Midterm

Le elezioni viste dal console svizzero: «Un'America stanca della polarizzazione»

Il ticinese Rolf Ott, console generale ad Atlanta, racconta il clima politico negli Stati Uniti: dalla propaganda aggressiva al peso del denaro, fino alla possibile svolta democratica in Texas - «La gente ne ha abbastanza»
©JIM LO SCALZO
Mattia Sacchi
04.11.2026 01:00

Negli Stati Uniti la politica non sembra conoscere tregua. La campagna elettorale invade televisioni e radio, i candidati investono cifre enormi per attaccare gli avversari e, tra gli elettori, all'entusiasmo sembra essersi sostituita una crescente stanchezza. È il clima che Rolf Ott, console generale svizzero ad Atlanta, ha incontrato nei suoi primi mesi negli Stati Uniti, viaggiando attraverso gli undici Stati del Sud affidati alla sua rappresentanza diplomatica. Un'America che il diplomatico ticinese ha raccontato agli studenti dell'Università della Svizzera italiana di Lugano, intervenendo in videoconferenza durante la notte dedicata alle elezioni di metà mandato. E nella quale, al di là della sfida tra democratici e repubblicani, emerge soprattutto un sentimento di insoddisfazione.

«Parlando con gli americani, percepisco una certa insoddisfazione per la direzione che sta prendendo il Paese, per le condizioni economiche e per l'estrema polarizzazione politica. Ho incontrato persone che mi hanno detto di averne abbastanza. Questa contrapposizione continua porta a percepire l'altro in maniera molto più negativa di quanto non sia realmente».

Il malcontento economico resta centrale. Inflazione e costo della vita continuano a orientare le preoccupazioni degli elettori, ma questa volta il dibattito sembra essersi allargato. «Sono rimasto molto sorpreso da un sondaggio di Fox News che indicava la corruzione del governo come la principale preoccupazione degli elettori. Tra l'88 e il 90% degli intervistati si dichiarava estremamente o molto preoccupato. Se a questo aggiungiamo decisioni impopolari dell'amministrazione, come la guerra in Iran, e il sostegno ai grandi centri dati, poco apprezzati soprattutto nelle comunità rurali della Georgia, abbiamo tutti gli ingredienti per una reazione elettorale contro il partito che occupa la Casa Bianca».

Un'insoddisfazione che sembra aver modificato anche il significato attribuito al voto. «Alcuni osservatori interpretano queste elezioni come un referendum sulla direzione del Paese e sul secondo mandato di Trump. Secondo diverse analisi, il sentimento contrario all'amministrazione non rappresenta tanto un'adesione al programma democratico, quanto il desiderio di limitare il potere del presidente e punire il partito al governo per l'aumento del costo della vita e l'instabilità. Qualcuno mi ha fatto notare che normalmente una campagna elettorale, soprattutto presidenziale, è accompagnata da entusiasmo e ottimismo. Questa volta, invece, prevale una sensazione di urgenza e preoccupazione».

Il confronto con la Svizzera diventa particolarmente evidente quando si osservano gli strumenti della campagna elettorale. «Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere ciò che più mi ha sorpreso, direi pubblicità. Non potete immaginare quanto sia stata intensa nelle ultime due o tre settimane. Alla radio, in televisione, ovunque. Si comincia attaccando l'avversario, elencando tutto ciò che avrebbe fatto di sbagliato, per poi sostenere che si saprà fare meglio. Non ero abituato a questo modo di fare politica, così aggressivo. Sembra che queste saranno le elezioni di metà mandato più costose della storia. Pensate che una sola persona, Elon Musk, ha destinato 474 milioni di dollari ai candidati repubblicani. Ed è soltanto una persona».

Una dimensione economica che convive con meccanismi di trasparenza ai quali il diplomatico non era abituato. «Durante una cena a Orlando ho incontrato una candidata a una piccola carica locale. Mi ha mostrato il suo sito, dove era possibile vedere quanto denaro avesse raccolto. L'ho trovato molto interessante: è qualcosa di diverso rispetto alle nostre abitudini».

Tra gli Stati seguiti dal console, il Texas rappresenta una delle sfide più interessanti. Qui il democratico James Talarico tenta di conquistare un seggio al Senato in un territorio che da quasi quarant'anni elegge soltanto repubblicani. «Talarico sta conducendo una buona campagna. Si presenta come un centrista, dice di voler parlare a tutti, indipendentemente dall'appartenenza politica. Il suo messaggio si concentra sulla corruzione e sul peso del grande denaro. E sembra che le persone lo stiano ascoltando. In uno Stato così fortemente repubblicano è sorprendente. Se dovesse vincere, sarebbe un momento davvero storico. L'ultima volta che il Texas ha eletto un senatore democratico era il 1988».

Ma Ott invita alla prudenza. «I sondaggi non sono risultati. Gli esperti indicano una probabilità relativamente alta che la Camera passi ai democratici. La domanda è quanto ampia sarebbe questa maggioranza: due o tre seggi oppure un vantaggio molto più consistente?».

Più incerta la situazione al Senato. «Qualche mese fa si parlava di tre o cinque Stati realmente competitivi. Ieri ho letto un'analisi che ne indicava addirittura dodici. Sarà molto interessante vedere cosa accadrà».

Oltre al Texas, il diplomatico seguirà con attenzione la Georgia, dove si vota anche per il governatore, e i risultati delle aree suburbane della Florida. «Nei giorni successivi alle elezioni guarderò soprattutto a tre gruppi: i giovani tra i 18 e i 30 anni, gli elettori ispanici e gli indipendenti. Voglio capire in quale direzione si saranno spostati, soprattutto dopo il sostegno che una parte dei giovani e degli ispanici aveva dato a Trump nel 2024».

I cambiamenti della politica americana coinvolgono inevitabilmente anche le relazioni con la Confederazione. Ma per Ott la missione della diplomazia rimane la stessa, indipendentemente da chi occupa la Casa Bianca. «Noi diplomatici lavoriamo con i governi e difendiamo gli interessi della Svizzera. Questo non cambia. Può cambiare il modo in cui lo facciamo, ma non la nostra missione fondamentale».

Seguire le elezioni, del resto, rientra pienamente nei compiti delle rappresentanze diplomatiche. «La Convenzione di Vienna ci autorizza a raccogliere informazioni, anche sugli sviluppi politici. Per questo possiamo osservare le elezioni e confrontarci con gli attori politici».

Infine, uno sguardo al futuro, perché negli Stati Uniti il risultato delle midterm sarà soltanto una tappa di un confronto politico destinato a proseguire.

«Questa notte è importantissima, ma bisognerà seguire anche ciò che accadrà nei prossimi due mesi, fino al 3 gennaio, quando entreranno in carica i nuovi eletti. E non dimentichiamo che negli Stati Uniti, dopo un'elezione, si pensa già a quella successiva. Come si dice negli States, After the election is before the election: dal 4 novembre comincerà di fatto la campagna per le presidenziali del 2028».

In questo articolo: