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Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista, precisando che l'Iran «non ha scelto la guerra, ma si è dovuto difendere» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Sono gli Usa che «devono decidere» se porre fine alla guerra: «Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci». Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto.
Ieri, inoltre, un consigliere della Guida Suprema iraniana ha avvertito che Teheran potrebbe estendere il conflitto mediorientale fino all'Oceano Indiano qualora gli Stati Uniti dovessero sferrare nuovi attacchi. «Dato che il conflitto si è propagato dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, è possibile che, in risposta a un'ulteriore escalation bellica, il fronte si allarghi ancora di più, raggiungendo l'Oceano Indiano e forse oltre», ha dichiarato Yahya Rahim Safavi in un video diffuso dall'agenzia di stampa iraniana Fars. I ribelli Houthi dello Yemen, in lotta contro le forze governative sostenute dall'Arabia Saudita, hanno recentemente assunto il controllo della costa del Mar Rosso, rafforzando la propria presa sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb, che collega l'Asia all'Europa attraverso il Canale di Suez. L'Iran fornisce da tempo sostegno militare agli Houthi, pur negando qualsiasi coinvolgimento diretto nel conflitto yemenita. La Repubblica Islamica ha inoltre bloccato lo Stretto di Hormuz, al largo delle coste iraniane, per ritorsione contro gli attacchi congiunti Usa-Israele che hanno innescato il conflitto in Medio Oriente alla fine di febbraio.
Iran e Stati Uniti si contendono ora il controllo di Hormuz, stretto attraverso il quale, prima della guerra, transitava gran parte del petrolio e del gas mondiali. Funzionari iraniani avevano già minacciato di estendere l'ambito geografico del conflitto qualora dovessero riprendere gli attacchi statunitensi. Tuttavia, l'avvertimento di oggi segna la prima volta in cui un consigliere della Guida Suprema iraniana ha menzionato esplicitamente l'Oceano Indiano, dove si trova una base militare strategica congiunta Usa-Regno Unito a Diego Garcia, a quasi 4'000 chilometri dall'Iran.
Sempre giovedì, Benjamin Netanyahu all'Onu ha detto che «attaccare l'Iran è stata una delle decisioni più facili che abbia mai preso da premier», aggiungendo che se non lo avesse fatto «saremmo tutti morti».
«Siamo nelle alture del Golan sin dai tempi di Mosè», ha aggiunto Netanyahu replicando al leader siriano Ahmad al-Sharaa che ieri, sempre dal palco dell'Onu, ha dichiarato che il Golan resterà territorio siriano. «Vinceremo, non abbiamo altra scelta», ha detto ancora Netanyahu dopo aver raccontato del fratello ucciso e ripercorso l'attacco del 7 ottobre. «I mostri di Hamas hanno ucciso sopravvissuti dell'Olocausto, hanno stuprato le nostre donne e ucciso bambini», ha messo in evidenza. «Pensavano che ci avrebbero atterrito, invece abbiamo combattuto come leoni», ha aggiunto, vantando il fatto che un Paese piccolo come Israele ha combattuto su sette fronti. Netanyahu ha mostrato all'Assemblea dell'Onu uno dei cercapersone usati da Israele in Libano nel 2024. «Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda», ha detto. «Continueremo a difendere il nostro Paese - ha aggiunto il premier israeliano-. Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta. In questa battaglia contro i barbari abbiamo un partner come Trump, che ringrazio. Israele e l'America hanno agito insieme per salvare la civiltà».
