La guerra in Iran peserà sulla domanda di petrolio più del previsto

L'Agenzia internazionale dell'energia (AIE) ha affermato che l'impatto della guerra in Iran sulla domanda di petrolio sarà molto più profondo di quanto avesse precedentemente previsto, mentre un possibile accordo di pace apre la strada a un nuovo eccesso di offerta l'anno prossimo.
Il consumo mondiale di petrolio calerà di 1,1 milioni di barili al giorno quest'anno, il calo più grande dalla pandemia di Covid nel 2020, poiché «i prezzi più alti dei carburanti e le interruzioni nella disponibilità dei prodotti» frenano gli acquisti, ha riportato l'agenzia in un rapporto mensile riportato da Bloomberg. In precedenza l'AIE prevedeva un calo di circa 420'000 barili al giorno.
Allo stesso tempo, la prospettiva che la riapertura dello Stretto di Hormuz permetta ai principali produttori dell'OPEC di aumentare gradualmente le esportazioni dal Golfo Persico riporta in primo piano lo spettro dell'eccesso di offerta. I prezzi del petrolio sono già crollati avvicinandosi ai livelli pre-bellici e le petroliere hanno iniziato a riposizionarsi in vista della fine del doppio blocco, con gli Stati Uniti e l'Iran pronti a firmare un accordo provvisorio venerdì.
«La nostra prima analisi dei bilanci per il 2027 mostra un significativo surplus in arrivo il prossimo anno», ha affermato l'AIE. «Questo potrebbe offrire una tregua al mercato e un'opportunità per ricostituire le scorte esaurite o per costruire nuove riserve strategiche, mentre i paesi rivedono le proprie strategie e politiche energetiche in risposta alla crisi».
Un imminente accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra durata quattro mesi, riporta ancora Bloomberg citando l'agenzia dell'ONU, potrebbe offrire un certo sollievo, sebbene la ripresa delle esportazioni sarà «graduale» anche se l'accordo dovesse reggere, poiché «le mine dovranno essere rimosse dalle principali rotte marittime e le catene di approvvigionamento impiegheranno del tempo per normalizzarsi», ha affermato ancora l'AIE. Si prevede che il ritorno ai livelli di export prebellici «richiederà almeno diversi mesi o più».
«Nonostante le significative riduzioni della domanda di greggio e prodotti raffinati, le riserve del sistema continuano a erodersi a un ritmo record», ha aggiunto l'agenzia. «Ulteriori cali nei prossimi mesi potrebbero ancora portare le scorte globali di petrolio a minimi storici prima che l'equilibrio del mercato si sposti verso un surplus verso la fine dell'anno».
Secondo l'AIE, sebbene un accordo «apra la strada a una ripresa delle esportazioni in Medio Oriente, i vincoli operativi e politici lasciano spazio a rischi al ribasso per le prospettive».