La disinformazione contro il premier spagnolo Sánchez dopo lo scontro con Trump

«La posizione della Spagna è chiara e può essere riassunta in tre parole: no alla guerra». Con queste parole, il 4 marzo, il primo ministro Pedro Sánchez ha replicato, senza citarlo direttamente, alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di interrompere i rapporti commerciali con Madrid. Tensioni nate dopo il rifiuto del governo spagnolo di permettere l’uso delle basi militari condivise sul proprio territorio per operazioni contro l’Iran.
A livello internazionale, questa presa di posizione netta ha rafforzato l’immagine di Pedro Sánchez come nemesi di Trump. Proprio questo motivo sui social media reti di account di estrema destra hanno iniziato ad attaccare, con notizie false e fuorvianti, il premier spagnolo e le sue politiche progressiste.
Il discorso di Trump contro Sánchez
A inizio marzo, è circolato un testo attribuito al presidente statunitense Donald Trump, che avrebbe detto, a proposito di Sánchez, che questo «si è schierato dalla parte del nemico» e che pagherà «un prezzo molto alto».
Tuttavia, il testo è inventato, e la notizia è falsa. Il discorso è stato creato da un utente su X, che ha dichiarato di averlo scritto «in stile Trump». Ma il presidente statunitense non lo ha mai pronunciato. Inoltre, il post su X era contrassegnato come «generato con IA» e lo stesso autore aveva chiarito l’origine artificiale del contenuto.
Cinque anni di carcere a chi insulta l’Islam
Negli scorsi giorni è poi diventata virale sui social la notizia secondo cui il primo ministro spagnolo avrebbe annunciato cinque anni di carcere per chi insulta l’Islam o il profeta Maometto.
Si tratta di una notizia falsa. Non esistono riscontri di dichiarazioni pubbliche o proposte di legge di questo tipo da parte di Pedro Sánchez. Nel codice penale spagnolo, all’articolo 510 (aggiornato nel 2022), sono previste pene da uno a quattro anni di reclusione per chi incita all’odio, alla discriminazione o alla violenza contro gruppi o individui, anche per motivi religiosi. Tuttavia, la norma non riguarda specificamente l’Islam né introduce pene di cinque anni per insulti religiosi.
Trump ordina a Sánchez di sedersi
Negli stessi giorni, sui social è circolato un video che sembrerebbe mostrare Trump ordinare bruscamente a Sánchez di sedersi. Il gesto è stato interpretato come un atto ostile legato allo scontro tra i due.
In realtà, il video è fuori contesto, e risale a giugno 2019 durante il vertice G20 di Osaka 2019 in Giappone. La scena mostra una breve interazione tra i due leader, che all’epoca era stata descritta come cordiale dal governo spagnolo. Nel video originale, si vede che lo scambio è estremamente breve e che il premier spagnolo non sembra mostrare alcuna reazione di rabbia di fronte al gesto del presidente americano.
