opzioni diplomatiche con l'Iran, pur considerando al contempo la possibilità di un attacco militare per dissuadere i leader iraniani dall'uccidere altri manifestanti. Il Pentagono, scrive il New York Times, sta presentando a Trump una gamma di opzioni di attacco più ampia di quanto precedentemente riportato.

Tra i possibili obiettivi figurano il programma nucleare iraniano, con azioni che andrebbero oltre i raid aerei statunitensi che lo hanno colpito a giugno, e i siti di lancio di missili balistici, secondo un funzionario statunitense. Tuttavia, le opzioni più probabili, secondo la stessa fonte, sarebbero un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interno iraniano, che sta usando la forza letale contro i manifestanti. Qualsiasi attacco è comunque previsto tra diversi giorni e potrebbe provocare una forte rappresaglia da parte dell'Iran. Trump dovrebbe essere informato sulle diverse opzioni oggi.

Il Dipartimento di Stato americano e l'Ambasciata virtuale di Teheran hanno emesso un avviso urgente ai cittadini statunitensi in Iran, invitandoli a «partire immediatamente», a causa dell'intensificarsi delle proteste in tutto il Paese, delle violenze e del blocco di internet.

L'avviso è stato diffuso lunedì, mentre l'Iran entrava nella terza settimana di manifestazioni antigovernative, con centinaia di morti e migliaia di arresti, secondo quanto riportato da gruppi per i diritti umani e organi di stampa.