Elezioni in Germania

La CDU crolla al Nord e arretra a Berlino

Nel Meclemburgo-Pomerania l’AfD è primo partito e i cristiano-democratici precipitano al 4,9%, il peggior risultato regionale dal 1949 – Nella capitale tedesca s’impone la sinistra Die Linke, mentre la formazione del cancelliere scivola sotto quota 19% e rischia ora una rivolta interna
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha escluso le dimissioni. © DPA/Bernd von Jutrczenka
Dimitri Loringett
20.09.2026 21:23

Due elezioni, due vincitori «diversamente radicali», un solo sconfitto. In Meclemburgo-Pomerania Anteriore (Germania del Nord) avanza la destra radicale dell’Alternative für Deutschland (AfD), mentre a Berlino vince la sinistra, anch’essa radicale, Die Linke. Due partiti agli antipodi geografici e politici, ma con lo stesso verdetto per la CDU di Friedrich Merz. A sedici mesi dall’insediamento e con un indice di gradimento personale sceso al 10%, il cancelliere tedesco si ritrova all’angolo. «È un disastro», ha dichiarato Merz in un intervento televisivo dopo la pubblicazione dei sondaggi all’uscita dalle urne, ma ha fatto capire che avrebbe continuato a ricoprire la carica di cancelliere, nonostante le speculazioni secondo cui un risultato negativo avrebbe potuto spingerlo a dimettersi.

Le proiezioni di voto

Stando alle prime proiezioni giunte in serata, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore l’AfD si attestava al 38,3%, davanti alla SPD (35,4%), mentre la CDU scivolava al quinto posto con il 4,9% delle preferenze, dietro a Die Linke (6,5%) e Die Grünen (5,6%).

A Berlino, Die Linke si posizionava saldamente al primo posto, con il 25,5% delle preferenze di voto, seguita dalla CDU (18,9%), dall’AfD (16,1%), dai Verdi (14,3%) e dalla SPD (12,1%).

E così, in entrambi i Land il partito del cancelliere esce ulteriormente ridimensionato. Benché l’AfD arrivi prima nel Meclemburgo, difficilmente governerà. Gli altri partiti, infatti, escludono ogni coalizione con la destra radicale, in nome del cosiddetto «Brandmauer», il «muro tagliafuoco» che l’ascesa del partito rende però sempre più difficile da tenere in piedi.

I due voti seguono le elezioni in Sassonia-Anhalt del 6 settembre scorso, dove l’AfD aveva sfiorato la maggioranza assoluta. Un’impresa rara, che ha avuto ampia eco oltre i confini tedeschi. In poco più di un decennio il partito, che chiede espulsioni severe per gli stranieri senza titolo di soggiorno, il ritorno alle forniture energetiche russe e l’uscita dall’euro, è passato da movimento euroscettico di frangia alla prima forza del Paese. E vede in queste regionali il primo gradino verso le federali del 2029.

Ferita storica in Meclemburgo

Il colpo più duro arriva dalla regione rurale dell’ex Germania comunista. Il 4,9% dovrebbe tenere la CDU dentro il Parlamento regionale, sul filo della soglia di sbarramento. Se il dato sarà confermato, è il peggior risultato del partito di Merz in un’elezione regionale dal 1949 e la prima volta che i cristiano-democratici scendono sotto la doppia cifra in questo Land. I dirigenti locali non hanno usato giri di parole: la responsabilità, per loro, è della debolezza del cancelliere.

Berlino in controtendenza

Nella capitale tedesca cambia il vincitore, ma non lo sconfitto. A imporsi non è la destra radicale ma la sinistra, con Die Linke che avrebbe ottenuto il 25,5% dei voti, trainata dal tema dell’alloggio in una città dove la stragrande maggioranza degli abitanti vive in affitto e i canoni non smettono di salire. La CDU, che puntava al primo posto, si è fermata al 18,9%. L’AfD, giunta terza, ha comunque guadagnato punti anche nella capitale cosmopolita, ottenendo fino al 16,1% delle preferenze degli elettori.

A pesare a Berlino è stata anche la débâcle del candidato cristiano-democratico Stefan Evers, chiamato a sostituire in corsa il sindaco uscente Kai Wegner, ritiratosi a luglio dopo una serie di polemiche, senza però riuscire a invertire la parabola discendente del partito.

Merz assediato

Quale sarà ora il futuro del cancelliere tedesco? La domanda se la pongono in molti, come già all’indomani del voto in Sassonia-Anhalt. Nei giorni scorsi otto premier regionali conservatori si sono schierati al suo fianco e i vertici della CDU hanno fatto quadrato. Sostituire Merz sarebbe complicato sul piano costituzionale e lascerebbe comunque all’eventuale successore gli stessi nodi economici. Holger Schmieding, capo economista di Berenberg, la più antica banca privata tedesca, alla vigilia del voto si attendeva ancora che Merz portasse a termine il mandato, ma stimava che il rischio di una rivolta interna fosse salito «dal 20% di dieci giorni fa a circa il 35%.

Di fronte alla sconfitta, Merz non arretra sulle riforme, anzi le rilancia: «Ciò che va fatto ora richiede spina dorsale, fermezza e pazienza», ha dichiarato, arrivando a definirle «l’antidoto al veleno autoritario che penetra sempre più a fondo nella nostra società». Ben diverso il tono del vicecancelliere e leader della SPD Lars Klingbeil, che ha invocato un cambio di rotta, ammettendo che l’esecutivo deve «capire perché nel Paese ci sia tanta incertezza». Per domani Merz ha convocato una riunione di partito per discutere la via d’uscita.

Il peso del carovita

Riforme impopolari su pensioni, fisco e sanità e una catena di passi falsi comunicativi hanno eroso il credito di un cancelliere eletto poco più di un anno fa sulla promessa di rimettere in moto un’economia stagnante e di ridimensionare proprio l’AfD. Sul voto ha pesato soprattutto il carovita, con i costi dell’energia e degli alloggi in cima alle preoccupazioni.

Venerdì scorso Merz ha presentato un pacchetto di sgravi per i consumatori, con tagli alle imposte su gas e diesel. Ma la riduzione degli arrivi ai confini non è bastata a riconquistare gli elettori dell’AfD, ormai più sensibili all’ansia economica che ai temi migratori.

Secondo Manuela Schwesig, ministra-presidente socialdemocratica del Meclemburgo cresciuta nei sondaggi criticando sia l’AfD sia le riforme del governo, a spingere il voto sono stati anche l’opposizione al sostegno tedesco all’Ucraina e il desiderio di veder tornare a scorrere il gas russo attraverso Nord Stream.