Lo scontro tra Netanyahu e Mamdani: «Il mio arresto? È un fomentatore d'odio»

È scontro a viso aperto tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il sindaco di New York Zohran Mamdani. Quest’ultimo, lo ricordiamo, negli scorsi giorni ha diffuso un video in cui accusava il leader di Tel Aviv di aver compiuto un genocidio nella Striscia di Gaza, chiedendo al Governo federale di dar seguito al mandato di arresto emanato dalla Corte penale internazionale (CPI).
Ieri, Netanyahu ha risposto direttamente al primo cittadino newyorkese, denunciando il suo «incitamento all'odio» e definendo il videomessaggio - che ha totalizzato oltre 100 milioni di visualizzazioni - un «discorso di odio».
Il primo ministro israeliano, ospite del programma «Sunday Morning Futures» di Fox News, ha criticato il sindaco per aver pubblicato martedì scorso un filmato nel quale elencava gli orrori commessi a Gaza, dove sono morte oltre 70 mila persone, in seguito agli attentati commessi da Hamas nell’ottobre del 2023. Nel video, Mamdani accusa apertamente Netanyahu di essere un «criminale di guerra», spiegando di non avere l’autorità per fare arrestare il leader dello Stato ebraico qualora si recasse a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista a settembre. Il primo cittadino della Grande Mela ha quindi chiesto all’Amministrazione Trump di dar seguito al mandato di arresto emesso dalla CPI, definendo Netanyahu «l'artefice di un orribile genocidio contro il popolo palestinese». Secondo il premier israeliano, Mamdani, con le sue uscite, starebbe solamente «fomentando odio», nel tentativo di «mettere un gruppo contro l'altro (i cittadini newyorkesi ebrei contro quelli arabi, ndr)». Il primo ministro ha pure affermato di non ritenere «accidentale» l'accoltellamento di un ebreo, rimasto ferito giovedì scorso nell'Upper West Side di Manhattan, proprio qualche ora dopo che il sindaco aveva diffuso il suo messaggio. Tuttavia, le circostanze del fatto di sangue non sono ancora chiare. Nell’attacco sono stati feriti due uomini: uno asiatico e uno ebreo. L’aggressore, stando alle testimonianze dei presenti, avrebbe pure gridato «Allah Akbar». L’uomo è poi stato arrestato dalla polizia di New York ed è incriminato per duplice tentato omicidio con l'aggravante dell'odio razziale. Al momento il movente delle aggressioni è ancora oggetto di indagine, ma pare che l’uomo avesse già avuto problemi di salute mentale in passato, come scrive il New York Times.
Tornando al video, il primo cittadino della metropoli lo ha diffuso dopo che, il giorno precedente, Donald Trump aveva categoricamente escluso l’arresto del premier israeliano negli Stati Uniti. Per il tycoon, Netanyahu sta «combattendo contro la Repubblica islamica» e «gli unici che dovrebbero essere arrestati sono coloro che hanno condotto l'Iran in questa spirale senza precedenti di morte e distruzione». L’uscita di Trump si riferiva a una intervista rilasciata dallo stesso Mamdani al New York Times, nella quale affermava di essere in «conversazione attiva» con gli avvocati della città per capire se vi fosse la possibilità di arrestare Netanyahu, qualora si fosse recato a New York.
Nell’intervista a Fox News, Netanyahu ha pure dichiarato che gli ebrei americani che vivono a New York «in questo momento hanno paura», aggiungendo che Mamdani sta creando divisioni tra i newyorkesi: «Dovrebbe essere il sindaco di tutti i newyorkesi, ebrei, cristiani, musulmani, di tutti», ha evidenziato.
Netanyahu ha quindi accusato il sindaco della City di aver «celebrato il massacro del 7 ottobre 2023». Tuttavia, mercoledì scorso, a precisa domanda di una giornalista, Mamdani aveva già ribadito la sua condanna agli attacchi compiuti da Hamas in Israele, definendo «un orribile crimine di guerra» l’uccisione di 1.200 persone per mano del gruppo islamista.
Il premier dello Stato ebraico, infine, ha fatto sapere di aver comunque intenzione di recarsi a New York a settembre per il vertice ONU. Inoltre, stando a quanto riferisce Politico, Netanyahu è atteso alla Casa Bianca già questa settimana per discutere con Trump di «questioni diplomatiche delicate». I due non si incontrano personalmente dallo scorso febbraio, ovvero da prima che lanciassero gli attacchi congiunti sull'Iran, dando inizio alla guerra tra Washington e Teheran.
La tensione tra i due leader è cresciuta molto negli ultimi mesi, a causa delle diverse intenzioni in Medio Oriente. Israele ha sempre voluto continuare a combattere, in Iran come in Libano, mentre Washington, fino a qualche settimana fa, stava cercando di raggiungere un accordo di cessate il fuoco. Al vertice del G7 in Francia, Trump ha definito il leader israeliano un «pazzo», vantandosi che senza l'aiuto degli USA «Israele non esisterebbe». Durante l'incontro alla Casa Bianca, il presidente USA probabilmente chiederà a Netanyahu di accettare le politiche americane in Iran, così come in Libano e nella Striscia di Gaza.
