Ma perché, a Cuba, è finito il carburante per aerei?

Cuba, che succede? Bella domanda. Andiamo con ordine: l'isola caraibica sta attraversando la peggiore crisi energetica dalla caduta dell'Unione Sovietica. Una crisi che, in queste ore, ha toccato un nervo scoperto: il Jet A-1, ovvero il carburante usato per far volare gli aerei. I cosiddetti NOTAM – gli avvisi ufficiali inviati ai piloti di tutto il mondo – emessi per i principali scali del Paese, l'Avana, Varadero e Santa Clara, d'altro canto parlano chiaro: «Fuel availability not guaranteed». Detto in altri termini, il rifornimento è un'incognita o, nel migliore dei casi, limitato alle operazioni di emergenza. I turisti occidentali che si stavano godendo la combinazione mare, mojito e sole, di riflesso, si interrogano: siamo bloccati qui? Non proprio, ma certo la situazione non è delle più rosee. Cuba, nello specifico, domenica ha avvertito che il carburante per aerei non sarà disponibile negli aeroporti dell'isola dal 10 febbraio all'11 marzo.
Perché, a Cuba, non c'è più carburante?
Altra domanda: perché, a Cuba, è finito il carburante per aerei? La risposta si cela fra le pieghe di un'altra crisi e di un altro Stato, il Venezuela, principale fornitore di petrolio e, analogamente, carburante per aerei di Cuba, con il Messico quale secondo partner. Nel solo 2025, secondo Deutsche Welle, il Venezuela ha soddisfatto circa un terzo del fabbisogno giornaliero dell'isola caraibica. Detto questo, Cuba non riceve più prodotti grezzi o raffinati dal Paese sudamericano da metà dicembre, quando gli Stati Uniti hanno iniziato a bloccare le esportazioni di petrolio venezuelano verso l'Avana.
È solo una questione di aerei?
La carenza di petrolio, evidentemente, ha minacciato di far sprofondare Cuba nel buio più totale, con le centrali elettriche che faticano a mantenere la luce accesa. Il governo ha annunciato misure di emergenza, come la settimana lavorativa di quattro giorni per le aziende statali e, al di là dell'aviazione, restrizioni alla vendita di carburante. Lunedì, ancora, i funzionari cubani hanno annunciato anche la riduzione degli orari di apertura delle banche e la sospensione degli eventi culturali. E ancora: nella capitale, L'Avana, il sistema di autobus pubblici si è di fatto fermato, lasciando i residenti bloccati.
Chi sta aiutando Cuba, allora?
Per anni, dicevamo, Caracas ha scambiato petrolio con servizi medici cubani. Quel poco di greggio venezuelano rimasto, tuttavia, ora viene venduto per incassare dollari veri. Mosca, altro partner storico di Cuba, a differenza degli anni Ottanta, ai tempi cioè dell'Unione Sovietica, non regala più nulla. Tradotto: Vladimir Putin esige pagamenti in valuta o concessioni strategiche. A parole, quantomeno, il Cremlino ha garantito sostegno all'Avana, «almeno per dare l’aiuto che possiamo». Lo stesso ha fatto il Messico, che però – vista la situazione in cui versa la compagnia statale PEMEX – non può sussidiare Cuba a tempo indeterminato senza rischiare declassamenti nel rating creditizio. Pure la Cina, visti i buoni rapporti, è intervenuta, sostenendo «con fermezza Cuba nella salvaguardia della sua sovranità nazionale» e opponendosi «alle interferenze straniere».
Al di là delle dichiarazioni, la mancanza di carburante negli aeroporti non è solo un problema logistico per i piloti e le compagnie aeree, ma il segnale che il modello di sussistenza geopolitica di Cuba è rotto. Senza un fornitore «ideologico» disposto a regalare energia, l'isola è costretta a competere sul mercato globale senza avere i fondi per farlo, mettendo a rischio il suo collegamento vitale con il resto del mondo occidentale.
Il problema del turismo
Quanto sta accadendo, per forza di cose, impatta sul turismo, settore che consente a Cuba di ottenere le divise estere necessarie alla sua sopravvivenza. Il taglio al carburante, in questo senso, rischia di creare un circolo vizioso o, passateci la perifrasi, pericoloso. Nel breve periodo, i voli da e per Cuba – lo vedremo – o vengono cancellati o tendono ad aumentare di prezzo. I turisti, passando al medio-lungo periodo, potrebbero di conseguenza diminuire, facendo confluire meno dollari nelle casse del Paese. Senza dollari, lo Stato non può comprare il carburante per far funzionare le centrali elettriche o rifornire gli aerei.
Che cosa fanno le compagnie?
Per le compagnie aeree occidentali, come Iberia, Air France, Air Canada, Air Europa, Condor e Neos, la mancanza di cherosene a Cuba non significa smettere di volare, anche se c'è chi – come Air Canada e altri vettori canadesi – ha prontamente annunciato lo stop, ma farlo in condizioni economicamente più complicate, se non insostenibili.
Gli esperti, in questi casi, parlano di fuel tankering, pratica che consiste nel far decollare gli aerei con più carburante del previsto. Questo, tuttavia, si traduce da un lato in voli con meno passeggeri, per far rispettare il peso massimo al decollo, e dall'altro in scali tecnici in aeroporti vicini, decollando da Cuba, per fare rifornimento, con ripercussioni sulle spese aeoportuali, sulle emissioni di CO2 e sui tempi di percorrenza.
