Medio Oriente

La guerra di Trump prosciuga le scorte di missili: «Spesi fino a 35 miliardi per bombardare l'Iran»

In 38 giorni di conflitto in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno utilizzato migliaia di missili costosissimi: la riduzione delle scorte rischia di essere un problema pure per la difesa dell'Ucraina
©Mark Schiefelbein
Michele Montanari
24.04.2026 09:03

La guerra scatenata dal presidente USA Donald Trump in Iran ha raggiunto costi esorbitanti, ma non solo. Il conflitto ha infatti ridotto significativamente le scorte di munizioni delle forze armate statunitensi, costringendo il Pentagono a inviare in fretta e furia bombe, missili e altro materiale bellico in Medio Oriente dai comandi in Asia e in Europa.

Secondo il New York Times, che cita funzionari dell’Amministrazione Trump e del Congresso, lo spostamento di armamenti e il calo delle scorte sono grossi problemi. I comandi regionali, infatti, sono meno preparati ad affrontare potenziali avversari come Russia e Cina, mentre l'Europa rischia di trovarsi senza i formidabili strumenti di difesa americani. Gli Stati Uniti ora devono trovare il modo di incrementare la produzione per sopperire alle carenze.

Secondo alcune fonti citate dal Wall Street Journal, negli scorsi giorni alti funzionari della difesa avrebbero tenuto colloqui relativi alla produzione di armi e altre forniture militari con i massimi dirigenti di diverse aziende automobilistiche, tra cui Mary Barra, amministratore delegato di General Motors, e Jim Farley, amministratore delegato di Ford Motor .

Il Pentagono sarebbe infatti interessato a coinvolgere le società affinché mettano a disposizione il proprio personale e la loro capacità produttiva per aumentare la disponibilità di munizioni e altre attrezzature militari, dato che la guerra in Ucraina prima e quella in Iran poi hanno notevoimente ridotto la disponibbilità di missili. Stando al al WSJ, il Dipartimento della Difesa si sta impegnando per «espandere rapidamente la base industriale della difesa sfruttando tutte le soluzioni e tecnologie commerciali disponibili per garantire che i nostri militari mantengano un vantaggio decisivo».  

Una pioggia di missili costosissimi

Mentre l'Iran utilizza prevalentemente droni Shahed dal valore di poche decine di migliaia di dollari per colpire i suoi bersagli nel Golfo, gli USA attaccanno con armi costosissime. Dall'inizio della guerra in Medio Oriente, alla fine di febbraio, gli Stati Uniti hanno lanciato circa 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio, denominati JASSM-ER (Joint Air-to-Surface Standoff Missile-Extended Range) dal costo di 1,1 milioni di dollari ciascuno e progettati per un potenziale conflitto con la Cina. Sono inoltre stati utilizzati oltre 1.000 missili da crociera Tomahawk (circa 3,6 milioni di dollari ciascuno), ovvero un numero 10 volte superiore rispetto a quelli che l’esercito acquista ogni anno.

Secondo stime interne del Dipartimento della Difesa, gli USA hanno poi utilizzato più di 1.200 missili intercettori Patriot, dal costo di oltre 4 milioni di dollari ciascuno, e più di 1.000 missili terrestri Precision Strike e ATACMS, prosciugando così le scorte di questi armamenti.

Il conflitto, rileva ancora il NYT, ha messo in luce l'eccessiva dipendenza del Pentagono da missili e munizioni eccessivamente costosi, in particolare dai sistemi intercettori di difesa aerea, nonché le preoccupazioni sulla capacità dell'industria della difesa di sviluppare armi più economiche, soprattutto droni d'attacco, in tempi molto più rapidi.

Il problema principale è che l'amministrazione Trump si aspettava di concludere l'operazione militare in breve tempo, con costi relativamente bassi. Un copione già visto in Ucraina, con il presidente russo Vladimir Putin che credeva di prendere Kiev in pochi giorni. Dopo più di 4 anni si combatte ancora nella ex Repubblica sovietica.

Miliardi di dollari in fumo

Washington sostiene di aver colpito oltre 13 mila obiettivi in Medio Oriente in 38 giorni di guerra. I funzionari citati dal NYT, però, precisano che la cifra non tiene conto dell'enorme numero di bombe e missili utilizzati: gli aerei da guerra americani e l’artiglieria colpiscono infatti più volte gli obiettivi di grandi dimensioni, come le infrastrutture energetiche o i palazzi del potere di Teheran. Tradotto: gli obiettivi colpiti sarebbero 13 mila, ma le bombe sganciate molte di più.

I funzionari del Pentagono, durante un incontro a porte chiuse a Capitol Hill a inizio marzo, avevano stimato che il costo della guerra nei soli primi 6 giorni fosse uperiore ai 11,3 miliardi di dollari. Una stima, questa, che non includeva però molte spese legate all'operazione Epic Fury, come il trasporto di equipaggiamento militare e personale in Medio Oriente.

Secondo due gruppi indipendenti di analisi la spesa americana per oltre un mese di conflitto è astronomica. Il Center for Strategic and International Studies stimava costi per 16,5 milardi di dollari in due settimane di guerra, mentre oggi l’American Enterprise Institute ritiene che l'operazione Epic Fury abbia raggiunto cifre comprese tra i 28 e i 35 miliardi di dollari, ovvero poco meno di 1 miliardo di dollari al giorno. Ed è proprio il caso di dirlo: montagne di denaro andate letteralmente in fumo.

I costi a lungo termine

Secondo la professoressa Linda Bilmes, titolare della cattedra di Politiche Pubbliche presso la Harvard Kennedy School, oltre ai missili e alle varie spese militari immediate, ci sono sempre costi a medio e lungo termine che «continuano anche dopo che è stato sparato l'ultimo colpo». Sepese che si estendono per diversi anni a venire, e includono voci come la «riparazione delle strutture e il rifornimento delle scorte con sistemi d'arma tecnologicamente molto più avanzati».

A proposito di riparazione delle strutture e delle scorte danneggiate, almeno 20 installazioni militari statunitensi (basi, alloggi, sistemi missilistici) nella regione del Golfo persico sono state danneggiate. Inoltre Washington, una volta finito il conflitto, dovrà dedicarsi alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte nella regione, probabilmente aiutando gli alleati USA colpiti dai droni iraniani, tra cui Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Poi bisogna tenere in considerazione l'assistenza ai veterani. Oggi sono decine di migliaia i soldati statunitensi impegnati nella regione, «esposti a tossine, contaminanti e rischi ambientali», i quali possono causare danni a lungo termine. In base al PACT Act, i veterani che sviluppano patologie legate ai residui chimici hanno diritto a un'indennità di invalidità a vita e all'assistenza medica.

Linda Bilmes evidenzia come il 37% dei veterani della prima Guerra del Golfo del 1991 riceve ancora oggi prestazioni di invalidità. Se dovesse scattare l'invasione dell'Iran, bisognerebbe poi calcolare le spese per gli eventuali morti e feriti americani.

Meno armi USA all'Ucraina

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha bollato come «falsa» la questione sull'esaurimento scorte, affermando che «gli Stati Uniti hanno l'esercito più potente del mondo, completamente equipaggiato con armi e munizioni più che sufficienti, immagazzinate sia in patria che in tutto il mondo, per difendere efficacemente il territorio nazionale e portare a termine qualsiasi operazione militare ordinata dal comandante in capo».

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha fatto dell’aumento della spesa per la produzione di munizioni uno degli obiettivi prioritari del suo mandato. Il Pentagono, tuttavia, è in attesa dell'approvazione del Congresso per ulteriori finanziamenti prima di poter pagare i produttori di armi per rifornire i magazzini di armamenti americani.

L’esaurimento delle scorte sarbbe un grande problema pure per l’Europa, dato che il conflitto in Iran ha portato al dirottamento dei missili destinati all’Ucraina verso il Medio Oriente. Le capacità di condurre operazioni offensive e difensive contro potenziali attacchi russi rischiano di essere compromesse.

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