La leggenda di Christian De Sica «gay»

Christian De Sica è gay? I tanti che girano intorno a questa domanda, con insinuazioni e battutine, dovrebbero avere almeno il coraggio di farla. La risposta è no, data da De Sica stesso più volte, ma la notizia non è questa, bensì che un argomento del genere ancora nel settembre 2025 faccia notizia. Non soltanto per De Sica, ma per praticamente qualunque personaggio famoso che entri nel meccanismo «mio cugino mi ha detto che» e abbia paura delle reazioni del proprio pubblico.
«Il caso» del giorno
Uno dei casi mediatici del giorno, caso peraltro noto soprattutto a noi infelici che guardiamo i trend di Google, è facilmente raccontabile. Da qualche circola sul web una foto delle vacanze in barca di De Sica, nei pressi di Capri, che lo ritrae insieme a un uomo, con la mano sulla spalla come la si potrebbe mettere a un amico. Non un uomo misterioso, ma un collega attore, Francesco Bruni, che in molti hanno visto insieme a De Sica in Cortina Express, recentissimo cinepanettone con qualche ambizione. Tanto è bastato per far diventare virali questi post, grazie anche alla segnalazione di Giuseppe Candela, e per fargli generare migliaia di commenti di grana grossa, a volte grossissima. Piccolo dettaglio: mentre scrivevamo queste righe non abbiamo trovato la foto sui profili Instagram di De Sica e di Bruni, ma tutto sembra tranne una foto rubata.
Tutte le bugie
In ogni caso un delirio di reazioni a cui il settantaquattrenne De Sica, uomo di mondo, ha dato l’importanza che meritano, cioè zero. Anche perché in passato ha dovuto sopportare le voci più disparate su di lui, riguardanti non soltanto la sfera sessuale, ma anche i miliardi che il padre gli avrebbe lasciato in Svizzera (menzogna colossale: Vittorio De Sica al casinò aveva perso tutto e anche di più), le raccomandazioni (da giovane senza ingaggi dovette andare a lavorare in Venezuela, lavoro trovatogli da Adriano Aragozzini, e senz’altro deve più a Sapore di mare che al cognome) e ovviamente gli amanti, a prescindere dal matrimonio con Silvia, sorella di Carlo Verdone, e dai due figli. Ma il professionista del «mio cugino mi ha detto che» ha sempre l’ultima parola, e davanti alla famiglia si risponde quasi in automatico con un sorrisino di compatimento e con la parola magica, «copertura».
L'amico Paolo Conticini
Si arriva addirittura al punto di far coincidere i personaggi con le persone, quindi se uno interpreta un serial killer automaticamente deve essere, nella vita di tutti i giorni, un po’ un serial killer. Qualcosa del genere è avvenuto anni fa con Paolo Conticini, altro collega e amico, con De Sica che in un’intervista concessa a Diva & Donna fu chiarissimo: «Io e Paolo amanti? Questa fregnaccia pazzesca mi è rimasta addosso da quasi vent’anni, da quando ho fatto il film Uomini, Uomini, Uomini, storia di quattro amici omosessuali, e sono diventato amico di Paolo. Lui è un uomo serio, perbene, a cui voglio molto bene. Sono molto attaccato a quest’uomo da quella volta che ho rischiato seriamente di morire. Capodanno del Duemila, a Cortina esco di casa con mia figlia per vedere i fuochi d’artificio e mi arriva un petardo dritto in un occhio. Una tragedia. Lui mi era grato. L’avevo fatto lavorare nel cinema quando era un ragazzetto che mi faceva d’autista, prima ancora si arrangiava da buttafuori. Mi è stato vicino con mia moglie al Policlinico Gemelli per quattro mesi e mezzo. Non lo posso dimenticare. Mi faceva la barba, mi puliva il sedere. Paolo è più di un amante. È come un altro fratello. Tu pensa che i miei figli lo chiamano zio. Questo è un rumor che può molestare mia moglie, i miei figli. A me non frega niente. Il punto è un altro. Se hai successo, denaro, una bella famiglia, finisce che stai sulle palle a molti».
«Papà, so’ moderno. Castigo la straniera e vado a letto con Zartolin»
Parlando di De Sica e gay la citazione d’obbligo non è quindi per la realtà, ma per la sua arte, che ha forse toccato il punto più alto in Vacanze di Natale, in cui De Sica-Roberto Covelli, fidanzato con Karina Huff-Samantha (In Sapore di mare era sempre fidanzata con De Sica, ma si chiamava Susan), viene trovato dai genitori a letto con il maestro di sci Zartolin, spiegando così la situazione: «Papà, so’ moderno. Castigo la straniera e vado a letto con Zartolin. Pensa che ci diamo ancora del lei… Zartolin, tenga, la mutanda». In questa battuta c’è tanto dei Vanzina ma tantissimo di De Sica, al tempo stesso rappresentante (come attore) del maschio italiano con un pensiero fisso e dissacratore di quel modello attraverso decine di personaggi cialtroni.
Le interviste-spiegazione
Tornando al web, negli ultimi anni sono aumentati in maniera esponenziale i personaggi del mondo dello spettacolo costretti a precisare di non essere gay, al di là dell’esserlo o meno. Casi di sicuro più numerosi dei coming out, sia pure fuori tempo massimo, alla Tiziano Ferro. Da Tom Cruise a Harry Styles, da George Clooney a Shawn Mendes, da Di Caprio a Bruno Mars a tanti altri, lo schema è sempre lo stesso: la voce quasi sempre infondata che cresce sui social network sulla base di una foto sfocata, il consiglio dei manager, l’intervista addomesticata e penosa (anche per il giornalista), in certi casi anche una fidanzata o una moglie, magari contrattualizzata, che esce dal cilindro. Perché i massimi sistemi sono una cosa, la vendita di un prodotto un’altra: la stragrande maggioranza del pubblico è etero e istintivamente si identifica di più in personaggi etero, senza dare giudizi di valore. Un marketing che porta lontano, anche per altri argomenti, e di cui tutti parlano malvolentieri: chi si occupa di moda sa benissimo quando si paghi, in termini di vendite, mettere in copertina un modello o una modella di colore.
Nel mondo dello sport
Se nel mondo dello spettacolo la fama di gay può creare qualche problema, ma tutto sommato nessuno drammatico (e De Sica lo ha ammesso, non avrebbe alcun problema nel dire di essere gay perché fa l’attore), la situazione cambia in ambienti di lavoro ordinari e in altri sotto i riflettori, come quello dello sport. Anni fa Alex Del Piero fu paparazzato in barca insieme a un uomo, a cui spalmava la crema. Si scopri solo dopo che si trattava di suo fratello, ma intanto per giorni non si parlò d’altro. E i tanti campioni visti a Milano con l’immancabile e fantomatico «modello di Armani»? Un Armani, fra parentesi, che ha parlato apertamente della sua bisessualità soltanto a quasi 90 anni. In concreto, in un’Italia in cui il 9% della popolazione fa parte del mondo LGBT (non solo gay, quindi), sondaggio IPSOS del 2023, solo un calciatore di Serie A su 500 si è dichiarato gay, Jakub Jankto. Nei giorni scorsi Fabrizio Corona ha dichiaro che 4 giocatori su 11 dei titolari dell’Inter sono gay, così come tre fra i più grandi nomi della Serie A. Abile uomo di comunicazione, Corona conosce bene i tifosi: pochi, anche fra i più liberali, vorrebbero essere identificati con una «squadra di gay» e alla fine il problema non è qualche vile davanti a uno schermo ma ciò che giudichiamo «normale» o «non normale». Su tutto, però, dovrebbe prevalere un principio, valido sia per gay sia per etero: farsi i fatti propri. Parlare della propria sessualità non deve essere un obbligo, come sembra sia diventato. Meglio, anche nella vita civile, il Don’t ask, don’t tell di Colin Powell.
