Joe Biden e la marijuana: amore e convenienza

Mentre il tema dell’apocalisse nucleare, complice la minaccia di Vladimir Putin, è diventato oramai centrale nei discorsi attorno alle elezioni di midterm, Joe Biden si è improvvisamente ricordato di una promessa fatta in campagna elettorale. Promessa dimenticata in questi ultimi due anni ma prontamente riesumata a un mese dalle citate elezioni di midterm. Di che cosa stiamo parlando? Con un ordine esecutivo a sorpresa, il presidente ha concesso l'amnistia a migliaia di persone condannate per possesso di marijuana e, di riflesso, aperto la strada alla depenalizzazione federale della droga, già legalizzata in 39 Stati per uso medico e in una ventina circa (anche) per uso ricreativo.
Di che cosa stiamo parlando
L’annuncio non farà uscire nessuno di prigione, va detto, anche perché nessuno sta scontando una pena a livello federale per possesso di cannabis. L’effetto, tuttavia, è ampio e oseremmo dire rivoluzionario: chiunque cerchi lavoro, aiuti statali o, ancora, un alloggio per l’università non dovrà preoccuparsi di un’eventuale condanna passata.
Allo stesso modo, il presidente ha auspicato che i governatori dei singoli Stati, dove l’incarcerazione per possesso di droghe leggere in taluni casi rimane ad oggi altissima, a seguire l’esempio. Si tratta, in fondo, di una misura di giustizia sociale ha ribadito Biden. Se è vero che il consumo di marijuana è diffuso «in parti uguali» all’interno della società americana, è altrettanto vero che le minoranze, fra cui quella afroamericana, subiscono con maggiore frequenza arresti, processi e condanne. Tre volte tanto la popolazione bianca, secondo uno studio condotto dal 2010 al 2018 dall’American Civil Liberties Union.
Il cambio di registro
Per Biden, indubbiamente, si tratta di un cambio di registro importante. Quando era senatore, infatti, l’attuale presidente era impegnato nelle politiche antidroga più repressive. Oggi, ha invece chiesto, fra le altre cose, che il Dipartimento di Giustizia riveda la categorizzazione della marijuana, paragonata a droga decisamente più pesanti come l’eroina o l’LSD. Una revisione in questo senso, va da sé, ridurrebbe le pene per il traffico di cannabis. Ma, secondo gli esperti, appare tutto fuorché sicura. Anche perché richiederebbe il sostegno di un’ampia maggioranza al Congresso.
Detto ciò, niente di nuovo sotto il sole verrebbe da dire. La posizione della Casa Bianca, in fondo, riflette quella della società americana: secondo i sondaggi, infatti, il 60% dei cittadini statunitensi è favorevole alla legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo mentre il 33% lo è per il solo scopo medico. Biden, dicevamo, come senatore sosteneva con forza che la cannabis fosse la porta d’accesso per droghe più pesanti; in vista delle elezioni di metà mandato, però, ha rispolverato un cavallo di battaglio che, si pensa, farà particolarmente breccia nell’elettorato più giovane e in quello minoritario, la cui partecipazione è doppiamente importante per il Partito Democratico.
Che cosa dicono i sondaggi
Le elezioni di midterm, con i repubblicani che incalzano, frenati oppure no dagli scandali in cui è coinvolto l’ex presidente Donald Trump, sono cruciali per Biden e i democratici. L’indice di gradimento dell’attuale presidente, salito al 43%, è ai massimi dall’inizio dell’anno. Ma il rischio che i piani di Biden vadano in fumo (ci scusiamo per il gioco di parole) è alto. Se è vero che il Partito Democratico ha recuperato terreno in vista dell’appuntamento elettorale, è altrettanto vero che i venti di guerra, la minaccia nucleare e le pessime prospettive economiche, per tacere dello spettro di possibili procedimenti giudiziari nei confronti del figlio Hunter, hanno frenato nuovamente le ambizioni di Biden. Abbracciare, all’improvviso, la marijuana potrebbe insomma rivelarsi una mossa tanto furba quanto inutile.
