Politica

L'Ungheria ha voltato pagina

Dopo sedici anni, il partito di governo Fidesz ha perso le elezioni parlamentari – L'opposizione, con una vittoria schiacciante, si è aggiudicata ben 138 seggi su 199 nel Legislativo – «Abbiamo sostituito il sistema di Orban, ci siamo riappropriati del nostro Paese»
©Darko Bandic

Che si trattasse di un voto storico lo si era capito sin dalle prime ore del giorno, quando i dati sull’affluenza alle urne dipingevano e anticipavano una partecipazione senza precedenti. Addirittura più elevata di quella registrata nelle prime elezioni libere, dopo la caduta del muro di Berlino. Storica, appunto.

Solo in serata, però, è arrivata la conferma ufficiale: il leader dell’opposizione Péter Magyar, alla testa del Tisza (Partito del rispetto e della libertà) ha sconfitto dopo quattro legislature e sedici anni di Governo il partito Fidesz (Unione civica ungherese) guidato dal tanto discusso premier Viktor Orbán. In un’elezione che, per ovvi motivi, era guardata con interesse da Bruxelles, Kiev, ma pure da Mosca e Washington. I riflessi del voto ungherese, infatti, andranno bel oltre il semplice contesto nazionale.

Con la caduta di Orbán, ad esempio, l’Unione europea non avrà più a che fare con uno dei suoi oppositori (interni) più intransigenti. Con – sullo sfondo – la possibilità di sbloccare i 90 miliardi di aiuti a favore dell’Ucraina che finora, appunto, erano stati congelati a causa del veto ungherese dettato dal leader di Fidesz. E va da sé che, di conseguenza, con la vittoria di un politico come Peter Magyar – più vicino all’Ovest che all’Est, meno filorusso e più filo-UE – Putin perderà uno dei suoi (pochi) «alleati» presenti all’interno delle istituzioni europee. D’altronde, a dare una caratura internazionale a questa tornata elettorale, negli scorsi giorni erano stati gli Stati Uniti: con i messaggi di sostegno giunti direttamente da Donald Trump e, molto concretamente, con la visita del vicepresidente JD Vance.

Sia come sia, al netto della dimensione internazionale dell’evento, l’Ungheria oggi ha deciso di voltare pagina. E lo ha fatto con un risultato netto, che non ha lasciato spazio a interpretazioni.

Le parole dei protagonisti

Non a caso, quando lo spoglio delle schede non era ancora giunto a metà, verso le 21:30 (ora svizzera), lo stesso Orbán ha preso la parola davanti ai suoi sostenitori, con un breve discorso con cui ha sportivamente riconosciuto la vittoria all’avversario. Il risultato elettorale «è doloroso per noi, ma chiaro», ha detto, aggiungendo che «la responsabilità e l’opportunità di governare non ci sono state concesse». Orbán ha inoltre detto che il suo partito non ha mai lavorato così tanto in nessuna campagna elettorale e ha ringraziato i 2,5 milioni di persone che hanno votato Fidesz, promettendo di «non deluderli mai». «Serviremo il nostro Paese e la nazione ungherese dall’opposizione», ha aggiunto, insistendo infine che «non si arrenderà mai, mai, mai».

«Grazie Ungheria!», ha esclamato sui social il futuro neopremier Péter Magyar quando i numeri dello spoglio gli garantivano di fatto la vittoria, prima scendere in piazza per festeggiare la vittoria. «Ce l’abbiamo fatta. Tisza e l’Ungheria hanno vinto queste elezioni», ha affermato, rivolgendosi ai suoi sostenitori. «Insieme abbiamo sostituito il sistema di Orbán e insieme abbiamo liberato l’Ungheria, ci siamo riappropriati del nostro Paese», ha aggiunto.

E adesso che cosa succede?

La vittoria del Tisza, come si diceva, non ha lasciato spazio a interpretazioni.

Il partito di Magyar si è infatti aggiudicato (con il 93% delle schede scrutinate) 138 seggi nel Parlamento, contro i soli 54 di Fidesz, mentre sette seggi sono andati al partito di estrema destra Mi Hazánk. Un risultato che permetterà al futuro premier di avere nel Legislativo la cosiddetta «super-maggioranza» di due terzi dei seggi. Quella necessaria per emendare la Costituzione, oppure per modificare alcune leggi «chiave», tra le quali pure quelle per sbloccare i fondi UE. E quella che, al contrario, aveva permesso ad Orbán di promuovere tutte le sue riforme che hanno cambiato il Paese. Una vittoria che dunque permetterà ora al presidente della Repubblica ungherese, Tamas Sulyok, di convocare il nuovo Parlamento entro 30 giorni. Il premier, a quel punto, su proposta del capo dello Stato verrà eletto dall’assemblea a maggioranza semplice. Dopodiché, va da sé, chiusasi l’era di Orbán si aprirà, in Ungheria, quella di Magyar.

Le prime reazioni

A dare un’idea della dimensione europea di questa votazione, poi, ci ha pensato a spoglio quasi concluso la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che su «X» ha affermato:«Stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria». Dal canto suo, il presidente francese Emmanuel Macron si è congratulato con Magyar per la sua vittoria: «La Francia saluta una vittoria della partecipazione democratica, dell’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’UE e per l’Ungheria in Europa». Una linea simile a quella del cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Congratulazioni per l’elezione vinta, caro Péter Magyar. Non vedo l’ora di collaborare per un’Europa forte, sicura e soprattutto unita». Ma a reagire alla vittoria di Magyar sono stati pure i democratici statunitensi, che ovviamente hanno esultato per la sconfitta del candidato sostenuto da Trump: «L’inverno sta arrivando», ha scritto su «X» Hakeem Jeffries, leader della minoranza alla Camera dei rappresentanti, riferendosi alle elezioni di medio termine che si terranno a novembre. Come dire: il vento sta cambiando.