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Le teorie cospirative sull’11 settembre che non muoiono mai

Sono passati 25 anni dall’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, ma le teorie del complotto che mettono in dubbio la sua ricostruzione ufficiale non hanno mai smesso di circolare
© REUTERS/Brad Rickerby
Facta.News
11.09.2026 18:02

Sono passati 25 anni dall’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, ma le teorie del complotto che mettono in dubbio la sua ricostruzione ufficiale non hanno mai smesso di circolare. 

Nonostante sia stato appurato che i due grattacieli del World Trade Center sono crollati in seguito all’impatto di due aerei dirottati dai terroristi islamici legati ad Al Qaeda, non mancano le teorie cospirative secondo cui il crollo sarebbe stato pianificato e che le élite statunitensi e israeliane sarebbero dietro all’attentato. 

L’esplosione controllata

Da anni circolano vari claim secondo cui il crollo delle Torri Gemelle sarebbe stato causato da un’esplosione controllata. A sostegno di questa tesi c’è un video in cui dei pompieri evacuano un edificio a causa di un allarme bomba, presentato come la «prova censurata» della demolizione controllata delle Torri Gemelle. 

Si tratta di un filmato reale ma presentato in maniera fuorviante. Le immagini mostrano infatti dei pompieri che evacuano un edificio a causa di un allarme bomba, ma non si trovano presso il World Trade Center: sono state registrate l’11 settembre 2001, ma nei pressi della Stuyvesant Public School, a circa 800 metri dalle Torri. La corrispondenza di elementi architettonici visibili nel video e le testimonianze dell’epoca confermano che la scuola fu evacuata dopo un allarme bomba poco dopo il crollo delle Torri Gemelle.

La ricostruzione ufficiale del National Institute of Standards and Technology (Nist) attribuiscono il crollo delle torri ai danni provocati dall’impatto degli aerei e agli incendi successivi, e il rapporto della Federal Emergency Management Agency (Fema) ha evidenziato il ruolo del carburante degli aerei nell’alimentare gli incendi e il conseguente cedimento strutturale.

I servizi segreti israeliani

Un’altra teoria che circola da anni sostiene che gli attacchi siano stati organizzati dai servizi segreti israeliani. La storia è alimentata dalla falsa notizia secondo cui circa 4.000 dipendenti di origine israeliana non si sarebbero recati al World Trade Center quel giorno. 

La notizia è falsa. Delle 2.071 vittime dell’11 settembre che lavoravano al World Trade Center, 119 sono state confermate come ebree e si ritiene che almeno altre 72 lo fossero.

Secondo una ricerca condotta dalla BBC, ciò costituirebbe il 9,2 per cento delle vittime totali, dato sostanzialmente in linea con il 9,7 per cento della popolazione pendolare di New York che all’epoca si riteneva fosse di fede ebraica. Secondo altre stime, invece, le vittime ebree potrebbero essere state ben 400, smentendo ulteriormente la storia falsa.

L’assicurazione stipulata prima degli attacchi

Sempre da svariati anni circola anche la storia che Larry Silverstein, imprenditore americano che nel giugno 2001 aveva firmato un contratto di locazione per gli edifici del World Trade Center, avesse acquistato un’assicurazione contro il terrorismo poco prima degli attentati. Questo elemento sarebbe quindi la prova che Silverstein era a conoscenza degli attacchi dell’11 settembre prima che avvenissero. 

La notizia è fuorviante. Innanzitutto, va tenuto presente che quando si parla di “copertura assicurativa contro il terrorismo”, ci si riferisce in realtà a una copertura che non prevede un’esclusione relativa all’evenienza di attacchi terroristici. Stando all’Insurance Information Institute, quasi tutte le polizze assicurative commerciali vendute negli Stati Uniti prima dell’11 settembre 2001 non escludevano gli incidenti terroristici, e quindi li coprivano: il rischio, infatti, era considerato estremamente remoto. Lo stesso World Trade Center era completamente coperto da questo punto di vista quando fu oggetto di un attentato terroristico nel 1993. Anche all’epoca gli assicuratori dovettero quindi versare un risarcimento stimato in 510 milioni di dollari. 

Dopo gli attentati dell’11 settembre, Silverstein chiese alle compagnie assicurative un risarcimento doppio rispetto a quello previsto dalla polizza assicurativa, sostenendo che l’impatto dei due aerei costituissero due distinti eventi assicurativi. La richiesta non era quindi legata a una presunta conoscenza preventiva, ma alla necessità di finanziare la ricostruzione e rispettare gli impegni finanziari nei confronti dei finanziatori, dei coinvestitori, e della Port Authority, alla quale doveva versare un canone di locazione pari a 10 milioni di dollari al mese. Alla fine il tribunale concesse a Silverstein un risarcimento di 4,55 miliardi di dollari, inferiore ai 7,1 miliardi inizialmente richiesti.