La guerra in Iran si intensifica e il prezzo del petrolio torna a salire

Non si vede la fine della guerra in Iran, mentre gli scontri tra Israele e Hezbollah, nonostante la tregua annunciata dal presidente USA Donald Trump, sono continuati pure questa notte. Le ostilità nel Golfo Persico si sono nuovamente intensificate, con lanci di missili e droni iraniani contro le basi americane in Bahrein, in Kuwait e altri obiettivi nella regione. Il Comando militare centrale americano (Centcom) ha fatto sapere che tutti gli attacchi sono stati sventati o sono falliti. Sullo sfondo delle tensioni tra Washington e Teheran, i negoziati restano in fase di stallo.
Stando al Centcom, due missili iraniani lanciati contro il Kuwait sono esplosi in volo, mentre diversi missili balistici diretti verso obiettivi regionali non hanno raggiunto il bersaglio. Tre missili diretti in Bahrein sono invece stati intercettati.
Le autorità militari americane hanno fatto sapere che le forze armate hanno anche abbattuto droni iraniani che stavano prendendo di mira navi civili nelle acque regionali e soldati USA in Kuwait. Le truppe statunitensi hanno effettuato attacchi sull'isola di Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz, in seguito a tentativi di attacco da parte dell'Iran.
Il Kuwait ha annunciato la sospensione dei voli commerciali dopo che droni iraniani hanno colpito l'aeroporto del Paese, ferendo diverse persone. Il portavoce del Ministero della Difesa, Abdulaziz Al-Otaibi, ha dichiarato che diversi velivoli «ostili» hanno preso di mira l'edificio passeggeri dell'aeroporto internazionale del Kuwait, danneggiandolo gravemente e ferendo «diverse persone».
Secondo i media statali iraniani, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha attaccato il quartier generale della Quinta Flotta statunitense, situato in Bahrein, nonché una base aerea e degli elicotteri in un Paese non specificato, utilizzando missili e droni in risposta a quello che i Pasdaran hanno descritto come un attacco statunitense a una torre di comunicazione a sud di Qeshm.
I media iraniani hanno pure riferito che la marina delle Guardie Rivoluzionarie ha bombardato un'imbarcazione identificata come «Panaya» in risposta a quello che ha definito un attacco statunitense contro una petroliera iraniana vicino a Hormuz. «Compromettere la sicurezza dello Stretto di Hormuz avrà un prezzo elevato per l'esercito statunitense», hanno tuonato i Pasdaran. Il Centcom ha comunque fatto sapere che tutti gli attacchi sono falliti e che le forze statunitensi sono pronte a respingere «l'ingiustificata aggressione iraniana».
Gli attacchi di questa notte, evidenzia la Reuters, hanno fatto salire i prezzi del petrolio di oltre l'1%. Questa mattina si è registrato un nuovo aumento sui mercati delle materie prime: il WTI con consegna a luglio è scambiato a 95,17 dollari al barile con una crescita dell'1,50% mentre il Brent con consegna ad agosto è scambiato a 97,38 dollari al barile con un avanzamento dell'1,44%.
La scorsa settimana Iran e Stati Uniti hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo preliminare per porre fine alla guerra. Tuttavia, le due parti non hanno ancora firmato un’intesa definitiva.
Da metà marzo, Trump ripete costantemente di essere vicino a un accordo che porrebbe fine ai combattimenti e consentirebbe ai negoziatori di affrontare questioni in sospeso, tra cui il futuro del programma nucleare iraniano. Per il tycoon impedire a Teheran di dotarsi di un’arma atomica è la massima priorità.
Teheran, dal canto suo, sta cercando di ottenere l'accesso a miliardi di dollari di entrate petrolifere, deroghe sulle esportazioni di greggio, la revoca del blocco statunitense sui suoi porti e il mantenimento della sua influenza sullo Stretto di Hormuz, da cui, prima della guerra, transitava il 20% del petrolio e gas naturale liquefatto globale.
Intanto gli scontri nel Libano meridionale tra Israele e Hezbollah proseguono. Ieri, dopo l’annuncio di tregua da parte di Trump, Tel Aviv ha continuato a bombardare diverse città nel sud del Paese dei cedri. Questa notte l’artiglieria israeliana ha preso di mira la città di Blat, nel distretto di Marjayoun, mentre una forte esplosione è stata udita nella vicina città di Dibbine.
Hezbollah ha invece affermato di aver lanciato 13 attacchi contro le forze israeliane nel Libano meridionale, prendendo di mira assembramenti di truppe, veicoli militari e posti di comando dell'esercito. Il gruppo terroristico ha dichiarato che i suoi combattenti hanno utilizzato salve di razzi, artiglieria, missili guidati e droni d'attacco per contrastare le posizioni israeliane.
Le operazioni, stando ad Al-Jazeera, hanno visto intensi scontri in diversi settori chiave nella regione meridionale del Paese, invasa dalle forze israeliane. A Haddatha e nella zona di al-Balou, Hezbollah avrebbe colpito diversi carri armati dello Stato ebraico e fatto esplodere un veicolo militare, costringendo le truppe di Tel Aviv a fermare l'avanzata e a ritirarsi sotto la copertura dei raid aerei dell'aviazione israeliana.
Ulteriori bombardamenti si sarebbero concentrati sulle forze israeliane posizionate intorno allo storico Castello di Beaufort e nella città di Biyyada.
