Kim Jong-un, sua figlia e quei discorsi sugli USA al congresso del partito

Solo qualche settimana fa, Kim Ju-ae, la figlia «prediletta» di Kim Jong-un, era tornata sotto i riflettori. Complici le dichiarazioni dell'agenzia di spionaggio sudcoreana secondo le quali la ragazzina, nonostante la sua giovane età, sarebbe già stata scelta come futura guida della Corea del Nord. Un'ipotesi che circola da diversi anni e che sembra essersi rafforzata, ulteriormente, negli ultimi giorni, quando Ju-ae è stata immortalata, accanto al padre, durante il congresso del partito nordcoreano. Un evento estremamente rilevante per il Paese, che si tiene ogni cinque anni. Proprio per questo, gli esperti avevano suggerito che la presenza della ragazzina a questo incontro sarebbe stata un segnale particolarmente forte.
E così, in effetti, è stato. Soprattutto considerando quanto ha dichiarato il leader nordcoreano nel corso dell'evento. Kim Jong-un, infatti, ha rivelato di voler espandere l'arsenale nucleare e il raggio operativo della Corea del Nord, rivolgendosi agli Stati Uniti e invitandoli a «rispettare la potenza nucleare del suo Paese». Non solo. In un raro messaggio diretto a Washington, il leader di Pyongyang ha sottolineato che gli USA e la Corea del Nord «potrebbero andare d'accordo», ma solo qualora gli Stati Uniti accettassero che «le armi nucleari della Corea del Nord sono destinate a restare». «Se Washington rispetta la nostra attuale posizione nucleare, come stipulato nella Costituzione... e ritira la sua politica ostile... non c'è motivo per cui non possiamo andare d'accordo con gli Stati Uniti», ha dichiarato Kim, secondo quanto scrive l'agenzia di stampa statale KCNA, sottolineando come il futuro delle relazioni tra i due Stati dipenda «interamente dall'atteggiamento degli USA.
Secondo alcuni esperti, citati dalla BBC, il discorso di Kim è stato interpretato come un modo per aprire la porta a eventuali colloqui con il presidente degli Stati Uniti, in vista della visita di Trump in Cina prevista nel mese di aprile. Al contrario, il leader nordcoreano ha distrutto ogni speranza relativa a un eventuale «disgelo diplomatico» con la Corea del Sud, che definisce «l'entità più ostile» del Nord.
Rivolgendosi, direttamente, alla Corea del Sud, Kim ha quindi dichiarato che avrebbe escluso «definitivamente» Seul dalla «categoria dei compatrioti». «Finché la Corea del Sud non potrà sfuggire alle condizioni geopolitiche di avere un confine con noi, l'unico modo per vivere in sicurezza è rinunciare a tutto ciò che ci riguarda e lasciarci in pace», ha affermato il leader nordcoreano.
Kim, quindi, ha sottolineato nuovamente l'importanza del programma nucleare di Pyongyang, affermando che il Paese si concentrerà «su progetti volti ad aumentare il numero di armi nucleari e ad aumentare i mezzi operativi nucleari».
