L'analisi

Le sorti della guerra in Ucraina minano gli equilibri del Cremlino

Nelle ultime settimane l’Ucraina ha riconquistato pezzi di territorio a nord del Donbass e ha lanciato un attacco con i suoi droni contro infrastrutture strategiche oltre i confini della Russia - Decisivo il fatto che Kiev non debba più chiedere l’autorizzazione per l’uso del proprio armamento
Il potere di Vladimir Putin sembra essere meno solido a causa del fallimento della guerra contro l’Ucraina. ©MAXIM SHIPENKOV / POOL
Dario Campione
19.05.2026 06:00

«La serie di attacchi ucraini del 16 e17 maggio ha dimostrato che la Russia non è in grado di difendere efficacemente la propria capitale, una debolezza che ha generato una notevole frustrazione nello spazio informativo ultranazionalista russo. La risposta del Cremlino agli attacchi finora è stata attenuata e volta a minimizzare l’impatto dei bombardamenti con i droni, in contrasto con quanto scritto dai milblogger», i canali Telegram sui quali scorre quotidianamente, impietosa, la vita reale dei soldati al fronte.

Dall’inizio del conflitto, l’Institute for the Study of War (ISW) - think tank statunitense di orientamento conservatore con sede a Washington, D.C. fondato nel 2007 dalla storica militare Kimberly Kagan - è il canale d’informazione più autorevole su quanto accade sul terreno in Ucraina.

Ogni giorno, l’ISW pubblica un rapporto basato su più fonti, molte delle quali dirette. E da settimane, questi rapporti descrivono un andamento della guerra molto diverso da quello propagandato dai media russi. L’Ucraina non soltanto non perde più territorio, ma ne ha addirittura riconquistato una piccola parte.

Secondo gli analisti ISW, tre giorni fa «l’alto comando militare russo ha presentato per il quinto mese consecutivo una valutazione molto imprecisa della situazione sul campo di battaglia, affermando assurdamente che le forze russe stanno avanzando a ovest di Kupyansk, città che in realtà non hanno preso. Il capo di Stato maggiore, il generale dell’Esercito Valery Gerasimov, incontrando il raggruppamento occidentale russo delle forze armate il 16 maggio ha fatto una serie di false affermazioni sulla situazione nelle direzioni di Kupyansk, Borova e Lyman. Gerasimov ha affermato che le forze russe stanno avanzando a ovest di Kupyansk in direzione di Shevchenkove», cosa non vera. «Gerasimov - continua l’ISW - ha affermato anche che le forze russe sono entrate a Velyka Shapkivka (a nord-ovest di Kupyansk); hanno conquistato tutta Borova (a sud di Kupyansk) e Kutkivka (a nord di Kupyansk); e hanno occupato circa il 50% di Shyikivka (a sud-est di Borova) e l’85% di Lyman. ISW ha osservato prove che dimostrano che le forze russe non mantengono posizioni consolidate all’interno di Kupyansk e che solo pochi infiltrati russi rimangono in città».

Colpire Mosca

Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli (IISS), da anni si occupa di difesa e di Strategic Intelligence. Con Tommaso A. De Filippo ha da poco pubblicato Minacce ibride. Dinamiche strategiche, implicazioni geopolitiche ed economiche del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca (Paesi Edizioni).

«Oltre alla parte di territorio a nord del Donbass riconquistato dall’Ucraina - dice D’Arrigo al Corriere del Ticino - nello scenario attuale è soprattutto variata la capacità dell’Ucraina di portare la guerra oltre i confini, di colpire con i suoi droni persino Mosca. Il conflitto, ora, è in Russia. E i cittadini economicamente stremati dalle sanzioni, ne toccano con mano le conseguenze».

Il presidente Vladimir Putin, dice ancora D’Arrigo, «è il primo leader russo dopo gli zar ad avere esteso il territorio del Paese, ma questo allargamento dei confini è diventato, paradossalmente, un asset strategico di debolezza. Con i propri sistemi d’arma, l’Ucraina è in grado di colpire le infrastrutture energetiche e logistiche in territori russi lontani migliaia di chilometri dall’Ucraina, che Mosca non riesce a difendere».

Non solo: contrariamente a quanto avvenuto nei primi anni di guerra, «l’Ucraina non deve più chiedere permesso per utilizzare armi che sono sue. Sin qui, i missili americani o le dotazioni fornite dall’Europa non potevano essere usati in territorio nemico, ma unicamente nel proprio. Un controsenso assoluto, che Kiev ha superato», aggiunge D’Arrigo.

Le cose, insomma, sono cambiate. «L’Ucraina si è dimostrata militarmente alla pari con la Russia. E questo è uno shock enorme per la società russa». Si spiegano così anche le parole dello stesso Putin relative a una possibile, prossima fine della guerra. Per quanto, l’apertura del leader del Cremlino sia tutta da chiarire: «Le richieste massimaliste della Russia a Kiev non si sono spostate di un millimetro». Certo è, sottolinea ancora D’Arrigo, che «il fallimento strategico della “Operazione militare speciale” in Ucraina ha fatto saltare ogni equilibrio interno ed esterno al Cremlino, minando gli accordi tra le fazioni dominanti al vertice russo e dando spazio a diffidenza e tensioni tra il presidente Putin e i membri della sua cerchia originaria».

Le quattro fazioni

Cerchia che D’Arrigo scompone in quattro fazioni, tutte «discendenti» da un «progenitore comune: il KGB. Dal 12 giugno 1991 governano la Federazione Russa la fazione di Pietroburgo, rappresentata proprio da Putin; la fazione di Mosca, che era la più potente, l’ala militare, probabilmente ancora capeggiata dall’ex ministro della Difesa Sergej Šojgu; la fazione della “Famiglia”, rappresentata dall’ex presidente Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio per la sicurezza nazionale e falco della guerra; e la fazione del generale Alexander Korzhakov, ex generale del KGB, che è stato guardia del corpo, confidente e consigliere di Boris Yeltsin per undici anni».

Un’alleanza, questa delle quattro fazioni, nata all’ombra della Direzione generale sovietica della maskirovka strategica, il famigerato GUSM, l’unità segreta dello Stato maggiore sovietico istituita negli anni ’60 e riattivata nel 1986 dal maresciallo Nikolai Ogarkov.

Maskirovka, ovvero mascheramento: il GUSM lavorava sulla disinformazione e la manipolazione dell’intelligence per ingannare i nemici. E Vladimir Putin, dice D’Arrigo, «ha eccelso nel portare avanti la maskirovka, il cui obiettivo principale è ricostituire una versione moderna e tecnologica dell’URSS, ricostruendo le capacità di influenza strategica della Russia attraverso un’aggressiva politica basata sulla guerra cinetica e ibrida, potenziando la disinformazione, l’uso geopolitico delle risorse energetiche, l’accesso illimitato al denaro e l’influenza strategica sulle “élite” occidentali».