Solidarietà

La Svizzera mobilita 80 soccorritori per il Venezuela: «Le prime 72 ore saranno decisive»

Dopo il duplice terremoto che ha causato almeno 164 vittime, la Catena svizzera di salvataggio partirà nella notte con otto cani e 18 tonnellate di materiale — Dal centro operativo di Zurigo le testimonianze degli uomini impegnati nella missione
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Red. Online
25.06.2026 22:07

La Svizzera si mobilita per il Venezuela, colpito da un violento duplice terremoto che, secondo l'ultimo bilancio, ha provocato almeno 164 morti. In seguito all'appello internazionale lanciato dalle autorità di Caracas, la Confederazione ha attivato la Catena svizzera di salvataggio: una squadra composta da 80 specialisti, otto cani da ricerca e 18 tonnellate di attrezzature partirà nella notte tra oggi e domani alla volta del Paese sudamericano.

La missione avrà il compito di cercare, estrarre e soccorrere le persone ancora intrappolate sotto le macerie. Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), al momento non risultano vittime di nazionalità svizzera, mentre proseguono le verifiche sui circa mille cittadini elvetici registrati nel Paese.

«Saremo sicuramente tra i primi ad arrivare sul posto»

Dal punto di raccolta della spedizione, 20 Minuten ha seguito gli ultimi preparativi e raccolto le dichiarazioni del caposquadra Sebastian Eugster. «Saremo sicuramente tra i primi ad arrivare sul posto», ha affermato il responsabile della missione. «Le alte temperature rappresenteranno una sfida importante: il calore resta intrappolato tra le macerie e il rischio di disidratazione è elevato». Nonostante le difficoltà operative, Eugster si è detto fiducioso, richiamando l'esperienza maturata in precedenti interventi internazionali. «In Turchia siamo riusciti a salvare persone vive anche dopo cinque giorni. Per questo restiamo ottimisti».

Allestire il maggior numero possibile di postazioni operative

Una volta atterrata in Venezuela, la squadra svizzera si dirigerà immediatamente verso l'area assegnata. «L'obiettivo è allestire il maggior numero possibile di postazioni operative e salvare vite umane», ha spiegato ancora Eugster, ricordando che le prime 72 ore dopo un sisma rappresentano una finestra temporale decisiva per il ritrovamento dei sopravvissuti.

La spedizione partirà con un ingente quantitativo di materiale tecnico. «Disponiamo di attrezzature per effettuare perforazioni e rimuovere detriti pesanti», ha precisato il caposquadra. Nel carico figurano inoltre sistemi di illuminazione che consentiranno ai soccorritori di operare anche durante la notte.

Ultime procedure prima della partenza

Nel frattempo, i militi stanno completando le ultime procedure prima della partenza: controlli medici, compilazione della documentazione necessaria e preparazione dell'equipaggiamento specialistico. Parallelamente, diverse organizzazioni umanitarie svizzere hanno già stanziato fondi d'emergenza e avviato raccolte di solidarietà per sostenere la popolazione colpita.

«La routine non esiste, ma l'esperienza aiuta»

Tra i soccorritori in partenza c'è anche Karin Bauer, membro del Team di coordinamento internazionale del Servizio svizzero di soccorso. Intervistata da 20 Minuten, ha raccontato di affrontare la missione con una maggiore serenità rispetto al passato, pur senza sottovalutarne le difficoltà. «La routine non esiste in questo genere di interventi, ma quando si è già vissuta un'esperienza simile si è sicuramente meno nervosi», ha spiegato. Lo stesso, aggiunge, vale anche per i familiari che restano a casa.

Bauer, alla sua prima missione con il Servizio svizzero di soccorso ma non alla prima operazione internazionale, ammette di provare comunque una certa tensione. A rassicurarla è però la presenza di molti colleghi già conosciuti: «Ritrovare volti familiari aiuta a creare fiducia. Lo spirito di squadra è fondamentale durante un intervento come questo: bisogna sostenersi a vicenda».

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