La fuga del trafficante Marset diventa un caso politico

Mentre le autorità boliviane proseguono la caccia al trafficante uruguaiano Sebastian Marset, sfuggito clamorosamente a una mega retata la settimana scorsa, la vicenda assume adesso anche un risvolto politico dando origine ad un'aspra polemica interna alla maggioranza.
La corrente del partito di governo, Movimento al socialismo (Mas-Ipsp), che fa capo al suo fondatore e leader storico, l'ex presidente Evo Morales, accusa infatti l'esecutivo guidato da Luis Arce di aver favorito «l'inspiegabile fuga di Marset».
Al centro dei sospetti, secondo quanto afferma un comunicato firmato da Morales e dal direttorio del Mas, è il ministro dell'Interno, Eduardo del Castillo. «Lo scandalo della fuga di Marset ha evidenziato di fronte all'opinione pubblica che alcune autorità invece di combattere il traffico di droga lo proteggono», si legge nella nota.
Dopo essere scampato agli arresti Marset aveva diffuso un video ai media, per ringraziare la polizia boliviana di averlo aiutato a fuggire. Nel filmato il latitante cita «il direttore della Forza speciale boliviana contro il traffico di droga (Felcn)», a cui attribuisce il merito di averlo aiutato a eludere l'arresto. «Sono riuscito a scappare, perchè mi ha avvertito che il ministro aveva emesso un mandato di arresto contro di me. Ha preso dei soldi e mi ha detto di andarmene», ha aggiunto Marset. Il direttore del Felcn, Ismael Villca, ha respinto con forza l'accusa definendola come «un'operazione di disinformazione».
Marset, ricercato in Uruguay, Brasile, Paraguay, e Stati Uniti, vanta nel suo curriculum il trasporto di almeno 16 tonnellate di cocaina tra il Sudamerica e l'Europa.