Tensioni

La protesta contro la guerra in Iran arriva a Capitol Hill: «Nessuno vuole combattere per Israele»

Brian McGinnis, veterano dei Marines, interrompe un'udienza della sottocommissione per le Forze Armate del Senato: «L'America non vuole i suoi figli in guerra» - Polemiche per l'intervento di polizia e di un senatore: «Gli hanno rotto un braccio»
Michele Montanari
05.03.2026 11:44

Momenti di tensione ieri a Capitoll Hill, quando un veterano dei Marines ha interrotto un'udienza per protestare contro l’intervento americano in Iran in collaborazione con Israele. Ad oggi, sono 6 i soldati USA rimasti uccisi in Medio Oriente sotto il fuoco iraniano.

L'incidente è avvenuto durante un'udienza della Sottocommissione per le Forze Armate del Senato americano. Circa 30 minuti dopo l'inizio dell'udienza, Brian McGinnis, un veterano dei Marines candidatosi per il Partito Verde alle elezioni del 3 novembre 2026 per rappresentare la Carolina del Nord al Senato, ha iniziato a urlare: «L'America non vuole mandare i suoi figli e le sue figlie in guerra per Israele».

Alcuni agenti della polizia del Campidoglio sono subito intervenuti nel tentativo di portare McGinnis fuori dall'aula. L’uomo si è quindi aggrappato a una porta, urlando: «Nessuno vuole combattere per Israele». Gli agenti sono stati aiutati pure dal senatore repubblicano del Montana Tim Sheehy, il quale ha cercato di trascinare fuori dalla stanza il manifestante, la cui mano si è però incastrata tra lo stipite e la porta. L’uomo, successivamente, ha affermato di essersi fratturato un braccio, mentre gli agenti lo hanno accusato di averli «aggrediti violentemente». La vicenda ha sollevato un aspro dibattito sui social media, con molti utenti indignati per il trattamento riservato a un ex sergente dei Marines (che in quel momento indossava pure l'uniforme).

I filmati diffusi da diversi media americani smentiscono la versione della polizia: McGinnis, che presta servizio come vigile del fuoco dal 2008, sembra opporre resistenza passivamente, senza aggredire nessuno. Dopo esser stato scortato fuori dall’aula, in un video diffuso dai media USA si sente il veterano affermare di avere il braccio sinistro rotto. Durante la concitata scena, prontamente filmata, un testimone in aula urla: «La sua mano! Oh mio Dio! Un senatore gli ha rotto la mano».

Mark Elbourno, un funzionario del Partito Verde che gestisce la sua campagna al Senato, ha dichiarato alla CBS News che McGinnis è stato «arrestato e trasportato al George Washington University Hospital».

La polizia del Campidoglio degli Stati Uniti ha fatto sapere che il veterano dei Marines deve rispondere di tre capi d'imputazione per aggressione a un agente di polizia, tre capi d'imputazione per resistenza all'arresto e un capo d'imputazione per assembramento, ostruzione e disturbo per aver interrotto l'udienza della commissione.

Secondo Elbourno, l’intento di McGinnis era quello di fare pressione sul Senato affinché interrompesse i finanziamenti per la guerra contro l'Iran al fianco di Israele perché «non poteva più sopportare le loro bugie». Aggiungendo: «Non ha aggredito nessuno, voleva solo essere ascoltato, parlando forte e chiaro. In realtà è stato aggredito. Gli hanno rotto un braccio».

Per la polizia del Campidoglio, invece, McGinnis «ha messo tutti in una posizione pericolosa opponendo e contrastando violentemente i tentativi dei nostri agenti di farlo uscire dall'aula». E ancora: «Il suo  braccio si è incastrato in una porta mentre cercava di resistere ai nostri agenti per farsi strada di nuovo nell'aula dell'udienza». I tre agenti di polizia, si legge infine, «sono stati curati per le ferite dai servizi medici di emergenza locali».

Il senatore Tim Sheehy, dal canto suo, ha spiegato su X  di essere intervenuto perché McGinnis stava «reagendo» contro la polizia e lui cercava di «dare una mano» per «calmare la situazione».

«Questo signore è venuto al Campidoglio in cerca di uno scontro, e lo ha ottenuto», ha scritto Sheehy. Sui social molti utenti hanno contestato il senatore, arrivando a chiederne le dimissioni, per il trattamento riservato a un ex sergente dei Marines, ricordando inoltre che 6 soldati americani sono morti nell'attacco di un drone iraniano in Kuwait.

Quanto accaduto testimonia chiaramente quanto la popolazione sia frantumata sull’intervento statunitense in Iran. Stando a un recente sondaggio Reuters-Ipsos, solamente il 27% degli americani sostiene l'attacco ordinato dal presidente Donald Trump in Medio Oriente.

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