In Medio Oriente una «crisi sanitaria in tempo reale»

È necessario un cessate il fuoco in Medio Oriente, perché è in corso una «crisi sanitaria in tempo reale». È l’allarme lanciato dalla dottoressa Hanan Balkhy, direttrice regionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il Mediterraneo orientale.
Citata dal Guardian, Balkhy ha sottolineato che gli ospedali e le altre strutture sanitarie devono essere considerati «rifugi sicuri», aggiungendo che i funzionari dell’OMS stanno aggiornando le linee guida per prepararsi a eventuali bombardamenti su siti nucleari o sugli impianti di desalinizzazione dell'acqua. Uno scenario del genere sarebbe «un disastro» per la regione, la quale comprende 22 Paesi e territori, tra cui l'Iran, gli Stati del Golfo, la Striscia di Gaza, l'Afghanistan e il Pakistan.
Secondo la direttrice regionale dell’OMS, «la situazione è piuttosto difficile da tempo, ma quello a cui stiamo assistendo oggi è una vera e propria crisi sanitaria regionale che si sta sviluppando in tempo reale in diverse parti di questa regione. Non si tratta solo di vite umane perse. Si tratta di un collasso dell'accesso all'assistenza sanitaria sotto moltissimi aspetti, ben oltre ciò che avremmo potuto immaginare».
La guerra scatenata da Stati Uniti e Israele in Medio Oriente ha già causato la morte di migliaia di civili in Libano, Iran, Israele, Cisgiordania e in diversi Stati arabi del Golfo. Inoltre, le persone affette da malattie croniche hanno dovuto interrompere le cure causa della chiusura degli ospedali e «dello sradicamento e dello sfollamento», con «3,2 milioni di sfollati dalle proprie case in Iran e oltre un milione in Libano in meno di un mese», ha riferito Balkhy al Guardian, evidenziando che i danni causati dai conflitti nella regione si protrarranno per lungo tempo, anche dopo la fine della guerra. Dall'inizio del conflitto, l'OMS ha verificato decine di attacchi contro strutture sanitarie in Libano, Iran e Israele.
La dottoressa non ha poi nascosto la sua preoccupazione per possibili attacchi sui siti nucleari e per le ripercussioni sulla salute derivanti dalla mancanza d'acqua qualora gli impianti di desalinizzazione venissero ulteriormente presi di mira, come minacciato dal regime iraniano. Lo scenario peggiore lascerebbe un gran numero di persone nei Paesi del Golfo senza acqua. Inoltre, l'acqua piovana potrebbe trasportare sostanze contaminanti provenienti da attacchi a siti petroliferi o impianti nucleari nelle falde acquifere sotterranee.
Balkhy ha quindi esortato le parti coinvolte nel conflitto a non colpire le strutture sanitarie e gli ospedali: «Stiamo assistendo a uno sviluppo molto pericoloso e l'unica soluzione per noi in questo momento è una significativa de-escalation o una tregua».
