Elezioni

Lula trionfa in Brasile, esplode la festa ma crollano borsa e real

Insperata rimonta su Flavio Bolsonaro: milioni di sostenitori hanno festeggiato tutta la notte tra domenica e lunedì il loro amato presidente operaio
©Natacha Pisarenko
Ats
26.10.2026 20:05

Inacio Lula ha trionfato nelle elezioni brasiliane, con una insperata ed epocale rimonta su Flavio Bolsonaro: milioni di sostenitori hanno festeggiato tutta la notte tra domenica e lunedì il loro amato presidente operaio.

Soprattutto i giovani, a cui il vincitore ha dedicato il successo. «Ringrazio la loro generosità e per come si sono battuti a difesa della democrazia», ha dichiarato a caldo, in una San Paolo già in festa.

Diversa la reazione dei mercati: la Borsa è crollata quasi del 17%, con la sospensione delle contrattazioni. Non capitava dal 2020, dall'epoca del Covid. A picco anche la valuta brasiliana: il dollaro s'è impennato del 12,04% raggiungendo 5,597 sul real. Ed è aumentato del 27% anche l'indice del rischio Paese, un dato che potrebbe rendere più costoso per Brasilia reperire fondi all'estero.

Gli esperti credono che si tratti di «un aggiustamento di posizione» di fronte alla grande sorpresa delle urne e che non ci sua un problema strutturale. Ad ogni modo Lula starebbe valutando di affidare l'Economia al suo vice, il moderato Geraldo Alckmin, per dare un segnale rassicurante a Faria Lima, il distretto finanziario di San Paolo.

Detto questo, la vittoria dell'ultima icona della sinistra mondiale è stata straordinaria: ha surclassato al ballottaggio il candidato trumpiano Flavio Bolsonaro, confermandosi per la quarta volta presidente del Brasile. Il dato finale gli attribuisce il 51,74% delle preferenze contro il 48,2% del rivale: uno scarto netto, ben superiore al testa a testa previsto alla vigilia.

Tuttavia Bolsonaro non ha riconosciuto la sconfitta e ha annunciato che chiederà l'annullamento del voto, a suo giudizio falsato dalla decisione del giudice di rinviare di due ore la chiusura dei seggi, misura richiesta anche da lui. Una posizione golpista che però al momento appare isolata: il presidente della Corte Elettorale, nominato dal padre, ha ratificato la validità del voto. Insomma, pare una mossa destinata al fallimento, tenuto conto anche dell'ampio scarto finale.

Lula ha fermato anche l'avanzata della destra trumpiana nell'America Latina. E dopo aver ammesso di non avere mai avuto uno smartphone, ha battuto anche Meta e le sue interferenze sulla sua campagna elettorale. Una buona notizia anche per la comunità Lgbt, per i diritti delle minoranze, degli indigeni. E anche per le politiche ambientali a difesa dell'Amazzonia.

Ma la vittoria è storica anche per le sue modalità: mai in Brasile un candidato ha vinto dopo aver perso al primo turno. E mai conquistando tanti voti, oltre 64 milioni. Dietro la vittoria di questo highlander del progressismo mondiale c'è certamente il boom della partecipazione: l'astensione è crollata di due punti, segno che è stato votato anche da chi è rimasto a casa il primo turno, ma ha cambiato idea forse spinto dalla paura di un altro Bolsonaro alla presidenza. Così il Paese più cattolico al mondo non sarà guidato per la prima volta da un evangelico.

La rimonta poi è figlia della mobilitazione popolare nelle strade come in rete. Grazie al contributo del suo «esercito» online e del via libera a riforme sociali (pensiamo alla settimana corta) Lula è riuscito a recuperare una situazione che sembrava assolutamente senza speranza: la notte del primo turno era indietro di circa due milioni di voti rispetto al suo avversario. Bolsonaro era sicuro di avere la vittoria, convinto di incassare i nove milioni di voti dei candidati esclusi, tutti di centrodestra. Ma anche stavolta, l'anziano leader che compie 81 anni, dopo Jair ha battuto un altro Bolsonaro.

Ora dovrà governare un Paese con un Parlamento in mano alla destra e mantenere le promesse della campagna elettorale. Inoltre sa di non avere a disposizione un altro mandato e certamente dovrà occuparsi della sua successione. Ma ci penserà da domani.

Per ora si gode la festa. Milioni di brasiliani hanno colorato Copacabana come la Avenida Paulista di San Paolo con loro magliette rosse, come se il Brasile avesse vinto la sesta coppa del Mondo, felici e orgogliosi, facendo la 'L' con la mano, simbolo del loro leader. Un presidente ancora in sella, malgrado in tanti alla viglia pensassero che fosse ormai un leader del passato, da relegare tra le figure del Novecento. È invece, a sorpresa, il popolo brasiliano, attraverso il voto, ha risposto diversamente.