Londra nel caos: dopo l'ex principe Andrea, ora è Mandelson sotto i riflettori

Gli ultimi giorni, per il Regno Unito, sono stati a dir poco concitati. Dopo quello dell'ex principe Andrea, lunedì a scuotere Londra è stato l'arresto di Peter Mandelson. L'ex ministro laburista e commissario UE, ripescato da Keir Starmer un anno fa come ambasciatore negli Stati Uniti e licenziato dopo pochi mesi, è stato fermato per «condotta illecita nell'esercizio di funzioni pubbliche». Le stesse ragioni che hanno portato alla (breve) detenzione, la scorsa settimana, dell'ex duca di York.
Nello specifico, l'ex «principe delle tenebre» del New Labour di Tony Blair (soprannome affibbiatogli a causa della sua reputazione di «manovratore dietro le quinte») è indagato per avere rivelato a Jeffrey Epstein informazioni governative segrete, utilizzabili a scopro di lucro, quando era al potere nei primi anni 2000.
Oggi 72.enne, Mandelson è stato prelevato lunedì da agenti in borghese dalla sua casa di Camden, nella zona nord di Londra. Quindi, è stato portato alla stazione di polizia di Wandsworth per un interrogatorio, al termine del quale – come avvenuto per l'ex principe Andrea – è stato rilasciato su cauzione, in attesa di ulteriori indagini.
Amico di Epstein
Dopo Buckingham Palace, dunque, trema anche il governo laburista di Keir Starmer. Anche se, come sottolineano i media inglesi, l'arresto di Mandelson era nell'aria: l'indagine di polizia è stata infatti avviata già all'inizio di febbraio, dopo che dalla pubblicazione degli Epstein Files erano emerse alcune mail che confermavano un forte legame tra il 72.enne e l'ex finanziere pedofilo. L'arresto di lunedì è dunque avvenuto a seguito di mandati di perquisizione in due indirizzi nel Wiltshire e a Camden, secondo quanto ha dichiarato la stessa polizia inglese.
Come detto, Mandelson era diventato ambasciatore britannico un anno fa, nel febbraio 2025, ma era stato licenziato poco dopo, a settembre, quando Downing Street aveva dichiarato che erano emerse nuove informazioni sulla profondità del suo rapporto con Epstein (in particolare diverse mail nelle quali il 72.enne definiva l'ex finanziere il suo «migliore amico»). A tal proposito, il governo inglese prevede di rendere pubblici i primi documenti relativi alla nomina di Mandelson come ambasciatore a inizio marzo.
«L'intenzione del governo è quella di divulgare i documenti relativi a Mandelson, ma dobbiamo procedere con cautela per assicurarci che le informazioni che rendiamo pubbliche non compromettano le indagini di polizia in corso», ha dichiarato la ministra dell'Istruzione Bridget Phillipson a BBC Breakfast. «C'è un'indagine in corso e in questo caso sarebbe del tutto irresponsabile fare qualsiasi cosa che possa mettere a rischio il loro importante lavoro, ma sì, ci impegniamo a garantire la trasparenza su tutta la vicenda».
Insider trading
I legami tra Mandelson e l'ex finanziere sono noti da tempo. Basti pensare che il nome dell'ex ambasciatore era tra quelli presenti sul libro di auguri per il 50. compleanno di Epstein, insieme a quelli di Donald Trump e Bill Clinton. Ora, tra i documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano spiccano, in particolare, mail in cui Mandelson – in qualità di segretario al Commercio sotto l'allora primo ministro Gordon Brown – avrebbe avvertito Epstein in anticipo di eventi in grado di influenzare il mercato. In due parole: insider trading.
In particolare, vengono menzionate conversazioni su delicati sviluppi fiscali e politici, tra cui persino le dimissioni di Brown. Dai file emersi, sembra che l'ex «principe delle tenebre» abbia anche discusso di una tassa sui bonus dei banchieri e confermato un imminente accordo di salvataggio per l'euro il giorno prima che fosse annunciato, nel 2010. Informazioni governative sensibili, come detto, sulle quali vigeva la massima segretezza, con il potenziale di influenzare il prezzo delle azioni e delle valute, compresa la sterlina britannica. E sulle quali qualcuno, con conoscenze anticipate, avrebbe potuto muoversi di conseguenza in Borsa, facendo una fortuna.
Qualora venisse accertato che Mandelson e soci abbiano violato le leggi sul commercio per ottenere un vantaggio finanziario, il 72.enne e le altre persone coinvolte dovranno affrontare un procedimento penale che, per l'insider trading, nel Regno Unito prevede una pena massima di 10 anni di reclusione, o fino a a sette anni per i reati commessi prima del 1. novembre 2021.
Non si placano le discussioni su Andrea
Nel frattempo, mentre i giornali inglesi dedicano le loro prime pagine all'arresto di Mandelson, anche il «caso Andrea» rimane sotto i riflettori. Parlando alla Camera dei Comuni, il viceministro del commercio britannico Chris Bryant ha lanciato un attacco senza precedenti all'ex principe, definendolo un uomo «maleducato, arrogante e convinto che tutto gli sia dovuto». E, ancora, una persona «mossa da una costante ossessione per l'arricchimento e l'autocelebrazione, incapace di distinguere tra l'interesse pubblico e quello privato».
Bryant, inoltre, ha annunciato il sostegno del governo laburista di Keir Starmer alla mozione presentata dai Liberal democratici in cui si chiede di rendere pubblici i documenti relativi alla designazione di Andrea come testimonial commerciale di Londra in Asia, risalente al 2001, sotto la premiership di Blair. «L'arroganza non è ancora un reato, per fortuna», ha aggiunto il viceministro nel corso del dibattito in aula, ironizzando sul fatto che l'ex duca di York sia già al centro di un'indagine di polizia, dopo l'arresto avvenuto la scorsa settimana, con l'accusa di aver passato informazioni confidenziali a Epstein. Ciononostante, non verrà pubblicato alcun documento che possa pregiudicare l'indagine in corso, fino alla sua conclusione.
