Il ritratto

L’incubo di Bibi si chiama Gadi Eisenkot

Chi è lo sfidante di Netanyahu alle prossime elezioni - E perché rischia di farcela
Matteo Generali
06.09.2026 06:00

l prossimo 27 ottobre il popolo di Israele sarà chiamato alle urne per il rinnovo dei 120 seggi della Knesset, il parlamento. In vista del voto, mentre la posizione del premier Benjamin Netanyahu appare più fragile, cresce la figura di Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (IDF) e leader di Yashar!, il partito da lui fondato nel 2025. Eisenkot si propone come possibile alternativa centrista all’attuale primo ministro, forte della propria esperienza militare e di un profilo considerato più moderato. Ma le interpretazioni sul suo conto restano divergenti: se alcuni lo descrivono come una figura pragmatica, capace di intercettare l’elettorato moderato, altri lo considerano una versione più rassicurante, ma non necessariamente più distante, dalla linea securitaria e conflittuale dell’attuale premier.
Sul piano internazionale, la vittoria di Eisenkot potrebbe essere accolta con un sospiro di sollievo dai Governi coinvolti nella guerra in Medioriente viste le posizioni meno estremiste rispetto a quelle dell’attuale primo ministro. Diversa la situazione per gli apparati militari: la visione dell’ex capo dell’IDF, infatti, rimane profondamente ancorata alla dottrina di sicurezza della destra israeliana.
Di seguito, una selezione di articoli, un collage che tratteggia, restituisce l’identikit personale e politico dell’ex-militare.

Superato anche Naftali Bennet

«A quattro mesi (ora due; ndr)dalle elezioni israeliane, lo scenario politico sta cambiando. La coalizione del primo ministro uscente, Benjamin Netanyahu, è da tempo in difficoltà nei sondaggi. Per oltre un anno, il principale sfidante è stato Naftali Bennett, un esponente della destra che aveva già spodestato Netanyahu nel 2021. Ma un altro candidato sta superando Bennett in molti sondaggi recenti, diventando la principale minaccia per il primo ministro in carica: Gadi Eisenkot».
The Economist

La commissione d'ichiesta

«Il probabile principale rivale di Netanyahu, il cui background contrasta nettamente con quello dell’attuale primo ministro, si impegna a istituire la commissione d’inchiesta statale per quanto successo il 7 ottobre, ad ampliare i ranghi delle Forze di difesa israeliane, a porre un limite al servizio dei riservisti (il richiamo annuale per l’esercito, ndr)».
Michael Bachner, The Times of Israel

L’amara scoperta

«Dopo quarantuno anni nelle Forze di difesa israeliane, incluso un periodo sotto Netanyahu come capo di stato maggiore generale, la carica più alta delle forze armate, Eisenkot ha servito alla Knesset, il parlamento isreliano dal 2022 al 2025. Durante quel breve mandato, dice, ha scoperto che “la democrazia israeliana è molto più fragile di quanto avessi immaginato”».
David Remnick, The New Yorker

I valori dell’esercito

«È un colpo di pistola alla testa di un militante palestinese a rivelare le differenze tra Gadi Eisenkot e Benjamin Netanyahu. Nel marzo 2016, due palestinesi armati di coltelli attaccarono dei soldati israeliani in Cisgiordania, ferendone uno. I soldati aprirono il fuoco, uccidendo un aggressore e lasciando l’altro a terra. Poco dopo, un soldato israeliano, Elor Azaria, uccide a freddo il secondo aggressore, inerme a terra. Secondo Eisenkot, all’epoca capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, sparare a un attentatore già reso inabile è incompatibile con i valori dell’esercito israeliano. Netanyahu si schierò dalla parte del soldato e chiese la grazia

Politico, articolo di Jan Philipp Burgard

La morte del figlio

«In occasione dei funerali del figlio, nel dicembre del 2023, fece un discorso contro «la codardia, l’indecisione politica e le considerazioni ideologiche» del governo, accusando in particolare i ministri che volevano ristabilire delle colonie israeliane a Gaza, in totale contrasto con gli obiettivi della guerra».
Il Post

Non solo all’opposizione

«In una media di tutti i principali sondaggi, Yashar! è ora a pari merito con il Likud di Netanyahu, con 22 seggi, il che rende il partito di Eisenkot non solo il più grande gruppo di opposizione, ma potenzialmente anche il partito con il maggior sostegno a livello nazionale».
Joseph Mansour, Arab center Washington DC

Il paese traumatizzato

«Nel centro culturale di Karmiel (cittadina a nord di Tel Aviv; ndr), Eisenkot sembra ancora un soldato. È in sovrappeso, ha un collo taurino e il volto segnato dalle cicatrici. Tiene il suo discorso con una voce bassa e monotona, senza gesti o espressioni del viso. Quest’uomo, che ha poca esperienza politica, ha comunque la possibilità di essere eletto alla più alta carica dello Stato. Israele è un Paese profondamente traumatizzato, nel quale molte persone desiderano un politico che non sia un uomo di spettacolo, ma che conosca le loro preoccupazioni. Vogliono la fine del permanente stato d’emergenza».
Thore Schröder, Der Spiegel

Sono davvero diversi?

«L’ex comandante dell’IDF viene presentato come l’anti-Netanyahu nelle prossime elezioni israeliane. Ma per quanto riguarda gli aspetti più importanti, è più o meno la stessa cosa».
Séamus Malekafzali, The Nation

Le critiche a Ben Gvir

«Eisenkot ha ripetutamente criticato la condotta della guerra da parte di Netanyahu, accusandolo di non aver dato priorità al rilascio dei 251 prigionieri catturati da Hamas. Ha sostenuto che le pressioni politiche esercitate dai partner di estrema destra della coalizione, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, hanno compromesso gli sforzi per raggiungere un accordo».
Nadav Rapaport, Middle East Eye

Non è rivoluzione

«In Israele cresce l’onda cavalcata da Gadi Eisenkot, che nelle elezioni di ottobre si abbatterà su Netanyahu, con l’obiettivo di spazzarlo via. Ma non chiamatela rivoluzione, e tantomeno provate a considerarla una prospettiva di sinistra per il paese. Eisenkot incarna la destra centrista: più soft rispetto alle pazze geometrie di re Bibi, aperta a sinistra (quella sionista) e meno condiscendente con gli estremismi nazional-religiosi, con un occhio di riguardo ai valori di laicità nella società ed ai principi «morali».
Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi, HuffPost Italia

L’uomo della sicurezza

«Come già avvenuto con altri suoi rivali politici, Netanyahu ha cercato di descrivere Eisenkot come un esponente della sinistra radicale, accusandolo di essere pronto ad allearsi con i partiti arabi e di mettere a rischio la sicurezza di Israele. Eisenkot ha respinto questa rappresentazione, rivendicando invece le proprie credenziali di “uomo della sicurezza”».
IlSole24Ore

Ermetico

«Nelle interviste, si rivela un conversatore asciutto, a volte persino monotono. Evita le lotte intestine della politica. Chi gli è vicino lo descrive invece come un instancabile lavoratore che non parla mai male dei suoi avversari».
Johannes C. Bockenheimer, NZZ

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