Israele dice di aver ucciso Ali Larijani, l'uomo che parafrasava Cartesio

Ali Larijani, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, è morto. Parola di Israele. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha annunciato che l'alto funzionario è stato ucciso in un raid aereo nelle prime ore di martedì. In seconda battuta, la morte di Larijani è stata confermata dalle Forze di difesa israeliane (IDF) mentre Teheran – mentre scriviamo queste righe – non ha preso posizione.
Larijani era considerato l'uomo più potente della Repubblica islamica. Per dire: era stato incaricato da Ali Khamenei, la Guida Suprema uccisa dagli attacchi israelo-americani, di garantire che il regime potesse resistere tanto ai raid quanto alle uccisioni mirate. E questo perché vantava decenni di esperienza alle spalle ed era considerato un esempio di lealtà. La sua morte, scrive la Neue Zürcher Zeitung, rappresenta un colpo durissimo per Teheran. Già presidente del Parlamento, capo dell'emittente radiotelevisiva statale, ministro della Cultura e, ancora, generale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, il braccio armato del regime, in qualità di segretario generale del Consiglio ha coordinato e definito la strategia dell'apparato di sicurezza di Teheran.
In Occidente, Larijani si era fatto un nome soprattutto come capo negoziatore per l'accordo sul nucleare. Si era battuto, ad esempio, per la ripresa delle discussioni dopo che Donald Trump nel 2018 aveva mandato in frantumi l'intesa raggiunta nel 2015. Intervistato da Le Temps, nel luglio del 2006, Larijani aveva criticato fortemente gli Stati Uniti: «Il mondo è stato diviso in due categorie: gli Stati nucleari che possono usare armi nucleari e prosperare, e gli Stati periferici a cui viene chiesto di concentrarsi sulla produzione di acciaio o di concentrato di pomodoro». Nell'intervista al quotidiano ginevrino si era lamentato pure dell'approccio incoerente dei Paesi occidentali che, a suo dire, avevano fornito armi chimiche al dittatore iracheno Saddam Hussein. Parafrasando Cartesio, Larijani aveva infine osservato, amaramente, parafrasando Cartesio: «Gli americani dicono: creiamo problemi, quindi esistiamo». Larijani rappresentava altresì un volto laico della teocrazia iraniana. Difendeva gli interessi di Teheran nei Paesi limitrofi. Poco prima degli attacchi israelo-statunitensi, ha visitato l'Oman e il Qatar, rilasciando anche un'intervista ad Al Jazeera. In queste ore, si parla di lui come di un elemento intelligente, competente e pragmatico.
E adesso? La domanda, circa la successione di Larijani, è sulla bocca di tutti. Il New York Times, al riguardo, scrive che Khamenei aveva stabilito quattro livelli di successione per ogni carica militare e governativa. Resta da capire se il sostituto di Larijani sia altrettanto scaltro sulla scena internazionale e goda della stessa influenza. Le Forze di difesa israeliane, in ogni caso, hanno annunciato di aver ucciso, in un raid separato, anche Gholamreza Soleimani, comandante della milizia paramilitare Basij, che fra le altre cose svolge compiti di polizia morale. «Larijani e il comandante dei Basij sono stati eliminati durante la notte e si sono uniti al capo del programma di annientamento, Khamenei, così come a tutti i membri eliminati dell'asse del male, nelle profondità dell'inferno» ha dichiarato Katz, secondo quanto riportato dal suo Ufficio, durante una valutazione della situazione.
È probabile, a proposito di successori, che Soleimani venga sostituito da un elemento già designato. La sua morte potrebbe incoraggiare i membri dei Basij, che provengono prevalentemente da ambienti religiosi conservatori, ad agire con ancora maggiore decisione contro gli oppositori della Repubblica islamica. Molti sciiti devoti, d'altro canto, venerano i loro leader uccisi come martiri. Detto che gli attacchi israeliani stanno indebolendo il regime iraniano sul piano militare, secondo la Neue Zürcher Zeitung potrebbero rafforzarne la determinazione a livello di leadership politica.
Detto di Larijani e Soleimani, l'Iran in queste settimane di guerra ha praticamente perso tutta la sua leadership: la morte della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, era stata annunciata lo scorso 28 febbraio, sulla scia del primo giorno di attacchi. Nella prima ondata erano rimasti uccisi anche il consigliere per la Sicurezza Ali Shamkhani, il ministro della Difesa Amir Nasirzadeh, il comandante delle Guardie rivoluzionarie, il generale Mohammad Pakpour, e il capo di Stato Maggiore delle Forze armate Abdolrahim Mousavi.
