La protesta degli studenti riparte in Serbia e punta alle elezioni

In Serbia il movimento di protesta guidato dagli studenti è ripartito, e si prepara a un salto di qualità politico. Nuovo obiettivo: presentarsi alle prossime elezioni politiche, che siano anticipate o meno. E, tornato sotto i riflettori in questi giorni per una serie di proteste, si dà appuntamento a Belgrado per un confronto in piazza con la gente martedì 27 gennaio.
Dieci giorni prima c'è stata la ripartenza, nel luogo simbolo: la città settentrionale di Novi Sad, nella ricca Voivodina, dove tutto era partito nel novembre del 2024, innescato dal crollo della tettoia nella stazione che uccise 16 persone e che scatenò la rabbia contro la corruzione, pervasiva e consociativa, sostanza di cui si nutre, nella visione del movimento, uno stato autocratico che riduce sempre più gli spazi di libertà.
A Novi Sad il movimento è tornato e da lì è ripartito. In questi giorni poi gli studenti hanno ingaggiato un braccio di ferro con lo Stato, tentando di occupare la facoltà di Filosofia per protestare contro il licenziamento di una docente, Jelena Kleut, che aveva preso apertamente posizione per la loro causa. Alla fine uno sgombero forzato da parte di centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa, mentre il giorno dopo una combattiva assemblea studentesca ha deciso di bloccare l'attività accademica lanciando un appello alla mobilitazione alle altre università, da Belgrado a Kragujevac a Niš: «Solidarizzate con noi». Ma da Novi Sad è anche partita la lunga marcia verso le elezioni, segnando il passaggio dal movimento «blokadero» dall'opposizione dura e pura al governo di Aleksandar Vučić e a tutto il sistema politico ed economico alla fase propositiva, partecipativa.
La manifestazione di sabato scorso, intitolata «Cosa significa vittoria?» e tenuta nella centrale Piazza della Libertà della seconda città serba, ha ribadito come punti di partenza due principi, nuclei embrionali di un futuro programma elettorale: una legge che sancisca la rimozione dei funzionari compromessi , la cosiddetta 'lustracija' (letteralmente «purificazione», «pulizia» o «piazza pulita»), e una seconda legge (detta «all'italiana») che imponga l'obbligo di certificare l'origine di beni, patrimoni e proventi. «'Lustracija' non significa vendetta. Significa purificazione di una società, ripulirla dalle cattive pratiche, dalle ingiustizie che tutti avete sperimentato. Da tutto ciò che il sistema precedente ha lasciato alle spalle. È un modo per la società di purificarsi e ricominciare da capo, lasciandosi alle spalle il brutto passato», ha affermato l'avvocata Tanja Arsić, citata dall'emittente N1, collegata alla Cnn e vicina all'opposizione, che segue passo passo il movimento di protesta.
Vucic non ha ancora detto quando si terranno le prossime elezioni, che il movimento di protesta vorrebbe anticipate. Ma ci sono indicazioni che potrebbero tenersi fra la fine del 2026 e l'inizio del prossimo anno. Sono elezioni che Vučić e la sua coalizione, secondo molti osservatori, potrebbero perdere. E il Paese è quindi entrato di fatto in una campagna elettorale non ufficiale, a bassa intensità ma senza risparmio di colpi bassi. In questo contesto, il programma elettorale, si spiega nella galassia di siti e di social blokaderi, verrà svelato e perfezionato un po' alla volta. Martedì prossimo, per esempio, si parlerà di istruzione. E anche i possibili candidati per il Parlamento sono rigorosamente segreti. Per ora il movimento non ha né leader riconosciuti, né portavoce, almeno ufficialmente.
E se anche ce ne fossero, non se ne conosce l'identità: nessuno vuole infatti essere prematuramente 'bruciato', esposto al fango della macchina propagandistica e dei media filo-governativi. Quindi, avanti tutta con il tam-tam sui social.