Il caso

Inghilterra-Argentina e quelle tensioni mai spente per le isole Falkland/Malvinas

La partita di questa sera riporta sotto i riflettori la rivalità tra i due Paesi che, nel 1982, combatterono per il controllo del remoto arcipelago nel sud dell'oceano Atlantico, che gli argentini ancora oggi rivendicano
©STR
Red. Online
15.07.2026 19:30

Quella che avrà luogo tra pochissime ore tra Inghilterra e Argentina è una sfida che va oltre lo sport. Nonostante gli anni passino, la tensione tra i due Paesi rimane infatti più viva che mai. Il motivo? La guerra delle isole Falkland/Malvinas. Un arcipelago remoto, nel sud dell'oceano Atlantico, al centro di un conflitto combattuto nel 1982 e conclusosi con la resa dell'Argentina che, tuttavia, ancora oggi rivendica le isole come parte del suo territorio. Ma da dove ha avuto origine questa guerra? Proviamo a fare chiarezza. 

La storia delle isole Falkland (nome usato dai britannici) o Malvinas (nome usato dagli argentini) è sempre stata piuttosto turbolenta. L'arcipelago è stato per secoli oggetto di contesa. In un primo momento, quello che è attualmente il territorio britannico delle Falkland comprendeva anche gli arcipelaghi – ancor più remoti – della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich australi. Territori che, dal 1938, sono stati separati dalle Falkland, pur essendo sotto il controllo del Regno Unito. 

Come detto, tuttavia, l'arcipelago delle Falkland/Malvinas è sempre stato fortemente conteso. In primo luogo, per cause legate alla scoperta delle isole, ma non solo. Sulle Falkland, infatti, prima della guerra, si stabilirono insediamenti britannici e argentini, ma anche francesi e spagnoli. Fu proprio il Regno Unito, tuttavia, a impiantarsi in maniera stabile sull'arcipelago, dopo la fondazione dell'avamposto di Port Egmont nel 1765. Ciononostante, l'Argentina pretendeva di avere il controllo delle isole, a causa della vicinanza tra i territori. Le Falkland – o Malvinas, per gli argentini – si trovano infatti a circa 500 chilometri dalle coste sudamericane. 

Dopo una serie di tensioni e provocazioni, quindi, nel 1982, scoppiò ufficialmente la guerra. Complice il tentativo del governo argentino, in quegli anni, di distogliere l'attenzione dalla grave crisi economica che aveva colpito il Paese. Ufficialmente, la guerra durò due mesi: da aprile a giugno. Gli scontri ebbero luogo tra due destre: da un lato, quella del regime militare argentino, guidato da Leopoldo Galtieri, e dall'altro quella della prima ministra britannica conservatrice Margaret Thatcher. Come ricordano gli storici, in quegli anni la leader politica stava cercando di rilanciare il nazionalismo britannico, motivo per cui la guerra delle Falkland fu l'occasione perfetta per permetterle di rafforzare il proprio potere. 

Nei 74 giorni di guerra, morirono 649 militari argentini e 255 militari britannici e 3 civili falklandesi. L'Argentina, che aveva soldati meno addestrati e mezzi militari meno potenti, fu particolarmente colpita. I combattimenti ebbero luogo nel bel mezzo della Guerra Fredda. In un primo momento, le acque attorno alle isole si riempirono di navi, mentre numerosi mezzi militari sbarcarono sulla terraferma, insieme ai soldati. Solo in un secondo momento, iniziarono i bombardamenti. Dopo un mese di guerra, il Regno Unito riprese il controllo della Georgia del Sud e, nel giro di pochissimo tempo, fu chiaro che a trionfare sarebbero stati proprio i britannici. A fine maggio, l'esercito avviò quella che passò alla storia come «operazione Sutton»: un'importante offensiva che costrinse gli argentini a ritirarsi dalla zona di San Carlos, nella parte occidentale dell'arcipelago. La guerra terminò un paio di settimane dopo, con l'assalto finale dell'esercito britannico a Stanley, ancora oggi capitale delle Falkland. Il 14 giugno del 1982, dopo poco più di due mesi di conflitto, l'Argentina si arrese e i suoi soldati abbandonarono le isole. 

Da quel momento, tuttavia, gli argentini non si sono mai «arresi» e, ancora oggi, a più di quarant'anni di distanza dalla guerra, rivendicano il possesso delle loro «Malvinas». Proprio per questo motivo, le tensioni tra Regno Unito e Argentina sono ancora accese, per non dire accesissime. E occasioni come l'imminente partita al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta non fanno che riportarle a galla. 

Ieri, alla vigilia del match, la Federazione argentina dei veterani della guerra delle Malvinas ha rivolto un messaggio ai tifosi e ai media, invitando a non trasformare la sfida in una rivincita del 1982. «Lo sport non è una guerra, non è una rivincita: è solo una partita», si legge nella nota, in cui viene sottolineato anche che la disputa sulla sovranità delle isole deve continuare a essere perseguita «con la diplomazia, la verità storica e il reclamo pacifico», senza «xenofobia né odio», pur mantenendo vivo il ricordo dei 649 militari argentini morti nel conflitto. 

Nelle scorse ore, invece, si sono accese le polemiche per il testo di una canzone che i giocatori dell'Argentina hanno intonato negli spogliatoi ai Mondiali dopo la vittoria sulla Svizzera e che hanno determinato le polemiche di alcuni media in Inghilterra. «Per las Malvinas, per Diego, per l'ultima di Leo», hanno cantato i giocatori. Una frase che, neanche a dirlo, non è passata inosservata. «L'Argentina non ha perso tempo a sfoderare il suo disprezzo prima dello scontro, tornando a cantare per le Isole Falkland nel suo spogliatoio», si è affrettato a sottolineare il Daily Mirror. 

Oggi, le isole Falkland continuano a essere amministrate dal Regno Unito. La capitale, Stanley, è la casa di poco più di 2.000 persone. In totale, sull'arcipelago, secondo i dati aggiornati lo scorso anno, vivono 3.470 persone. 

Scegli il miglior giocatore di ogni partita e vinci fantastici premi ogni giorno. Partecipa ora al gioco dei mondiali del Corriere del Ticino!

In questo articolo: