Mai presentarsi a mani vuote da «re Donald»: e alla fine arriva pure il Nobel per la pace

Si è vantato più volte di aver fermato otto guerre, autoproclamandosi pacificatore meritevole del Nobel, mentre agli occhi dei più, considerando poi le recenti azioni militari in Venezuela e le mire espansionistiche verso la Groenlandia, sembra piuttosto l’incendiario del mondo. Alla fine, il presidente USA ha ottenuto l’ambito riconoscimento: il Nobel per la pace. Non attraverso i canali ufficiali, non sia mai. D’altronde, quando si tratta del tycoon, tutto appare sensazionale e fuori dagli schemi. María Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana e vincitrice del prestigioso riconoscimento, ha consegnato la medaglia a Trump durante l’incontro di ieri alla Casa Bianca. Un gesto che - fatte le doverose distinzioni, da una parte c'è un regime repressivo - ricorda molto i regali elvetici (un rolex e un lingotto d'oro su tutti) per propiziare un migliore accordo commerciale tra Svizzera e Stati Uniti.
Dopo il vertice tra i due, Machado ha spiegato ai giornalisti di aver «offerto» il suo premio Nobel al tycoon, per l’impegno dimostrato «nella difesa della libertà in Venezuela». La leader dell’opposizione ha argomentato: «Duecento anni fa il generale Lafayette donò a Simon Bolívar una medaglia con il volto di George Washington. Bolivar conservò quella medaglia per il resto della sua vita. Duecento anni dopo, il popolo di Bolivar restituisce all'erede di Washington una medaglia, in questo caso la medaglia del premio Nobel per la Pace, come riconoscimento per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà».
Trump ovviamente non si è tirato indietro e sul social Truth ha dato la buona notizia ai suoi sostenitori: «È stato per me un grande onore incontrare oggi María Corina Machado, del Venezuela. È una donna straordinaria che ha affrontato tante difficoltà. María mi ha consegnato il suo Premio Nobel per la Pace in riconoscimento del lavoro che ho svolto. Un gesto meraviglioso di reciproco rispetto. Grazie, María!», ha scritto il presidente.
La Casa Bianca ha poi condiviso un'immagine di Trump che tiene in mano la cornice contenente la medaglia. Un premio simbolico, che non ha alcun valore ufficiale, dato che, hanno subito precisato dalla Norvegia, il riconoscimento non può essere trasferito. «Una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di un premio Nobel per la pace no», ha scritto su X il Comitato per il Nobel.
Il gesto di Machado è arrivato dopo mesi di proteste e ripetute critiche a Oslo: per il presidente USA, quel premio sarebbe spettato a lui, in quanto promotore di una transizione pacifica verso la democrazia in Venezuela. Nella realtà dei fatti, un’azione militare da oltre 100 morti che ha portato alla caduta del presidente Nicolás Maduro, suscitando accese polemiche sul rispetto del diritto internazionale. La brama di Trump verso il Nobel per la pace, però, nasce molto prima del blitz su Caracas. Dal suo ritorno alla Casa Bianca, il tycoon non ha fatto altro che vantarsi di aver posto fine a diversi conflitti nel mondo, puntando il dito contro la Norvegia, la quale, a suo dire, avrebbe cercato di silenziare le sue doti di mediatore. Nello specifico, il tycoon, detto della caduta di Maduro, sostiene di aver promosso accordi di pace tra Israele e Hamas, tra lo Stato ebraico e l’Iran, tra l’Egitto e l’Etiopia, tra l'India e il Pakistan, tra la Serbia e il Kosovo, tra il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo, tra l'Armenia e l'Azerbaigian, tra la Cambogia e la Thailandia.
Tornando all’incontro di ieri, non è chiaro se Machado abbia ottenuto in cambio qualcosa per il suo dono, giudicato dai più critici come un atto di «servilismo». Dopo aver catturato Maduro, gli USA si sono finora rifiutati di insediare al potere sia la leader dell’opposizione, sia Edmundo González Urrutia, riconosciuto come presidente legittimo proprio dagli Stati Uniti. Per Trump, Machado «è una donna molto gentile» che però «non ha il rispetto» necessario per guidare il Paese. Mentre González (candidato dell'opposizione dopo che a Machado è stato revocato il diritto di correre per le presidenziali), nonostante sia stato designato vero vincitore delle controverse elezioni del 2024, oggi resta in esilio in Spagna. In seguito alla caduta di Maduro, Trump ha stupito tutti, nominando leader ad interim l'ex vicepresidente del dittatore deposto, Delcy Rodriguez, nonostante il suo lungo legame con il regime. Una donna «fantastica», per il tycoon.
Stando ad indagini indipendenti, il partito di opposizione sarebbe il legittimo vincitore delle elezioni presidenziali venezuelane del 2024. Tuttavia, le autorità del Paese sudamericano hanno decretato la vittoria di Maduro, seguita poi da una durissima azione repressiva nei confronti degli oppositori, dei critici del governo e della stampa.
Le mosse di Machado per ingraziarsi Trump, evidenzia il New York Times, sono state accolte con sdegno in Norvegia, dove il premio è considerato non solo prestigioso e carico di simbolismo, ma anche il principale strumento di soft power del Paese scandinavo, dove Trump è molto impopolare. Citato dal NYT, Asle Sveen, ex ricercatore presso l'Istituto Nobel, ha evidenziato come Machado, dopo la nomina, «ha dedicato il suo premio per la pace a un presidente molto controverso, per usare un eufemismo. In Norvegia è quasi universalmente accettato che Donald Trump minacci la democrazia liberale».
Il viaggio della oppositrice di Maduro negli USA è stato criticato pure dalla leader ad interim Delcy Rodríguez, la quale, dopo l’appoggio di Trump, ha commentato: «Se un giorno, come presidente ad interim, dovessi andare a Washington, lo farò a testa alta, non in ginocchio».
Machado ha fatto sapere di aver «insistito che il Venezuela ha un presidente eletto e sono molto orgogliosa di lavorare al suo fianco. Vi avverto - ha aggiunto - che se c’è una cosa in cui questo regime è stato efficiente in passato è guadagnare tempo e sfruttare gli sforzi compiuti in buona fede. Delcy Rodríguez fa parte del regime. È impossibile che un Paese in cui l’86% della popolazione vive in povertà attragga veri investimenti. Chi investirà se non c’è una magistratura indipendente e la proprietà privata non viene rispettata? Perché ci sia riconciliazione, deve esserci giustizia. Dobbiamo smantellare il sistema di repressione affinché le persone possano esprimersi liberamente. Non si tratta solo dei prigionieri politici: possono essere rilasciati e non essere comunque veramente liberi».
Al di là della riuscita dell'incontro, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che la valutazione di Trump su Machado «non è cambiata», nonostante sia «una voce straordinaria e coraggiosa per molti venezuelani». Che si tratti di regimi repressivi o dazi arbitrari, l'udienza con «re Donald» ha sempre un prezzo. Questa volta un Nobel per la pace, decisamente più esclusivo di un Rolex.
