Il punto

La preoccupazione della Svezia: «Sottomarini russi avvistati quasi settimanalmente»

Intervistato dal Guardian, il capo delle operazioni della marina svedese, Marko Petkovic, ha affermato che la Russia sta «rafforzando continuamente» la propria flotta nella regione - Secondo il think tank CEPA, Stoccolma ricopre un ruolo fondamentale nella difesa delle rotte di rifornimento nel Baltico
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Red. Online
07.12.2025 09:30

C'è preoccupazione a Stoccolma. La presenza di sottomarini russi nel Mar Baltico è ormai una costante per la marina svedese, che parla di incontri «quasi settimanali» con unità di Mosca. Intervistato dal Guardian, il capo delle operazioni della marina svedese, il capitano Marko Petkovic, ha affermato che la Russia sta «rafforzando continuamente» la propria flotta nella regione, un processo che prosegue da anni e che ha portato a un aumento significativo delle segnalazioni di mezzi subacquei nelle acque vicine alla Svezia. Non a caso: la topografia subacquea dell’area, caratterizzata da fondali irregolari, agevola la capacità dei sottomarini di nascondersi, rendendo la sorveglianza un compito sempre più impegnativo.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, ogni anno un sottomarino Classe Kilo sarebbe prodotto, tra San Pietroburgo e l’enclave di Kaliningrad, in un programma di aggiornamento costante di navi e sistemi. Un potenziamento, questo, che secondo Petkovic, non solo potrebbe non arrestarsi in caso di cessate il fuoco fra Russia e Ucraina, ma potrebbe addirittura accelerare, con Mosca che avrebbe maggiori risorse da destinare al Baltico. Per questo, ha spiegato l'ufficiale svedese, la marina di Stoccolma prevede di «continuare a crescere» e ampliare la propria capacità di monitorare l’intero scenario regionale.

Il ruolo della Svezia

Recentemente entrata nella NATO, la Svezia si è trovata, nell'ultimo anno, sempre più spesso impegnata a contrastare operazioni di guerra ibrida nella regione: sospette operazioni con droni, presunti sabotaggi alle infrastrutture sottomarine, e - ne abbiamo parlato a più riprese - la crescente presenza di petroliere della cosiddetta «flotta ombra» russa, vecchie navi civili che, insieme a trasportare greggio per evitare sanzioni internazionali, possono essere utilizzate da Mosca anche per operazioni di sabotaggio.

Nonostante oggi otto Stati sul Baltico appartengano alla NATO, il vantaggio geografico non garantisce un controllo automatico dell’area, evidenzia una recente analisi del think tank Center for European Policy Analysis (CEPA). Aerei e missili basati a terra, unità di superficie e i già citati sottomarini Classe Kilo possono colpire rapidamente le rotte di rifornimento dirette verso Lettonia, Lituania, Estonia e Finlandia, tutte fortemente dipendenti dal traffico marittimo. Un contesto fragile, evidenzia il CEPA, nel quale la Svezia è diventata un perno del sistema logistico atlantico grazie al porto di Göteborg, snodo essenziale tra Mare del Nord e Baltico. Per questa ragione anche le flotte dell'Alleanza stanno crescendo: Stoccolma, secondo gli analisti del think tank, sta costruendo quattro nuove fregate antiaeree e tre sottomarini A-26. Danimarca, Polonia, Norvegia, Finlandia e Germania hanno a loro volta in programma un'espansione delle proprie marine. 

Recentemente, ha spiegato il Guardian, l'esercitazione Playbook Merlin 25, ospitata dalla Svezia, ha riunito nove Paesi alleati per addestrarsi alla guerra antisommergibile. L’aumento della vigilanza sembra già produrre effetti: dall’avvio dell’operazione Baltic Sentry, a gennaio, non sono stati registrati nuovi incidenti ai cavi sottomarini, segnale – secondo Petkovic – che l’attenzione dell’Alleanza sta contribuendo a rendere più sicuro il traffico marittimo e a scoraggiare comportamenti rischiosi.

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