Il caso

La minaccia, silenziosa ma costante, della flotta russa nel nord dell'Atlantico

La potenza marittima della Russia, negli ultimi tempi, è stata sottostimata: ma la tensione, nelle acque dell'Europa settentrionale, rimane particolarmente alta
©ALEXANDER KAZAKOV / SPUTNIK / KR
Red. Online
25.04.2026 21:00

Mentre i riflettori sono puntati sul conflitto in Medio Oriente, un'altra «minaccia alla sicurezza globale» si sta diffondendo, silenziosamente, nel nord Europa. O, per meglio dire, nell'Oceano Atlantico settentrionale. È in quest'area, infatti, che Mosca sta sviluppando tecnologie nuove e sempre più sofisticate per la sua marina. Come sottolinea un articolo di Bloomberg, dal momento che le forze terrestri e aeree russe sono, da anni, impegnate in Ucraina, la potenza marittima della Russia sta venendo sottostimata. Ma, in realtà, il potere sottomarino di Putin è una minaccia sempre più concreta. 

Come ricorda, ancora, Bloomberg, Putin ha infatti investito «risorse significative» nella ricostituzione della marina russa dopo il suo declino post-sovietico. Negli anni, dunque, sono state aggiunte alla flotta diverse nuovi navi, oltre a moderni sottomarini nucleari entrati in servizio nell'ultimo decennio. Una strategia, questa, in contrasto con quella degli Stati Uniti, che godono ancora di un leggero vantaggio numerico sulla Russia, dai tempi della Guerra Fredda, ma che ora si trovano in difficoltà con la costruzione di sottomarini a causa di una grave carenza di manodopera. 

Sorveglianza e cooperazione

Mosca, diversamente, in questi anni non è rimasta ferma. Anzi, ha continuato a sviluppare imbarcazioni da aggiungere alla sua flotta. E come hanno rivelato, sempre a Bloomberg, alcuni funzionari militari, queste nuove navi sono «efficaci, pesantemente armate e difficili da localizzare». Proprio per queste ragioni, la tensione nel nord dell'Atlantico rimane particolarmente alta, così come l'attenzione degli Stati NATO – in particolare Stati Uniti, Norvegia e Regno Unito – che si preparano a rispondere in maniera «decisa» alle minacce russe. Intensificando la sorveglianza, ma anche la cooperazione. Basti pensare che, a inizio aprile, il Regno Unito, in collaborazione con la Norvegia, ha annunciato di aver sventato un'operazione segreta russa che prendeva di mira le infrastrutture sottomarine nelle acque britanniche, dopo che un sottomarino d'attacco russo è stato individuato mentre entrava nelle acque internazionali nell'estremo nord. 

Non solo: la minaccia sottomarina russa è ancor più estesa. Fino a Murmansk, nell'Artico russo, dove la «Flotta del Nord» viene considerata «il pilastro della deterrenza nucleare russa e il fiore all'occhiello della marina». Che si trovino nelle acque attorno alla penisola di Kola – sede di una delle più grandi concentrazioni di armi nucleari al mondo –, verso l'Atlantico settentrionale, o sotto la calotta polare, questi sottomarini sono «l'espressione più muscolare della potenza marittima di Putin». E anche una minaccia che diventa, anno dopo anno, sempre più potente. «Sono bravi», ha dichiarato a Bloomberg Rune Andersen, comandante del quartier generale congiunto norvegese di Reitan. «Credo che molti di noi siano rimasti piuttosto sorpresi dalla mancanza di competenza e dalle prestazioni delle forze russe dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte di Putin nel 2022», ha dichiarato Andersen in un’intervista «Non estendo questa valutazione alla flotta sottomarina. Si tratta infatti delle unità prioritarie dell’esercito russo». La struttura di Reitan, a pochi chilometri da Bodø, raccoglie dati da sensori provenienti dal fondale marino fino allo spazio, li analizza alla ricerca di anomalie e individua minacce come le navi della flotta ombra.

Gli «occhi della NATO» nel Nord

Come detto, Putin ha dedicato sforzi «notevoli» alla ricostituzione della marina militare russa. E ora, nonostante gli occhi del mondo siano puntati sul Medio Oriente, la NATO e la Russia si ritrovano ad affrontare qualcosa di simile a un ritorno alla guerra antisommergibile dell'era della Guerra Fredda, nell'Atlantico settentrionale. 

Non solo. Mosca sta dedicando molte delle sue energie anche alla costruzioni di basi militari e infrastrutture per affermare il proprio controllo sulla rotta marittima settentrionale e per assicurarsi gli stock ittici, il petrolio, il gas e i minerali sottomarini, in una regione, come quella artica, che si sta riscaldando più velocemente rispetto al resto del mondo. 

Proprio per queste ragioni, l'Europa sta dimostrando di volersi assumere maggiori responsabilità nell'Artico e di coordinarsi con la Norvegia, che si autodefinisce «gli occhi e le orecchie della NATO nel Nord».

Sempre secondo Andersen, ai sottomarini russi sono assegnate aree operative nell'Atlantico, il che rende la loro rotta di transito prioritaria una questione di come raggiungere tali zone senza essere individuati. A tal proposito, il ministro della Difesa norvegese Tore O. Sandvik ha dichiarato che Oslo e, in generale, la NATO «stanno monitorando i sottomarini 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l'anno». «Non perdiamo di vista quei sottomarini».