Ma qual è l’Europa che gli europei vorrebbero?

L’Europa che gli europei vorrebbero non è questa. Stando a un recente studio dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), la maggioranza degli intervistati vorrebbe che l'UE fosse forte, unita e indipendente. Ma allo stesso tempo non si fa troppe illusioni: un’Europa del genere è realizzabile? La crisi di fiducia, evidenzia il report, ha infatti creato terreno fertile per le narrazioni di estrema destra, le quali sostengono che il Vecchio continente è irrimediabilmente in declino.
Per decenni, i Paesi europei si sono abituati a vivere sotto la protezione statunitense, a commerciare liberamente tra loro e a godere di pace e prosperità in patria. Le frontiere si sono aperte e l'UE si è espansa. L'Europa ha iniziato a considerarsi uno dei centri di gravità economici e politici del mondo, o addirittura un modello da seguire per gli altri. Poi, una dopo l'altra, le certezze su cui l'Europa aveva costruito la sua esistenza post-Guerra Fredda hanno iniziato a sgretolarsi.
Il rapporto in questione, dal titolo «Nostalgia del futuro: la canzone incompiuta dell'Europa», è basato su 5.800 interviste condotte in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito, nonché sull'analisi del modo in cui l'Europa viene rappresentata nei dibattiti politici e sui media di 15 Paesi.
Le interviste, evidenzia l’ECFR, colgono il modo in cui le persone comuni immaginano il futuro dell'Europa, fornendo un quadro rappresentativo a livello nazionale della distribuzione delle opinioni dei cittadini. Il 68% degli intervistati ha parlato dell'Europa in termini di «deterioramento generale o perdita di normalità», rispetto al 12% che ha affermato di considerare il momento attuale come un periodo di «risveglio e rinnovamento europeo».
Per gli europei, le principali sfide che l'UE deve affrontare sono le guerre (43%), le pressioni economiche (33%) e la necessità di una maggiore autonomia internazionale (29%). Tuttavia, il 74% delle persone ha affermato che l'Europa non le sta gestendo bene e il 56% ritiene che il suo futuro sia «in pericolo».
Il problema non è la mancanza di ambizione, evidenzia il Guardian: il 73% degli intervistati nutre una forte visione europea di unità e integrazione politica (35%), pace e sicurezza (28%) o prosperità (19%), mentre solo il 13% auspica «meno Europa» o lo scioglimento dell'UE.
Lo studio ha suddiviso gli elettori europei in quattro categorie. I positivi (19%), i quali sono convinti europeisti che vedono le crisi attuali come un catalizzatore per un'unione più forte e integrata. I negativi (39%), i quali credono che i giorni migliori dell'Europa siano ormai alle spalle. Gli elettori disconnessi (12%), igeneralmente apatici, per i quali l'integrazione europea rappresenta un lontano rumore di fondo, e gli incerti (31%), che condividono valori europei ma dubitano della capacità dell'UE di porer garantire la sicurezza dei cittadini, nonché la difesa dei valori europei.
Quasi un terzo (32%) degli intervistati ha menzionato la «lentezza dell'Europa» nelle proprie risposte ai grandi temi internazionali. L'incapacità dell'UE di mantenere la propria posizione di fronte ad attori potenti è stato un altro tema ricorrente, menzionato da quasi un terzo (30%) degli intervistati, i quali si riferivano evidentemente a Donald Trump e alla sua geurra commerciale.
Praticamente tutti bocciati i ledaer europei. Tranne uno: lo spagnolo Pedro Sanchez è stato l'unico ad essere indicato come possibile candidato per guidare l'Unione europea del futuro. Allo stato attuale, gli intervistati «hanno difficoltà» a citare esempi che, ai loro occhi, rappresentino «casi positivi», tanto che quasi la metà degli intervistati (44%) non menziona alcun leader. Come detto, solo Pedro Sánchez emerge dal vuoto generale. In passato gli europei nutrivano le stesse speranze per il francese Emmanuel Macron: oggi solo il 4% lo cita come esempio positivo.
