L’AIE libera 400 milioni di barili dalle riserve strategiche

I 32 Paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) hanno deciso «all’unanimità» di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche. Si tratta della più grande operazione di questo tipo nella storia dell’organizzazione, riferisce l’AFP citata dal Blick. L’obiettivo è compensare la carenza di approvvigionamento causata dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, ha spiegato in un videomessaggio il direttore esecutivo Fatih Birol. È la sesta volta che l’agenzia coordina uno sblocco congiunto delle scorte.
Leader riuniti
Sempre mercoledì i leader del G7 – Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Canada – si riuniranno su iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron per discutere le conseguenze economiche del conflitto e le possibili misure di mitigazione, in particolare sul fronte energetico, secondo quanto indicato dall’Eliseo e ripreso dall’AFP. Il petrolio copre quasi un terzo del fabbisogno energetico mondiale ed è essenziale per i trasporti e per numerosi prodotti di uso quotidiano. Per questo gli Stati, soprattutto quelli che non producono greggio, mantengono scorte di sicurezza per far fronte a crisi geopolitiche o interruzioni delle forniture.
Oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza
Fondata nel 1974 dopo la crisi petrolifera, l’AIE riunisce una trentina di Paesi che hanno l’obbligo di detenere riserve pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette. I membri dispongono complessivamente di oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, a cui si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall’industria su obbligo governativo, riferisce l’AFP. Sui mercati, intorno alle 14.30 ora svizzera, il Brent del Mare del Nord guadagnava il 3,21% a 90,62 dollari al barile, mentre il WTI americano saliva del 3,09% a 86,03 dollari, in un contesto di forte volatilità dei prezzi energetici.
Tensioni
Le tensioni restano elevate in alcune regioni. In Asia, più dipendente dal petrolio mediorientale, la compagnia di navigazione Maersk teme difficoltà di approvvigionamento di carburante. La Cina avrebbe inoltre chiesto alle principali raffinerie di sospendere temporaneamente le esportazioni di diesel e benzina, mentre Paesi come Bangladesh e Myanmar stanno introducendo misure per preservare le proprie riserve, riferisce ancora l’AFP.
