La squadra di Elisabeth Borne in campo all’insegna dell’equilibrio

Guardando la composizione del nuovo Governo francese, sembra quasi che le nomine siano arrivate con il gioco delle sedie. A gestire la musica il presidente Emmanuel Macron, attento ad interromperla solamente quando i «pesi massimi» in carica si trovavano vicini ai loro posti. Così, il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, quello dell’Interno, Gerald Darmanin e il guardasigilli Eric Dupond-Moretti hanno mantenuto le poltrone, mentre intorno a loro andava in scena il valzer tra un dicastero e l’altro. Poche le «new entry» nell’Esecutivo guidato dalla premier Elisabeth Borne, ancor meno le sorprese. Segno che il capo dello Stato recentemente rieletto ha preferito non correre rischi, mantenendo gli stessi equilibri del precedente mandato.
Gli Esteri tra le eccezioni
Tra le eccezioni c’è quella del Ministero degli esteri: l’ambasciatrice di Francia nel Regno Unito, Catherine Colonna, tornerà a Parigi per prendere il posto di Jean-Yves Le Drian. Per uno dei dicasteri più strategici in un momento di crisi internazionale come quello attuale, Macron ha scelto una diplomatica navigata, con una lunga carriera alle spalle che conta anche una missione a capo dell’Ambasciata in Italia tra il 2014 e il 2017. Oltre a dover gestire una pila di dossier ultrasensibili come la guerra in Ucraina e le tensioni nel Sahel, Colonna dovrà anche affrontare il malcontento all’interno del Quai d’Orsay per la riforma del corpo diplomatico per la quale è previsto uno sciopero il 2 giugno.
Ma la nomina più inaspettata è quella di Pap Ndiaye all’Istruzione. Di origini senegalesi da parte di padre, l’accademico 56.enne specialista di minoranze e della storia sociale degli Stati Uniti ha fatto sobbalzare l’estrema destra d’Oltralpe. «La prima pietra della decostruzione del nostro Paese», ha tuonato Marine Le Pen, mentre l’ultraconservatore Eric Zemmour le faceva eco. Ndiaye, poco conosciuto dal grande pubblico, in passato ha denunciato la presenza di un «razzismo strutturale in Francia» dalle colonne di Le Monde e nel 2012 ha sostenuto la candidatura del socialista François Hollande all'Eliseo. Un profilo radicalmente opposto da quello del predecessore, Jean -Michel Blanquer, quest’ultimo considerato come un tecnocrate della scuola pubblica e contestato per le sue recenti riforme. Sono il simbolo «della meritocrazia ma forse anche della diversità», ha detto il neo-nominato ministro durante il passaggio di consegne, promettendo un «dialogo con tutta la comunità educativa». Per il resto, si è trattato più di un rimpasto dei soliti nomi legati alla macronia. Agnès Pannier-Runacher passa dall’Industria alla Transizione energetica, mentre quella ecologica sarà affidata alla collega Amélie de Montchalin, fino ad oggi alla guida della Funzione pubblica. Alla Difesa va invece Sebastien Lecornu, che abbandona l’Oltremare, dove si insedia Yael Braun-Pivet. A gestire la delicata riforma delle pensioni sarà Olivier Dussopt, che va la Lavoro.
Per qualcuno, è stata anche un’occasione per uno scatto di carriera. Gabriel Attal lascia all’ormai ex sottosegretaria Olivia Grégoire l’incarico di portavoce per prendere quello dei Conti pubblici, mentre Clement Beaune passa dal ruolo di sottosegretario a ministro delegato, sempre di questioni europee. Un dicastero è andato poi a Stanislas Guerini, fedelissimo della prima ora, alla guida della Funzione pubblica, dopo aver gestito per anni La République en Marche, il partito della maggioranza. Allo Sport, invece, c'è Amélié Pudéa-Castera, ex compagna di corso di Macron all’Ena, fino ad oggi alla guida della Federazione francese di Tennis, sport nel quale ha un passato da professionista.
Età media inferiore ai 48 anni
Una squadra di governo bilanciata sul piano della parità di genere, sebbene solo un dicastero di peso, quello degli Esteri, sia a guida femminile. L’età media è leggermente inferiore ai 48 anni, cosa che lo rende il secondo Esecutivo più giovane della Quinta Repubblica. Adesso, però, Macron dovrà dimostrare con la nuova équipe di essere in grado di mantenere la promessa di «reinventare» un nuovo mandato, con un passo differente rispetto al precedente, meno verticale e più aperto alle varie sensibilità. Un modo per contrastare gli estremismi incarnati a destra da Le Pen e a sinistra dal leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon. In quest’ottica spetterà proprio alla prima ministra Borne incarnare il nuovo slancio e, soprattutto, rispondere alle richieste più urgenti dei francesi. Prima fra tutte quella sul potere d’acquisto, principale fonte di «preoccupazione», come riconosciuto dalla stessa premier che dovrà elaborare entro l’estate un pacchetto di misure destinato a calmierare i costi in bolletta. La prossima tappa è prevista per giugno con le legislative, primo test a caldo per Macron dopo la scelta del nuovo governo.