La costosissima guerra in Iran: «Ora gli USA stanno finendo le scorte di missili»

La guerra in Iran sta costando tantissimo agli Stati Uniti. Al di là delle decine di miliardi di dollari letteralmente andati in fumo, sta prosciugando le scorte di missili intercettatori, fondamentali per la difesa aerea in Medio Oriente.
La CNN, citando diverse fonti a conoscenza della questione, parla di un 80% di missili utilizzati, evidenziando come le scorte di munizioni siano «pericolosamente basse». Secondo una fonte vicina al Pentagono, riporta la Reuters, l'esercito statunitense avrebbe utilizzato «praticamente tutte» le sue armi terra-aria a lungo raggio ad alta precisione durante il conflitto.
I buchi nell’arsenale americano oggi sollevano parecchi dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di condurre attacchi contro l'Iran per un periodo prolungato. Inoltre, secondo gli analisti, la mancanza di missili potrebbe pure compromettere la capacità dell'esercito a stelle e strisce di combattere una potenziale guerra futura contro la Cina, la Russia o la Corea del Nord. Inutile dire che l'esaurimento scorte dei missili Patriot, che da anni difendono i cieli di Kiev dagli attacchi russi, sarebbe un grosso problemi pure per l'Ucraina.
Stando all’ultimo rapporto sul materiale militare impiegato contro l’Iran, l'esercito statunitense, dal 28 febbraio di quest’anno, avrebbe utilizzato circa quattro quinti del suo inventario di missili THAAD e quasi la metà dei suoi intercettori Patriot dall'inizio del conflitto. Parliamo di sistemi costosissimi: i primi sono valutati tra i 12 e i 15 milioni di dollari a unità, i secondi circa 4 milioni di dollari.
Secondo il Center for Strategic and International Studies, prima dell’inizio dei bombardamenti in Medio Oriente, Washington aveva in dotazione circa 2.200 missili Patriot e 452 missili THAAD. Il segretario della Difesa Pete Hegseth, lo scorso 22 luglio, ha informato il Congresso sui costi del conflitto, parlando di circa 37,5 miliardi di dollari, ovvero un aumento di quasi 8 miliardi di dollari rispetto all'ultima stima ufficiale, diffusa a maggio. I vertici americani hanno quindi chiesto ai senatori 87 miliardi di dollari di finanziamenti congressuali per il Pentagono, di cui 67 miliardi destinati alle operazioni in Medio Oriente. Gli analisti statunitensi, tuttavia, mettono seriamente in discussione i costi dichiarati da Washington. Secondo l’Iran war cost tracker, ad esempio, il conto avrebbe già superato i 110 miliardi di dollari.
Linda Bilmes, esperta di politiche pubbliche presso la Harvard Kennedy School, nelle scorse settimane ha lanciato l’allarme, stimando spese a carico dei contribuenti per almeno 1.000 miliardi di dollari, qualora il conflitto dovesse finire entro il 2026. Bilmes, in una analisi pubblicata ad aprile, ha suddiviso le spese in costi a breve e medio-lungo termine. I costi a breve termine includono, ad esempio, missili, bombe, droni intercettori, mantenimento delle portaerei, mantenimento e retribuzione del personale, nonché l'attrezzatura militare persa o distrutta, come aerei da combattimento e droni. I costi a medio e lungo termine della guerra, invece, includono la riparazione delle infrastrutture nei prossimi 4-5 anni, il rifornimento delle scorte con sistemi d'arma tecnologicamente più avanzati e l'assistenza ai veterani, ovvero gli oltre 50 mila soldati statunitensi presenti nella regione che potrebbero rimanere feriti o contaminati da sostanze chimiche tipiche delle zone di guerra.
Pure gli alleati del Golfo persico negli ultimi giorni hanno espresso preoccupazioni su una possibile carenza di sistemi di difesa aerea, la quale potrebbe influire sulla capacità di potersi difendere da possibili rappresaglie iraniane, qualora il presidente USA Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto.
D’altronde, diversi Paesi mediorientali fanno affidamento unicamente sui sistemi di difesa aerea statunitensi, anche perché, gli attacchi di Teheran prendono spesso di mira le basi USA nell’area. Secondo quanto riferito dalle fonti citate da CNN e Reuters, i missili a lungo raggio utilizzati maggiormente durante la guerra contro l'Iran sono gli ATACMS (Army Tactical Missile Systems), dal costo stimato tra gli 800 mila e gli 1,7 milioni di dollari a unità, e i PrSM (Precision Strike Missiles), dal valore di circa 1,6 milioni di dollari. Nella prima fase dell’operazione Epic Fury, gli americani hanno utilizzato miglia di missili nel tentativo di azzoppare le capacità di attacco e difesa iraniane. Donald Trump, dopo pochi giorni, aveva dichiarato una vittoria schiacciante sull'Iran. Cinque mesi dopo, le cronache parlano ancora di attacchi in Medio Oriente, con Teheran che continua a tenere in ostaggio lo Stretto di Hormuz, paralizzando il mercato globale del petrolio.
