Russia-Cina

In Ucraina l'incubo di una guerra senza fine, e Putin ritrova il suo «caro amico» Xi Jinping

I due leader sembrano più vicini che mai e intenzionati a rafforzare ulteriormente i legami tra Mosca e Pechino: intanto Putin è sotto pressione per le crescenti difficoltà in Ucraina e la situazione economica in Russia
©Maxim Shemetov / POOL
Michele Montanari
20.05.2026 12:00

Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato in Cina. Accolto come di consueto in pompa magna, con il tappeto rosso davanti alla Grande sala del popolo di Pechino. La banda militare ha suonato gli inni di entrambi i Paesi e uno schieramento di bambini lo ha celebrato con bandiere russe e fiori. Un arrivo trionfale, quello del presidente russo, che stride con le immagini della parata sottotono dello scorso 9 maggio sulla Piazza Rossa a Mosca, senza mezzi militari.

La Russia sta facendo fatica in Ucraina. E lo sa bene pure il leader cinese Xi Jinping, impegnato in queste ore proprio con Putin, dopo l’incontro di settimana scorsa con il presidente americano Donald Trump. In quella occasione, Xi Jinping avrebbe persino affermato che il capo del Cremlino un giorno potrebbe pentirsi di aver invaso l'ex Repubblica sovietica. E le notizie che arrivano in questi giorni dal campo di battaglia sembrano dargli ragione.

«Relazioni senza precedenti»

La Russia, tuttavia, è tutt’altro che distante dalla Cina, mantenendo - nonostante le sanzioni internazionali - il suo ruolo di fornitore «affidabile» di risorse energetiche. Lo ha dichiarato lo stesso presidente russo, citato dalla Tass, durante i colloqui bilaterali di Pechino: «Sullo sfondo della crisi in Medio Oriente, la Russia continua a mantenere il ruolo di fornitore affidabile di risorse, mentre la Cina quello di consumatore responsabile di tali risorse», ha affermato Putin, sostenendo che le relazioni tra Mosca e Pechino «oggi sono a livelli senza precedenti e costituiscono un esempio di partenariato e cooperazione strategica realmente globali».

La crisi innescata da Trump nel Golfo Persico ha interrotto le forniture di petrolio e gas destinati alla Cina e Mosca si è quindi proposta come alternativa affidabile. La nuova deroga delle sanzioni decisa da Washington, in quest'ottica, fa il gioco del Cremlino. La Russia, infatti, spera di sfruttare il conflitto in Medio Oriente per rafforzare i legami commerciali con il Paese del Dragone. A tal proposito, Ivan Timofeev, direttore generale del Consiglio russo per gli affari internazionali, ha affermato che il conflitto in Medio Oriente sta dimostrando come la Russia potrebbe «mitigare per la Cina i rischi associati alla logistica e al Golfo Persico. La Russia conserva un ruolo strategico cruciale per la Cina in caso di un'escalation di questo tipo», ha dichiarato Timofeev venerdì scorso durante una conferenza stampa a Mosca.

Dal canto suo, Xi Jinping, durante il discorso di apertura del vertice tra i due Paesi, ha evidenziato che «grazie alla fedeltà incrollabile e al coraggio dimostrato in tempi difficili, Cina e Russia sono riuscite a raggiungere un livello così elevato nelle loro relazioni». Putin ha pure invitato il suo omologo cinese a recarsi in Russia il prossimo anno. «Naturalmente, caro amico, la invitiamo a recarsi in visita nella Federazione Russa», ha detto lo «zar», assicurando che le due superpotenze continueranno ad applicare il regime di esenzione dal visto: «I legami umanitari si stanno sviluppando attivamente», ha osservato il capo del Cremlino, aggiungendo: «Dopo gli anni della cultura, conclusi con successo, è ora il turno degli anni della cooperazione nel settore dell'istruzione. Questo è già il decimo progetto tematico interstatale incrociato».

E ancora: «Un ulteriore stimolo per l'intensificazione dei contatti umanitari è stata l'introduzione, su vostra iniziativa, caro amico, del regime di esenzione dal visto su base reciproca per i cittadini dei nostri Paesi. Continueremo senza dubbio questa pratica», ha annunciato Putin rivolgendosi a Xi Jinping.  Secondo il leader russo, le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli senza precedenti, rappresentando un esempio di «partenariato e cooperazione globali». Il presidente russo ha più volte definito il leader di Pechino un «caro amico», citando pure un proverbio cinese: «Non ci vediamo da un giorno, eppure sembra siano passati tre autunni». 

Stando all'agenzia cinese Xinhua, i due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta volta a rafforzare ulteriormente il coordinamento strategico globale e ad approfondire i rapporti di buon vicinato e la cooperazione amichevole tra i due Paesi. Il South China Morning Post, riferisce inoltre accordi in materia di cooperazione commerciale e tecnologica, energia, innovazione, cooperazione nel settore dei media e dell'informazione e cooperazione in materia di protezione della proprietà intellettuale. Xi Jinping ha quindi sottolineato l'aumento di quasi il 20% degli scambi commerciali bilaterali con la Russia nei primi quattro mesi del 2026. Secondo il leader cinese, negli ultimi tre anni gli scambi commerciali bilaterali hanno superato i 200 miliardi di dollari.

In Ucraina l'incubo di una guerra senza fine

Per quanto concerne il conflitto in Ucraina, tuttavia, Mosca appare sempre più vulnerabile, specialmente a causa dei droni ipertecnologici di Kiev. L’economia russa è sotto forte pressione e la popolazione appare stanca di quella che si palesa ormai come una guerra inutile e senza fine, evidenzia il New York Times.

Putin sperava di sfondare le linee del fronte nel 2026, grazie alla superiorità numerica del suo esercito, conquistando le regioni contese nel Donbass. Non è andata così. Nelle ultime settimane è stata l'Ucraina a mettere a segno migliori riusltati sul campo di battaglia, infliggendo inoltre ingenti danni alle raffinerie russe. Lungo le linee del fronte, Kiev ha creato una «zona di fuoco» di 10-15 chilometri che di fatto blocca i soldati nemici, costantemente sotto l'attacco dei droni. I velivoli ucraini colpiscono ormai regolarmente il territorio russo, prendendo di mira aeroporti militari, fabbriche, infrastrutture energetiche, depositi di munizioni e snodi logistici. La capacità dei droni ucraini di raggiungere Mosca, sottolinea la CNN, ha pure spinto Putin a pretendere un cessate il fuoco temporaneo durante le commemorazioni del Giorno della Vittoria sul nazifascismo, per consentire lo svolgimento della parata senza minacce. Gli analisti militari occidentali stimano che le perdite russe possano arrivare sino a 40 mila tra morti e feriti al mese. Il numero totale di perdite russe dall'inizio dell'invasione è oggi ampiamente stimato ben oltre il milione e supera la capacità della Russia di rimpiazzarle.

Putin sotto pressione ritrova la Cina

La pressione a cui è sottoposto Putin sta diventando palpabile anche all'interno della Russia stessa. Nei giorni scorsi, evidenzia ancora la CNN, persino un membro del parlamento russo ha pubblicamente avvertito che l'economia del Paese potrebbe non essere in grado di sostenere una guerra prolungata a tempo indeterminato, citando le crescenti spese per la difesa e l'inflazione. Lo stesso Putin ha recentemente e insapettatamente affermato che la guerra potrebbe «volgere al termine».

Nonostante le difficoltà, il leader russo in Cina sembra aver ritrovato l'alleato di sempre. All'inizio del 2022, poche settimane prima dell'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe di Mosca, Russia e Cina avevano annunciato un partenariato strategico «senza limiti». La Russia oggi è frotemente dipendente da Pechino per quanto riguarda le importazioni di svariati prodotti e la vendita di fonti energetiche. Non solo. Lo scorso anno, entrambi i Paesi hanno introdotto misure di apertura, consentendo ai propri cittadini di viaggiare senza visto. Centinaia di migliaia di russi hanno visitato l'isola cinese di Hainan nel 2025, secondo l'Associazione degli operatori turistici russi, e il numero ha continuato a crescere nel 2027. A Mosca le scuole che includono il mandarino nel programma di studi hanno registrato un numero di iscrizioni superiore alla disponibilità di studenti, mentre le autostrade delle città russe sono ormai intasate da auto di fabbricazione cinese. Citato dal NYT, Kirill V. Babaev, direttore dell'Istituto di Cina e Asia contemporanea presso l'Accademia russa delle scienze, ha affermato: «Le relazioni bilaterali continuano a prosperare e i russi nutrono ancora un atteggiamento molto positivo e curioso nei confronti della Cina. Sorprendentemente, il conflitto in Iran ha reso la Cina ancora più vicina ai russi, che si sono rivolti alle località turistiche cinesi anziché al Medio Oriente».

Babaev ha inoltre sottolineato che le aziende cinesi e russe hanno trovato il modo di effettuare pagamenti aggirando le sanzioni occidentali: «Una transazione da una banca russa sanzionata a un conto in Cina ora richiede meno di mezz'ora». Il conflitto in Medio Oriente potrebbe pure spingere i due Paesi a realizzare un nuovo importante gasdotto, noto come Power of Siberia 2, che collegherebbe i siti di estrazione siberiani con la Cina nord-occidentale attraverso la Mongolia. Un progetto, questo, da tempo nei pensieri di Mosca, ma frenato da Pechino. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto sapere che i due Paesi hanno raggiunto «un'intesa generale sui principali parametri» del progetto per il gasdotto, lasciando intendere che un accordo preciso non è stato ancora firmato.

Secondo la Reuters, che cita tre agenzie di intelligence europee, le forze armate di Pechino avrebbero pure addestrato segretamente circa 200 militari russi in Cina alla fine dello scorso anno, poi tornati a combattere in Ucraina. La formazione militare sarebbe stata incentrata prevalentemente sull'uso dei droni. Sebbene i due Paesi abbiano condotto numerose esercitazioni congiunte dall'invasione su vasta scala del febbraio 2022, la Cina ha sempre affermato di essere neutrale rispetto al conflitto, presentandosi come un possibile mediatore di pace. 

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