Medio Oriente

«La guerra in Iran rischia di provocare la più grave crisi energetica della storia»

Il direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), Fatih Birol, lancia l'allarme: «I politici non si sono ancora resi conto di quanto sia grave la situazione, sarà peggio degli shock energetici degli anni Settanta»
©Keystone
Red. Online
20.03.2026 17:16

La guerra in Iran rischia di provocare la più grave crisi energetica di tutti i tempi. Lo sostiene il direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), Fatih Birol. Interpellato dal Financial Times, il capo dell'AIE ha spiegato che potrebbero essere necessari «sei mesi o più» per ripristinare completamente i flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico.

Secondo Fatih Birol, il conflitto scatenato in Medio Oriente da USA e Israele rappresenta «la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia».

Birol ha affermato che il volume di gas bloccato a causa della guerra è il «doppio di quello perso dall'Europa proveniente dalla Russia nel 2022». Inoltre, il petrolio andato perduto sarebbe maggiore rispetto a quello che provocò le due crisi energetiche avvenute nel 1973 e nel 1979, le quali innescarono recessioni e razionamenti di carburante in tutto il mondo.

Le sue dichiarazioni giungono dopo una settimana in cui i prezzi del petrolio hanno raggiunto quasi i 120 dollari al barile, a seguito dei lanci di missili da parte di Israele e dell'Iran contro importanti snodi energetici del Golfo, tra cui il giacimento di gas di South Pars e l'immenso complesso di Ras Laffan in Qatar.

Stando a Birol, i politici e i mercati stanno sottovalutando la portata della crisi. Il problema, inoltre, diventerà sempre più grave ogni giorno che i flussi energetici provenienti dal Medio Oriente, che esporta un quinto del petrolio e del gas mondiale, resteranno interrotti a causa del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. «La gente capisce che si tratta di una sfida enorme, ma non sono sicuro che la gravità e le conseguenze della situazione siano ben comprese», ha dichiarato al FT.

Anche se il conflitto finisse in tempi brevi e lo Stretto venisse riaperto, secondo Birol, «ci vorrà molto tempo» per rimettere in funzione gli impianti di petrolio e gas, molti dei quali sono stati chiusi o sono rimasti seriamente danneggiati. «Alcuni siti impiegheranno sei mesi per tornare operativi, altri molto di più», ha spiegato.

Le minacce dell'Iran di bombardare le navi hanno bloccato «arterie vitali» e stanno compromettendo l'approvvigionamento mondiale di fertilizzanti per la coltivazione, prodotti petrolchimici per la plastica, prodotti per il settore dell'abbigliamento e dell'industria manifatturiera, nonché zolfo ed elio. «Si tratta di materie prime cruciali per l'economia globale», ha constatato ancora il capo dell'AIE.

Ma quindi bisogna tornare sul mercato russo? «No», secondo Birol. In questo senso, l'esperto ha esortato i politici europei a non allentare le restrizioni sul gas di Mosca, affermando che non dovrebbero ripetere l'errore di dipendere eccessivamente dai flussi energetici provenienti dalla Russia.

Stando alle previsioni di Birol, in risposta alla guerra in Iran, il mondo potrebbe reagire con un rinnovato impulso alla transizione verso le energie rinnovabili, una crescita dei veicoli elettrici, una espansione dell'energia nucleare, ma anche con un ritorno all'utilizzo di carbone al posto del gas.

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