Israele scarcera decine di terroristi, ma non i Barghouti

Nella prima fase dell'intesa tra il movimento islamista Hamas ed Israele, in cambio della liberazione di 20 ostaggi israeliani vivi lo Stato ebraico rilascerà 250 terroristi con lunghe condanne, riporterà a Gaza 1700 detenuti arrestati dopo il 7 ottobre 2023 - di cui 22 minorenni non coinvolti nel massacro - e trasferirà nella Striscia i corpi di 360 terroristi. La pubblicazione dell'elenco, sottolineano vari media israeliani, è stata ritardata a causa di disaccordi su alcuni nomi.
I ministri dello Stato ebraico hanno approvato modifiche e undici nomi sono stati aggiunti all'ultimo momento. Tra i detenuti condannati all'ergastolo ritenuti simboli del terrore, Israele non rilascerà Marwan e Abdallah Barghouti, Abbas al-Sayyid e Ahmad Sa'adat. I corpi di Yahya e Mohammad Sinwar non saranno restituiti, e i membri della Nukhba (un'unità militare di élite) di Hamas coinvolti nel massacro del 7 ottobre 2023 non saranno liberati.
Non è incluso nella lista dei terroristi rilasciati nemmeno Hakim Awad, l'assassino della famiglia Fogel nel 2011, condannato a cinque ergastoli, né Mahmoud Atallah, coinvolto nel caso delle guardie carcerarie sfruttate sessualmente.
Inoltre, non ci saranno rilasci verso la Cisgiordania: solo verso la Striscia di Gaza o espulsioni all'estero: sono già in corso negoziati con diversi Stati. Secondo le stime, Turchia e Qatar accoglieranno la maggior parte dei detenuti scarcerati.
Tra i terroristi inseriti nella lista all'ultimo momento compaiono Mohammad Abu Tbaikh, dell'organizzazione paramilitare palestinese Jihad islamica di Jenin, in Cisgiordania, responsabile di uno degli attacchi più sanguinosi della seconda Intifada: l'attentato suicida all'incrocio di Megiddo del 5 giugno 2002, in cui furono uccise 17 persone e 43 rimasero ferite; Ibrahim Alikam, coinvolto nell'omicidio di Ita Tzur e del figlio dodicenne Efraim nel dicembre 1996 vicino all'insediamento israeliano Beit El, in Cisgiordania; Maher al-Hashlamon, terrorista della Jihad di Hebron (Cisgiordania), responsabile dell'attentato con coltello del novembre 2014 nell'insediamento israeliano in Cisgiordania Alon Shvut, in cui fu assassinata Dalia Lamkus e due persone rimasero ferite; Hussein Rawadra, che nel novembre 2013 accoltellò a morte il soldato Eden Atias, 19 anni, alla stazione centrale di Afula (città in Israele); Ayyham Kamamji, di un villaggio vicino a Jenin, condannato a due ergastoli per il rapimento e l'uccisione di Eliyahu Asheri a Ramallah (Cisgiordania), nel 2021 fu tra i sei evasi dal carcere di Gilboa (Israele); Riyad al-Amour, condannato per la morte di nove israeliani, tra cui l'ufficiale Yehuda Edri, e di tre palestinesi sospettati di collaborare con Israele; Rami Mohammad Mahmoud, responsabile dell'uccisione della poliziotta Galit Arviv, 21 anni, in un attacco nel quartiere Neve Ya'akov a Gerusalemme durante la seconda Intifada; Tariq Adnan, assassino di Aharon Avdian, ucciso nel 2001 mentre faceva la spesa.