Il caso

L'allarme degli ambientalisti: «La Arctic Metagaz è una bomba a orologeria»

Cresce la preoccupazione verso la petroliera russa che, da giorni, si trova alla deriva nel Mediterraneo – A bordo si continuano a sentire rumori simili a esplosioni, che non fanno altro che aumentare le paure per un possibile disastro ambientale
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Red. Online
19.03.2026 13:30

L'attenzione sulla Arctic Metagaz rimane altissima. Parliamo della petroliera battente bandiera russa che, da settimane ormai, si trova alla deriva, senza equipaggio, nel Mediterraneo. La nave – che fa parte della «flotta ombra» russa – è stata gravemente danneggiata a inizio marzo, presumibilmente durante un attacco di droni. Da quel momento, l'imbarcazione viene continuamente monitorata: al momento dell'attacco, a bordo della Arctic Metagaz erano infatti presenti 450 tonnellate di olio combustibile, 250 tonnellate di gasolio e grandi quantità di gas naturale. I rischi legati all'impatto ambientale, in questi giorni, non sono mai stati sottovalutati. Ma con il passare delle ore, come sottolinea il Blick, la situazione si fa sempre più tesa. Tanto che, secondo gli ambientalisti, la Arctic Metagaz assomiglia sempre più a «una bomba a orologeria galleggiante». 

La minaccia, insomma, si fa sempre più concreta. Secondo quanto si legge sui media russi, dalla nave fantasma si continuano a sentire rumori simili a esplosioni. Di più, dalle immagini satellitari è visibile una grossa crepa vicino alla linea di galleggiamento della nave, il cui scafo è stato annerito da numerosi incendi. 

I riflettori rimangono quindi puntati sul relitto, che attualmente si trova a circa 50 miglia nautiche a sud-ovest di Malta, tra le isole italiane di Lampedusa e Linosa. Una delle aree, come riferiscono gli ambientalisti, più ricche di biodiversità del Mediterraneo. Proprio per questo motivo, una potenziale perdita di liquidi o, peggio ancora, un'esplosione della nave, potrebbe avere «conseguenze catastrofiche». 

Al momento, l'Unione Europea osserva la situazione «con crescente preoccupazione». Italia, Francia e altri sette Stati membri hanno rivolto un appello urgente alla Commissione europea, parlando di un «pericolo immediato e grave». Dal canto suo, il governo russo ha sottolineato di «avere il controllo della situazione in quanto Stato di bandiera», seppur affidando la responsabilità agli Stati costieri di scongiurare una catastrofe ambientale. «Secondo le norme internazionali, la prevenzione dei danni ambientali spetta agli Stati costieri», ha dichiarato Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo.

Da un lato, a Malta le squadre di soccorso sono pronte a intervenire. Ma solo nel caso in cui la Arctic Metagaz entri nelle acque territoriali. La questione relativa alla responsabilità di salvataggio, al momento, rimane infatti critica, dal momento che la petroliera si trova in acque internazionali.