Carburante

L’Europa spremuta fino all’ultima goccia di diesel

Il Vecchio continente è l'area del mondo più esposta al rincaro causato dalle turbolenze geopolitiche: «È una crudele ironia: l'economia europea subisce le conseguenze della guerra in Medio Oriente più degli USA, che l'hanno provocata»
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Michele Montanari
23.09.2026 10:30

L'Europa è la regione del mondo più esposta all’esplosione dei prezzi del diesel. Gli automobilisti del Vecchio continente pagano in media 19 euro in più alla pompa di carburante, mentre i camionisti fino a 236 euro in più a settimana a causa delle turbolenze geopolitiche che stanno sconvolgendo il mondo. È quanto emerge da uno studio della ONG European Federation for Transport and Environment (T&E) che ha preso in esame i Paesi membri dell’Unione europea. E la Svizzera - lo vediamo ogni volta che ci rechiamo al distributore - non fa eccezione.

Stando ai più recenti rilevamenti del TCS, il diesel in territorio elvetico costa ormai in media 2,46 franchi al litro, ovvero 5 centesimi in più rispetto alla fine della scorsa settimana, quando era già stato raggiunto il primato storico di 2,41 franchi al litro. Un prezzo persino più elevato dei 2,40 franchi registrati nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. Anche la benzina ha visto lievitare il prezzo: la senza piombo 95 ha raggiunto 2,14 franchi, mentre per la 98 si pagano in media 2,25 franchi.

Tornando allo studio di T&E, i prezzi record del diesel costano all'Europa ulteriori 203 milioni di euro al giorno. La guerra in Medio Oriente scatenata dagli Stati Uniti e Israele con gli attacchi sull’Iran e l'interruzione dell'attività di molte raffinerie russe, colpite dai droni ucraini, hanno causato una carenza di prodotti petroliferi raffinati. Il divario tra i prezzi del greggio, già elevati, e quelli dei prodotti raffinati, soprattutto del gasolio, si è ampliato ulteriormente. E la situazione, sottolinea la ONG, rischia di acuirsi ulteriormente finché le tensioni geopolitiche non saranno risolte, ad esempio con la completa riapertura dello Stretto di Hormuz.

L'andamento dei prezzi alla pompa dipende in gran parte dalle quotazioni del petrolio, dal cambio e dalle imposte applicate nei singoli Paesi. Le difficoltà legate al flusso di idrocarburi (da Hormuz transita circa il 20% del petrolio globale) continuano a influenzare i mercati energetici. Per gli automobilisti, dunque, i prezzi potrebbero rimanere sotto pressione anche nelle prossime settimane. Stando al report di T&E, se l'attuale sovrapprezzo del diesel dovesse rimanere in vigore fino a Natale, l'UE avrebbe speso la stessa la cifra prevista per un piano di incentivo alla rottamazione da 2.000 euro per tutte le auto diesel con più di 15 anni.

Secondo la ONG, è necessario correre ai ripari, e alla svelta. Ad esempio, aumentando rapidamente la diffusione di veicoli elettrici attraverso programmi di rottamazione e norme più severe sulle emissioni di CO2, così da proteggere il Vecchio continente dai prezzi alle stelle del carburante. Inutile dire che c’è pure chi gongola per questa situazione: le raffinerie di idrocarburi stanno realizzando profitti record, con le compagnie petrolifere che hanno raddoppiato gli utili trimestrali in Europa a scapito dei consumatori. Niente di nuovo sotto il sole, insomma.

L'UE è particolarmente esposta all’aumento dei prezzi perché è fortemente dipendente dal diesel. Il traffico su strada rappresenta la stragrande maggioranza del consumo di gasolio nell'UE. Una parte consistente di questo consumo è destinata al trasporto merci, con gli autotrasportatori che ora pagano oltre 236 euro a settimana in costi aggiuntivi, mentre gli automobilisti sborsano in media 19 euro in più ogni volta che fanno rifornimento, si legge nel rapporto.

Secondo Antony Froggatt, direttore senior di T&E, «la strategia europea di "dieselizzazione", durata decenni, si sta ritorcendo contro di noi. L'aumento dei prezzi alla pompa sta mettendo sotto pressione i consumatori, mentre i maggiori costi di trasporto fanno lievitare il prezzo di tutto il resto. È una crudele ironia che gli Stati Uniti siano meno vulnerabili a una crisi da loro stessi creata, mentre l'economia europea ne subisce ancora una volta le conseguenze. La soluzione è chiara: ogni veicolo diesel che sostituiamo con uno elettrico significa un risparmio di mille litri di petrolio». Gli esperti di T&E propongono dunque due soluzioni, una a breve termine e una sul lungo periodo. La prima prevede la riduzione della velocità autostradale di 10 km/h, la guida in modalità ecologica (per le vetture dotate di questa opzione) e il car sharing. Tali misure, si legge, potrebbero ridurre il consumo di diesel del 15%. A lungo termine, invece, l'elettrificazione del parco auto ridurrebbe significativamente la domanda di carburante. E ancora: i profitti straordinari delle compagnie petrolifere dovrebbero essere reinvestiti per proteggere i cittadini da futuri shock petroliferi. Insomma, gli scettici del cambiamento climatico sono avvisati: se non per la salvaguardia del pianeta, lo si faccia per le finanze sotto pressione dei cittadini europei.

Ma quali sono i Paesi più colpiti dal caro carburante? In Germania e nei Paesi Bassi si registrano alcuni dei prezzi più elevati d’Europa: rispettivamente 2,19 e 2,31 franchi al litro di gasolio. Il valore più elevato, oggi, si registra in Danimarca, dove la benzina costa circa 2,40 franchi al litro e il diesel 2,48 franchi. Per quanto riguarda i Paesi al confine con la Svizzera, in Austria, la benzina 95 viene indicata a circa 1,81 franchi al litro, mentre il diesel si attesta a 2,05 franchi. Per il diesel, invece, è più conveniente l'Italia, con un prezzo medio di circa 2,02 franchi al litro. Anche la benzina, a 1,91 franchi, rimane più economica rispetto alla Confederazione. In Francia le differenze sono più contenute: circa 2,05 franchi per la benzina e 2,17 per il diesel. D'altronde, il Paese guidato da Emmanuel Macron ospita quasi un quinto di tutti i veicoli alimentati a gasolio del Vecchio continente.

In Svizzera, al momento non sono previsti sgravi fiscali, ma diversi atti parlamentari chiedono un intervento del Consiglio federale. A tal proposito, Antony Froggatt ha evidenziato: «I politici stanno valutando tagli alle accise sui carburanti, che non faranno altro che prolungare la crisi e scaricare il peso sui contribuenti. Il sostegno dovrebbe essere mirato agli automobilisti a basso reddito. Più a lungo si protrae il conflitto in Medio Oriente, più alto diventerà il sovrapprezzo del diesel in Europa. Investire ora in programmi di rottamazione inizierà a dare i suoi frutti rapidamente». Intanto, nella prima metà del 2026, le otto più grandi compagnie petrolifere hanno realizzato profitti extra per 7,5 miliardi di euro nell'UE. Per Froggatt è necessario «tassare questi profitti straordinari e usarli per finanziare l'elettrificazione».