La pericolosa disinformazione sull’epidemia di Ebola

Il 17 maggio il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che l’epidemia di Ebola in Congo e in Uganda costituisce un’Emergenza di Salute Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC), la massima allerta prevista dal Regolamento Sanitario Internazionale. L’epidemia è diversa dalle precedenti di Ebola perché è alimentata dal virus Bundibugyo, per il quale al momento non esistono né vaccini né terapie approvate.
L’attenzione pubblica globale sulla notizia e lo stato di incertezza della situazione nei due Paesi africani hanno portato, come spesso accade, alla diffusione di disinformazione che punta da un lato a negare la gravità della situazione dall’altro a proporre cure e trattamenti alternativi non scientificamente provati.
L’epidemia è una messinscena
Una foto condivisa sui social media è stata presentata come prova che l’attuale epidemia di Ebola sarebbe tutta una messinscena. Nell’immagine si vedono alcune persone con tute protettive entrare in una stanza, mentre sullo sfondo compare una donna con un semplice camice bianco, senza dispositivi di protezione. Secondo chi ha diffuso il contenuto, questa apparente incongruenza dimostrerebbe che il rischio sanitario non sarebbe reale.
L’immagine però è stata presentata in maniera ingannevole. Lo scatto è tratto da un servizio del telegiornale tedesco Tagesschau del 21 maggio 2026 sul ricovero a Berlino di un medico statunitense affetto da Ebola e proveniente dal Congo.
Nel filmato originale, mentre viene mostrata la scena diventata virale, compare chiaramente la scritta «Archiv» (in italiano, «immagini di archivio»): infatti, le immagini non erano state registrate durante il recente ricovero del paziente statunitense in Germania, ma provenivano da un servizio del 2018 del telegiornale RBB che documentava un’esercitazione del personale medico nel reparto ospedaliero di isolamento speciale. Un portavoce di ARD, l’emittente pubblica del notiziario Tagesschau, ha confermato che la scena mostrava una simulazione medica di 8 anni fa e non una situazione reale.
Il trattamento con vitamina D3 e zinco
Diversi post sui social hanno rilanciato un video del medico statunitense Vladimir Zelenko, che in passato ha pubblicizzato trattamenti non comprovati contro la Covid-19; nel video, Zelenko sostiene che i virus a RNA a singolo filamento, come Ebola e hantavirus, ma anche la Covid-19, possano essere prevenuti o curati semplicemente assumendo vitamina D3 e zinco.
Tuttavia, le affermazioni di Zelenko non sono supportate da prove scientifiche e derivano da una semplificazione errata del funzionamento dei virus. Esperti di virologia e malattie infettive hanno spiegato ai fact-checker di AFP che, sebbene vitamina D e zinco possano avere alcune proprietà antivirali e immunomodulanti, non esistono evidenze scientifiche che siano trattamenti efficaci contro Ebola o hantavirus.
I virus a RNA a filamento singolo «rappresentano un gruppo di agenti patogeni estremamente eterogeneo, caratterizzato da notevoli differenze» e pertanto «non possono essere ragionevolmente ridotti a un approccio terapeutico universale basato sui micronutrienti», ha affermato il virologo Ishmael Aziati, docente di medicina presso la Washington University di St. Louis, Stati Uniti.
