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Iran attacca in Giordania, asse USA-Arabia risponde in Iraq

Missili iraniani sono stati lanciati contro le basi USA in Giordania, ma sono stati intercettati senza danni significativi – Gli USA hanno lanciato per la prima volta insieme all'Arabia Saudita azioni coordinate contro milizie sostenute dall'Iran in Iraq – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Iran attacca in Giordania, asse USA-Arabia risponde in Iraq
Red. Online
29.07.2026 06:36
22:43
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Riad al lavoro per costruire coalizione a difesa Mar Rosso dagli Houthi

L'Arabia Saudita sta cercando di costruire una coalizione internazionale per proteggere le navi mercantili nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi: lo riporta Al Monitor.

La composizione della coalizione non è ancora stata definita ed è tuttora oggetto di discussione con decine di Paesi. Al Monitor sostiene che circa 50 Paesi sono stati invitati a aderire.

21:13
21:13
Il punto delle 21.00

Al terzo giorno di tregua, dopo che Donald Trump aveva assicurato che c'erano «buone interlocuzioni» con Teheran, a sorpresa sono partiti missili iraniani diretti alle basi USA in Giordania, tutti intercettati senza che danni significativi.

Colpite anche tre petroliere che attraversavano lo Stretto di Hormuz lungo una rotta ritenuta non autorizzata. Poco dopo è arrivata la risposta degli Stati Uniti che hanno lanciato, per la prima volta insieme all'Arabia Saudita, azioni coordinate contro milizie sostenute dall'Iran in Iraq, presentandole come rappresaglia all'attacco missilistico e alla precedente ondata di droni contro impianti petroliferi di Riad, attribuiti a gruppi filo-iraniani.

È una nuova, pericolosa fiammata del conflitto, che ora rischia di allargarsi ulteriormente nella regione, dopo che ormai il memorandum USA-Iran sembra diventato carta straccia. Con il presidente americano che promette ora «di colpire con forza» Teheran, i proxy iraniani che minacciano vendetta e l'Iraq che rischia di essere coinvolto nella guerra, insieme all'Arabia Saudita.

E con Mosca e Pechino sempre più attivi dietro le quinte nel sostenere in vari modi la Repubblica islamica, che dovrebbe ricevere entro poche settimane la prima fornitura di un massimo di 400 lanciamissili antiaerei portatili di fabbricazione cinese per rafforzare le proprie difese aeree. Senza contare le schegge imprevedibili, come il drone di provenienza per ora ignota che ha colpito nel terminal di gnl egiziano di Damietta un impianto off shore di proprietà statunitense, della Energos Winter, provocando un incendio che si è poi propagato a un'altra imbarcazione, la Gaslog Salem, senza causare feriti.

Difficile capire perché gli ayatollah abbiano deciso di far saltare il tavolo dei negoziati gonfiando i muscoli, forse un tentativo di mostrare che il commander in chief non può piegare il regime o di allargare un conflitto che tutti i Paesi del Golfo vorrebbero cessasse.

I Pasdaran hanno rivendicato il lancio di diversi missili balistici contro installazioni militari statunitensi in Giordania. L'esercito di Amman ha dichiarato di averne abbattuti cinque. Immediata la risposta Usa, ma la novità è che Riad si è unita ufficialmente per la prima volta ai raid americani in Iraq, dove sono stati uccisi 20 militanti di gruppi sciiti pro Teheran, di cui cinque consiglieri militari iraniani, e ne sono rimasti feriti altri 32.

Una potente coalizione di formazioni armate filo-iraniane ha avvertito che la sua risposta «è inevitabile e potrebbe colpire i suoi asset in Arabia Saudita». Così Riad, che per cinque mesi ha cercato di evitare di essere trascinata in un conflitto regionale, ora sembra stretta in una morsa, costretta a difendersi su tre fronti: l'Iran, i suoi alleati in Iraq e nello Yemen.

Rischia di finire nel frullatore della guerra anche Baghdad. Il governo iracheno ha convocato una riunione d'emergenza, invitando tutte le parti a evitare un'ulteriore escalation e ribadendo la volontà di mantenere il Paese fuori dai conflitti regionali, mentre la presidenza irachena ha definito gli attacchi «una flagrante violazione della sovranità nazionale», pur chiedendo anche la fine dei raid delle milizie contro i Paesi vicini. Ma Trump ha sostenuto che l'operazione era stata coordinata con il governo di Baghdad.

Cresce la tensione anche nel Mar Rosso, dove i ribelli Houthi, alleati dell'Iran, dopo aver annunciato il blocco delle esportazioni petrolifere saudite, starebbero valutando l'introduzione di tariffe per le navi commerciali che attraversano l'area. Intanto Teheran ha respinto come «irragionevole» la proposta dell'Oman che, sostenuto dagli altri Paesi del Golfo, suggeriva una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz con un sistema di tariffe volontarie.

In questa nuova escalation il prezzo del petrolio è balzato di oltre il 7% (il Brent ha superato i 90 dollari al barile), cancellando il calo registrato nei giorni precedenti dopo la sospensione dei bombardamenti decisa da Trump.

19:21
19:21
Netanyahu da Trump con mappa della Siria e delle aree controllate da Turchia

Benjamin Netanyhau ha espresso a Donald Trump il suo scetticismo sulla possibilità di un accordo con l'Iran e ha chiarito con il presidente americano che se Israele sarà attaccato, la risposta sarà immediata e potente.

A ricostruire i 90 minuti di colloquio alla Casa Bianca fra il premier israeliano e il presidente è Axios, secondo il quale Netanyahu ha presentato a Trump una mappa della Siria da cui emerge che le aree controllate dalla Turchia «sono 50 volte più grandi» di quelle occupate da Israele.

I due leader «hanno discusso a lungo e con grande franchezza di tutte le opzioni» per l'Iran, «non per cercare di promuoverne una rispetto alle altre, ma per valutare quale sarebbe il risultato migliore in ciascun caso», ha spiegato un funzionario israeliano ad Axios, riferendo che Trump ha espresso preoccupazione sull'impatto della guerra sui mercati dell'energia e sull'economia globale.

17:32
17:32
Nuove sanzioni USA legate all'Iran, nel mirino 8 petroliere

Nuovo round di sanzioni americane legate all'Iran. Nel mirino sono finite otto petroliere e 10 entità, di cui sei con sede in Cina. «Stiamo adottando ulteriori misure contro i disperati tentativi del regime iraniano di monetizzare lo Stretto di Hormuz e sostenere l'economia del paese», afferma il Tesoro.

«Con un'economia in caduta libera e un'inflazione a tre cifre, il regime iraniano ha disperato bisogno di liquidità. Gli Stati Uniti non permetteranno all'Iran di tenere in ostaggio il commercio globale e usare la navigazione internazionale per finanziare il terrorismo e la repressione» del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, ha messo in evidenza il segretario al Tesoro Scott Bessent.

17:13
17:13
Raid USA-Arabia Saudita in Iraq, 5 iraniani tra le 20 vittime

Gli attacchi statunitensi e sauditi che hanno preso di mira le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi), un'alleanza di gruppi armati iracheni che comprende anche fazioni filoiraniane, hanno ucciso cinque consiglieri militari iraniani tra le 20 vittime finora accertate. Lo hanno riferito all'agenzia AFP due fonti interne all'alleanza.

Secondo le stesse fonti, i cinque iraniani sono stati uccisi in un attacco nella provincia centrale di Diyala. Giornalisti dell'agenzia hanno riferito di aver visto bare avvolte nelle bandiere iraniane durante i funerali organizzati dalle Forze di Mobilitazione Popolare a Baghdad.

15:50
15:50
L'Iraq condanna i raid di USA e Arabia Saudita: «Violata la sovranità»

La presidenza irachena ha condannato gli attacchi statunitensi e sauditi contro le Forze di mobilitazione popolare, o Hashed al-Shaabi, alleanza armata irachena che comprende potenti fazioni filo-iraniane.

La presidenza, senza nominare esplicitamente Stati Uniti e Arabia Saudita, ha dichiarato di «condannare i bombardamenti contro le basi di Hashed al-Shaabi, considerandoli un attacco inaccettabile e una palese violazione della sovranità irachena, che ha preso di mira le sue istituzioni ufficiali». Ha inoltre affermato di respingere l'uso del territorio iracheno per lanciare attacchi contro i paesi vicini.

Secondo quanto dichiarato dal presidente statunitense Donald Trump in un'intervista a FOX gli attacchi americani e sauditi erano coordinati con il governo dell'Iraq.

Anche il ministero degli esteri iraniano, in una dichiarazione, ha «condannato fermamente gli attacchi condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita contro alcune località in Iraq dove si trovano strutture ed edifici delle istituzioni statali irachene, nonché punti di distribuzione di cibo e acqua per i pellegrini».

«Gli attacchi rappresentano una chiara aggressione alla sovranità nazionale e all'integrità territoriale dell'Iraq e una violazione del Capitolo 10 della Convenzione delle Nazioni Unite», si legge nella dichiarazione, riportata dalla televisione di Stato.

«Gli attacchi sono stati lanciati in linea con le ambizioni degli Stati Uniti e del regime sionista di espandere la portata della guerra e del conflitto nella regione dell'Asia occidentale», aggiunge la dichiarazione, sottolineando che «l'Iran esprime pieno sostegno al governo e al popolo iracheno e considera gli Stati Uniti e i loro complici nella regione responsabili delle pericolose conseguenze di tali azioni criminali, disumane e provocatorie».

15:50
15:50
Petrolio e gas continuano a crescere, il Brent oltre gli 88 dollari

Allunga ancora il passo il petrolio in scia al riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente. Il WTI sale del 4,4% e tocca gli 83 dollari mentre il Brent guadagna il 4,6% e oltrepassa gli 88 dollari al barile.

Anche il gas continua a crescere ed è orientato verso i 60 euro al megawattora. I contratti TTF ad Amsterdam registrano un rialzo del 3,5%.

15:02
15:02
L'ira di Trump per i raid iraniani in Giordania: «Colpiremo duro»

«Colpiremo l'Iran duramente» in risposta ai loro raid contro target americani in Giordania. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'intervista a FOX

«Colpiremo duramente. Le prenderanno di santa ragione», ha detto parlando di un attacco a sorpresa contro le forze americane che si sono ritrovate a dover reagire nell'arco di pochi minuti e abbattere i missili iraniani. Il presidente ha riferito a FOX di aver visto il video dell'operazione.

14:00
14:00
Yemen: «Gli Houthi intendono imporre pedaggi nel Mar Rosso»

I ribelli Houthi intendono imporre pedaggi per il transito nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandeb. Lo ha detto un ministro del governo yemenita, riconosciuto dalla comunità internazionale, all'AFP.

Si tratta di «una pericolosa escalation volta a trasformare uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo in una fonte permanente di finanziamento per le attività militari e terroristiche della milizia», ha allertato il ministro dell'informazione Moammar al-Eryani.

12:29
12:29
«L'Iran respinge la proposta dell'Oman sulla gestione congiunta di Hormuz»

L'Iran ha respinto una proposta per una divisione equa del controllo dello Stretto di Hormuz, mettendo a repentaglio le speranze che Teheran e Washington riprendano rapidamente i negoziati per porre fine alla guerra. Lo scrive il «Wall Street Journal».

L'Oman, che si trova di fronte all'Iran, sull'altro lato dello Stretto, ha proposto un piano temporaneo per stabilire canali di controllo equamente divisi, ma Teheran ha preteso ieri di ottenere la parte del leone di questa via navigabile cruciale per il flusso mondiale di petrolio, secondo quanto affermato da uno dei suoi massimi diplomatici.

Il controllo dello Stretto di Hormuz, scrive l'AFP, rimane un ostacolo a qualsiasi soluzione pacifica della guerra in Medio Oriente e l'Iran insiste nel gestire da sola il corridoio. Le Guardie Rivoluzionarie hanno fermato le navi che tentavano di transitare la rotta commerciale, affermando oggi di aver colpito tre petroliere «che hanno ignorato i nostri avvertimenti e hanno continuato a navigare su una rotta pericolosa e illegale».

Teheran aveva dichiarato all'inizio di questa settimana di aver avuto colloqui con l'Oman su «principi comuni e meccanismi operativi» per garantire il passaggio sicuro delle navi.

A giugno Mascate e Teheran avevano affermato che avrebbero discusso l'imposizione di tariffe di servizio nel canale navigabile, una mossa a cui Washington si oppone. Ma l'Oman ha anche irritato l'Iran dopo aver affermato che le navi potevano transitare nello Stretto di Hormuz attraverso le sue acque, e Teheran ha risposto attaccando le navi.

10:47
10:47
USA: «Attacchi di precisione in Iraq contro terroristi legati all'Iran»

Gli USA e l'Arabia Saudita han condotto "attacchi di precisione in Iraq" "contro terroristi legati all'Iran che il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica aveva incaricato di colpire le forze americane ed infrastrutture energetiche saudite". Almeno 20 i morti.

In una nota il Comando centrale militare americano (Centcom) riferisce che "caccia statunitensi e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e depositi di armi dei terroristi nell'Iraq orientale, in una decisa risposta a oltre 30 attacchi con droni aerei orchestrati dai pasdaran nelle ultime 72 ore. Gli attacchi ingiustificati contro le forze americane non hanno avuto successo".

La nota del Centcom precisa poi che "tra il mese di febbraio e quello di aprile del 2026 si sono verificati oltre 600 tentativi di attacco contro cittadini e strutture statunitensi da parte di milizie terroristiche legate all'Iran in Iraq".

Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica e i suoi gruppi terroristici affiliati "devono porre fine a questi attacchi per evitare ulteriori risposte militari da parte degli Stati Uniti", conclude la nota.

Da parte sua il portavoce del ministero della difesa saudita, Turki al-Maliki, ha dichiarato che "la difesa aerea ha intercettato e distrutto diversi droni che tentavano di colpire impianti petroliferi", aggiungendo che "questi ultimi tentativi terroristici sono stati lanciati dal territorio iracheno e condotti da milizie terroristiche legate all'Iran".

Riad aveva già segnalato attacchi simili ieri, invitando l'Iraq a impedire che il suo territorio venga utilizzato per lanciare operazioni contro il regno. Mentre il governo iracheno ha annunciato l'apertura di un'indagine, la "Resistenza islamica in Iraq", che comprende gruppi armati filo-iraniani, ha negato qualsiasi coinvolgimento in attacchi contro l'Arabia Saudita.

Secondo la Forza di mobilitazione popolare (PMF), alleanza di ex paramilitari ora integrata nell'esercito iracheno la quale comprende gruppi filo-iraniani che operano ancora in modo autonomo, nei raid aerei statunitensi e sauditi contro le proprie basi in sette province almeno 20 combattenti "sono stati martirizzati e altri 32 feriti, secondo un bilancio preliminare".

09:44
09:44
«L'Iran riceverà 400 lanciamissili antiaerei cinesi»

L'Iran dovrebbe ricevere entro poche settimane la prima fornitura di un massimo di 400 lanciamissili antiaerei portatili di fabbricazione cinese. È quanto si legge sul sito della Reuters, che cita tre fonti a conoscenza dell'accordo.

L'acquisto, del valore di 60-70 milioni di dollari, rappresenta uno dei maggiori sforzi noti compiuti da Teheran per rafforzare le proprie difese aeree a corto raggio dall'inizio della guerra con Stati Uniti e Israele.

06:41
06:41
«Morti e feriti nei raid di USA e Arabia»

I raid aerei statunitensi e sauditi in Iraq hanno causato diversi morti e feriti, ha annunciato oggi la Forza di mobilitazione popolare (Pmf), ex coalizione paramilitare ora integrata nell'esercito iracheno. «Questa mattina diverse sedi ufficiali della Pmf in varie regioni dell'Iraq sono state prese di mira da vili attacchi terroristici lanciati dalle forze statunitensi e saudite. Questi attacchi hanno provocato il martirio di diversi membri del personale e il ferimento di altri, oltre a danni materiali a diversi edifici e proprietà», ha dichiarato in un comunicato la Pmf, i cui elementi filoiraniani operano ancora in modo autonomo.

06:36
06:36
Il punto alle 6.30

Il Centcom e le Forze Armate dell'Arabia Saudita hanno condotto «attacchi di precisione in Iraq», martedì 28 luglio, «contro terroristi legati all'Iran che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) aveva incaricato di colpire le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite». In una nota, il Centcom riferisce che «caccia USA e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e depositi di armi dei terroristi nell'Iraq orientale, in una decisa risposta a oltre 30 attacchi con droni aerei orchestrati dai pasdaran nelle ultime 72 ore. Gli attacchi ingiustificati contro le forze USA non hanno avuto successo». La nota del Comando centrale militare USA, inoltre, precisa che «tra il mese di febbraio e quello di aprile del 2026, si sono verificati oltre 600 tentativi di attacco contro cittadini e strutture statunitensi da parte di milizie terroristiche legate all'Iran in Iraq». Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e i suoi gruppi terroristici affiliati «devono porre fine a questi attacchi per evitare ulteriori risposte militari da parte degli Stati Uniti», conclude la nota.

Il Comando centrale degli Stati Uniti ha confermato che le forze del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno lanciato diversi missili balistici dall'Iran nel tentativo di un «attacco a sorpresa» contro le forze statunitensi di stanza in Medioriente. «Tutti i missili iraniani sono stati intercettati con successo. Le forze statunitensi rimangono vigili e in stato di massima allerta», si legge in un post su X. I pasdaran hanno rivendicato l'attacco missilistico contro una base aerea statunitense in Giordania. «I coraggiosi guerrieri della Forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione hanno attaccato la base aerea e il Comando Centrale dell'esercito statunitense in Giordania con diversi missili balistici», si legge in una dichiarazione pubblicata dai media statali iraniani.

Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) ha annunciato oggi di aver colpito tre petroliere che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim. «Alcune ore fa tre petroliere, che avevano ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi», hanno dichiarato le forze navali dell'Irgc citate dalla Tasnim.

«È stato fantastico. È stato uno dei migliori incontri che abbiamo avuto». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, parlando dell'incontro con il presidente Donald Trump a Fox News, ha detto che «i nostri critici, che stavano cercando di trovare crepe nella nostra alleanza, hanno trovato un muro di granito». «E sapete perché? Il presidente è chiaro. Voglio dire, abbiamo un impegno comune. Non vogliamo questo regime fanatico di Teheran avere armi nucleari per minacciare ogni americano, la pace nel mondo e l'esistenza di Israele. Quindi abbiamo un obiettivo comune e sarà raggiunto sia attraverso mezzi diplomatici sia con altri mezzi».

«Il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu, insieme a me e ad alcuni miei funzionari. Abbiamo avuto un ottimo incontro! Naturalmente, sono stati discussi molti argomenti importanti». Lo scrive Donald Trump su Truth, postando tre foto del meeting, in cui si riconoscono, tra gli altri, i segretari di Stato Marco Rubio, della Difesa Pete Hegseth e del Tesoro Scott Bessent.