La reazione

«La caduta suicida dell'Europa»: Mosca e il caos francese

Dal Cremlino ai talk show di Stato, la Russia commenta con malcelata soddisfazione le violenze del weekend– Peskov: «Disordini che rasentano il caos»
©MOHAMMED BADRA
Red. Online
19.10.2026 21:59

Mentre la Francia conta i danni di un fine settimana segnato da violenti disordini ai margini delle proteste di massa contro il carovita e per la scuola, a Mosca si commenta. E i toni vanno dall'aperta esultanza alla xenofobia, passando per una Schadenfreude più contenuta e per le lezioni impartite con aria di superiorità all'avversario occidentale. È il quadro tracciato dal Moscow Times, testata russa indipendente dichiarata «indesiderata» dalle autorità di Mosca.

Sabato 17 ottobre studenti, sindacati e gilet gialli sono scesi in piazza in tutto il Paese: secondo la CGT, oltre mezzo milione di persone in circa 1.750 raduni. Ai margini dei cortei, in gran parte pacifici, si sono registrati scontri, incendi e saccheggi a Parigi, Marsiglia, Lione, Lille e Bordeaux. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha parlato di 1.200 fermi, accusando «gruppi di estrema sinistra» di aver organizzato le violenze, e lunedì ha chiesto ai prefetti di decretare coprifuoco localizzati.

Peskov: «Disordini che rasentano il caos»

Lunedì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di una «grande crisi» in Europa. «È difficile dire se si tratti di una crisi sistemica o meno, ma è chiaro che è una crisi importante. Sono disordini che, di fatto, rasentano già il caos», ha dichiarato ai giornalisti. «C'è naturalmente un chiaro segnale di crisi, ma in ogni caso si tratta di una questione interna di questi Paesi». Peskov ha pure respinto le accuse di un coinvolgimento russo nelle proteste: «Nessuno, da nessuna parte, prende più sul serio accuse così assurde. Nemmeno in Europa».

Zakharova e i «doppi standard»

Domenica era stata la portavoce del Ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, a denunciare su Telegram il «doppio standard» europeo. Ricordando che il presidente Emmanuel Macron si era detto «intransigente» verso chi ricorre alla violenza, Zakharova si è chiesta dove fossero finiti «i diritti umani» e «la libertà di espressione». «In altre parole, quando i francesi saccheggiano Parigi servono una condanna senza compromessi e misure dure, ma quando i manifestanti saccheggiano le città di altri Paesi dovremmo restare a guardare in silenzio, rileggendo i comunicati indignati dell'Eliseo sull'inaccettabilità della repressione delle proteste», ha scritto. E ancora: «Servono standard coerenti, non gli infiniti doppi standard dell'Occidente quando si tratta di diritti umani e di ingerenza negli affari interni di nazioni sovrane». Un riferimento, neppure troppo velato, alle condanne occidentali della repressione delle proteste pacifiche in Russia.

Già venerdì, interpellata sulle manifestazioni studentesche, Zakharova aveva accusato il Governo francese di sottrarre denaro ai cittadini per finanziare il «regime terroristico» di Kiev. «Armi e proiettili al posto di materiale scolastico e libri di testo: ecco le priorità della leadership politica francese. Mentre miliardi di euro vengono convogliati a sostegno del regime neonazista di Kiev». Quella dei «neonazisti» al potere in Ucraina è una tesi che la propaganda del Cremlino ripete da tempo e che è stata ampiamente smentita.

Dmitriev: «La caduta suicida dell'Europa»

Nel fine settimana l'inviato speciale del Cremlino Kirill Dmitriev ha definito su X i disordini «la caduta suicida dell'Europa», attribuendone la responsabilità alle politiche migratorie del continente. «L'Occidente è caduto per l'incapacità di discutere e correggere errori gravi in materia di migrazione, energia e bellicismo», ha scritto, rilanciando diversi video di edifici in fiamme e scontri con la polizia.

Sulla stessa linea il senatore Alexei Pushkov, presidente della Commissione per la politica dell'informazione del Consiglio della Federazione: «In Francia c'è una guerra civile. Si sono cacciati in un vicolo cieco con la libera immigrazione. Il presidente del Paese, un chiacchierone irresponsabile, vede ovunque "i russi alle porte di Parigi". Ma i russi non sono nemici del popolo francese. I loro nemici dovrebbero cercarli altrove».

Simonyan: «Sanno arrangiarsi da soli»

Nemmeno i media di Stato si sono risparmiati. La caporedattrice di RT Margarita Simonyan ha pubblicato su X tre video affiancati di proteste in Francia, Italia e Albania, con un commento sarcastico: «Questi sono, ovviamente, Paesi fiorenti – Francia, Italia, Albania – dove la gente vive nella prosperità, consegna felice i propri soldi a Kiev e gode di ogni libertà democratica immaginabile per far conoscere i propri desideri al governo». Poi, rispondendo a chi accusa Mosca di soffiare sul fuoco, se l'è presa con un ex presidente estone: «A quanto pare crede che l'Europa occidentale abbia bisogno del nostro aiuto per mettere a soqquadro i propri Paesi. Penso che sappiano arrangiarsi da soli».

Il quotidiano Kommersant ha titolato «Rapine a ogni piano: il 17 ottobre è stato una giornata di violenza di strada in Francia». «In serata le manifestazioni degli scontenti si erano frantumate in attivisti smarriti e bande di saccheggiatori che vagavano per le strade attaccando tutto ciò che capitava loro a tiro», ha scritto il corrispondente Alexei Tarkhanov. «La polizia può disperdere una folla, fermare i sospetti e sgomberare le strade. È molto più difficile convincere la gente che il presidente ascolta i suoi problemi quotidiani. Finché non arriverà una risposta, la prossima manifestazione potrebbe di nuovo cominciare con slogan sul carovita e finire con incendi nelle strade».

«L'agonia del macronismo»

Vedomosti, dal canto suo, ha sostenuto che l'estrema destra francese, schierandosi contro i disordini, si trovi in una posizione vincente comunque vada. Il giornale ha citato Arnaud Dubien, direttore del think tank franco-russo Observo: «Tutto questo può essere descritto come una manifestazione dell'agonia del macronismo. Macron lascerà l'incarico fra sette mesi, ma non prima. E nel frattempo in Francia può ancora succedere molto, compreso il ripetersi di proteste e disordini su larga scala».

Intervistato dall'agenzia statale TASS, il politologo Ilya Grashchenkov ha parlato di una reazione a problemi sociali ed economici «molto reali», che «si accumulano da anni»: le proteste, a suo dire, «potrebbero segnare l'inizio di una profonda ristrutturazione del sistema politico europeo». E rappresentare un'occasione per influire sul futuro del continente, viste le «serie divergenze ideologiche» tra l'amministrazione conservatrice di Donald Trump e buona parte dell'establishment europeo.

Izvestia ha invece puntato sui coprifuoco annunciati da Lecornu e sul presunto furto, in un museo parigino, di una maglia da collezione di Lionel Messi e della sua fascia da capitano. Le testate statali hanno inoltre diffuso le immagini dei manifestanti che bloccavano l'ingresso del Louvre. Al programma televisivo Vesti, infine, la giornalista Yelena Kondratyeva-Salgero ha puntato il dito contro i migranti: «Dove si marcia con le bandiere francesi non ci saranno vetrine rotte, cumuli di rifiuti in fiamme, auto incendiate o saccheggi. Da quelli con il volto coperto, avvolti nelle kefiah, con bandiere palestinesi, marocchine o algerine, vedrete rivolte, aggressioni alla polizia e ai giornalisti».