Armi nucleari

Mancano 85 secondi alla mezzanotte, e domani scade il trattato New START

L’Orologio dell’Apocalisse ha motivato il verdetto con «l’aggressività sempre più marcata tra le grandi potenze mondiali» – In questo contesto, preoccupa la data di scadenza della storica intesa tra Russia e USA – Tra i due Paesi si crea quindi un vuoto molto pericoloso
© KEYSTONE (EPA/DMITRY ASTAKHOV/RIA NOVOSTI/KREM)
Paolo Galli
04.02.2026 06:00

«Russia, Cina, Stati Uniti e altri grandi Paesi sono diventati sempre più aggressivi, antagonisti e nazionalisti. Le intese globali duramente conquistate stanno crollando, accelerando una competizione tra grandi potenze in cui il vincitore prende tutto e minando la cooperazione internazionale, fondamentale per ridurre i rischi esistenziali. Troppi leader sono diventati compiacenti e indifferenti, in molti casi adottando retoriche e politiche che accelerano anziché mitigare tali rischi. A causa di questa mancanza di leadership, il comitato scientifico e di sicurezza del Bulletin ha fissato l’Orologio dell’Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte, il momento più vicino alla catastrofe che si sia mai verificato». L’Orologio dell’Apocalisse ha un valore relativo, ma il suo verdetto è comunque indicativo del momento. In particolare, è importante entrare nelle pieghe delle motivazioni del suo comitato. Tra le altre cose, cita il trattato New START, «l’ultimo importante accordo che limita il numero di armi nucleari strategiche schierate da Stati Uniti e Russia». Un trattato che scade in settimana, «ponendo fine a quasi 60 anni di sforzi per limitare la competizione nucleare tra i due maggiori Paesi nucleari del mondo».

A meno di un colpo di scena

Dmitrij Medvedev, che con Barack Obama firmò il trattato nel 2010, oggi numero due del consiglio per la Sicurezza russo, in un’intervista alla Tass e alla Reuters - particolare non da poco, la convocazione dell’agenzia britannica -, ieri ha sottolineato: «Non voglio dire che lasciar cadere l’accordo New START significhi un’immediata catastrofe e che subito inizierà una guerra nucleare, ma dovrebbe metterci tutti in allarme». E poi, riferendosi all’Orologio dell’Apocalisse: «Le lancette corrono e ora ovviamente accelereranno». Maurizio Simoncelli è storico, esperto di geopolitica, vicepresidente e cofondatore dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo (IRIAD). Contattato dal Corriere del Ticino, ricorda come New START sia «l’unico trattato in materia nucleare ancora in vigore. Tutti gli altri sono scaduti. Lasciando sfumare anche questo accordo, le due parti, Russia e Stati Uniti, saranno libere di poter aumentare le rispettive testate e i rispettivi vettori nucleari. Poi magari Donald Trump ci riserverà un colpo di scena dell’ultima ora, rinnovando il trattato, ma ora come ora la prospettiva è un’altra». In un’intervista al New York Times, proprio Trump aveva dichiarato: «Se scade, scade. Faremo un accordo migliore». Ma questo accordo non è assolutamente all’orizzonte. Vladimir Putin proponeva - è storia di qualche mese fa, era lo scorso settembre - di estendere il New START per un altro anno, in modo da usare la finestra temporale per trovare una nuova intesa. La sensazione è che Washington voglia coinvolgere in un nuovo trattato anche la Cina, la quale si è sempre dichiarata poco interessata a firmare limitazioni al proprio arsenale nucleare, comunque inferiore a quello delle altre potenze. Come sottolinea lo stesso Simoncelli, Russia e Stati Uniti detengono infatti quasi il 90% (tra l’86 e l’87%) di tutte le armi nucleari presenti sul pianeta. «Il rischio legato all’utilizzo di queste armi era già presente», ricorda quindi l’esperto. Ma è chiaro che le parti potranno salire dalle 1.550 testate già dispiegate, pronte all’uso, sino a quote ben più alte. Simoncelli lega il rischio soprattutto alle armi nucleari che potrebbero essere utilizzate in teatri di guerra di piccole dimensioni, su territori limitati. «Non dobbiamo pensare quindi alle bombe da fine del mondo alla Dottor Stranamore, bensì a bombe più piccole per un uso locale. Questa è una preoccupazione concreta».

L’Europa lì nel mezzo

Oggi come oggi sono nove i Paesi che possono «vantare» armi nucleari. Oltre a Russia (5.459 a inventario 2025, tra testate strategiche, quindi dispiegate, e testate di riserva) e Stati Uniti (5.177), vanno considerate Cina (600), Francia (370), Regno Unito (225), Pakistan (170), India (180), Israele (90) e Corea del Nord (50). L’Europa ha circa seicento testate a disposizione, tra Parigi e Londra. Ma è esattamente nel mezzo, tra le due superpotenze. Maurizio Simoncelli, nella sua riflessione, ci chiama in causa proprio in questi termini. «La Russia aveva sospeso il trattato, ma ha più volte sottolineato la volontà di non ritirarsi da esso. Insomma, un modo ambiguo per mantenere in vita il vincolo». E per tenere sotto scacco, minacciato, il Vecchio Continente fintanto che proseguirà la guerra sull’Ucraina. «Le armi restano posizionate per essere utilizzate sul teatro europeo. Sì, siamo in mezzo ai contendenti, e dobbiamo tenerlo presente. È anzi ciò che ci preoccupa maggiormente. Se teniamo in considerazione il numero di testate disponibili, possiamo distruggere il nostro mondo quattro o cinque volte». Le testate europee hanno un senso pieno di deterrenza, certo, ma al di là di questo non ci mettono al riparo da eventuali attacchi nucleari. Proprio per questo, ragiona ancora Simoncelli, «non è che ad avere cinquecento bombe in più, in Europa, saremmo più al sicuro. Se ne parla, si parla di aumentare l’arsenale europeo, ma poi che cosa cambierebbe rispetto a oggi? E poi chi avrebbe il comando sulle testate, mancando un organo di questo tipo in Europa, mancando uno Stato maggiore? Rimaniamo in mezzo ai due fronti».

La legge del più forte

Molti media hanno citato, in questi mesi, Pavel Podvig, direttore del Russian nuclear forces project. Ha spiegato bene il valore del New START, che «non era tanto nei limiti che imponeva, ma nell’intero sistema di ispezioni, scambio di dati e comunicazioni. Se potessimo ottenere limitazioni più stringenti, mantenendo però questo meccanismo di trasparenza, sarebbe un buon compromesso. Per farlo serve un alto grado di cooperazione, fiducia e rispetto reciproco». Già, ma non è questo il caso. Simoncelli aggiunge: «In questi ultimi anni abbiamo visto le organizzazioni internazionali e il diritto internazionale calpestati ovunque, in più occasioni. Senza lo scudo del diritto, vige la legge del più forte». Gli stessi esperti dell’Orologio dell’Apocalisse sottolineano: «L’ascesa delle autocrazie non è di per sé una minaccia esistenziale. Ma un approccio a somma zero, basato sul principio “noi contro loro”, aumenta il rischio di una catastrofe globale. L’attuale tendenza autocratica ostacola la cooperazione internazionale, riduce la responsabilità e agisce come un acceleratore di minacce, rendendo ancora più difficili da invertire le pericolose minacce nucleari». «Non possiamo immaginare una soluzione diversa rispetto a un accordo rinnovato nel campo del nucleare», aggiunge Simoncelli. «Non dobbiamo, però, neppure dimenticare come dal trattato New START rimanessero esclusi gli altri Paesi con testate nucleari. E tolti Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, gli altri Stati non rientrano neppure nel trattato di non proliferazione nucleare, firmato a fine anni Sessanta». E a proposito di nucleare, restano in ballo anche i negoziati tra Stati Uniti e Iran. «L’intesa originale aveva coinvolto anche l’Unione europea, ma poi gli Stati Uniti nella prima “era Trump” si ritirarono unilateralmente dall’accordo (era il maggio del 2018, ndr). L’Iran ha quindi aumentato la propria produzione fissile. Ora sembra che un minimo di comunicazione tra Teheran e Washington sia possibile, e vedremo come evolverà questa situazione. Poi è vero che, nel frattempo, altri quattro Paesi si sono fatti le loro armi atomiche...».

Domande e risposte: un accordo nato per limitare le testate e regolare le verifiche

Quando era stato pensato il New Start?
La firma di Barack Obama e Dmitrij Medvedev - a Praga, città allora definita dall’americano «monumento alla pace» - risale all’8 aprile del 2010. Poi il trattato era entrato in vigore il 5 febbraio del 2011, nel corso della 47. Conferenza di Monaco sulla sicurezza.

Il trattato era già stato prorogato?
Sì, una prima volta per 5 anni nel febbraio 2016 e una seconda nel febbraio 2021. La scadenza ora è prevista per domani, 5 febbraio. Il New START, di fatto, aveva sostituito i precedenti START 1 e 2 (quest’ultimo mai entrato in vigore) e il trattato di Mosca del 2002.

Che cosa prevedeva il New START?
START è un acronimo che sta per «New Strategic Arms Reduction Treaty», un’intesa per la riduzione delle armi strategiche. L’obiettivo era proprio quello: limitare il numero di testate nucleari schierabili dai due Paesi. Russia e Stati Uniti erano tenuti a consentire ogni anno fino a un massimo di 18 ispezioni nelle rispettive basi. Ma avevano anche un tetto massimo alle armi.

Quante testate nucleari potevano essere schierate?
I limiti imposti dal trattato New START prevedono che ciascun Paese firmatario possa possedere fino a un massimo di 1.550 testate nucleari dispiegate e 800 vettori strategici, di cui un massimo di 700 operativi.

Ma funzionava bene questa intesa?
In realtà il primo trattato della serie START venne firmato nel 1991 da Stati Uniti e Unione Sovietica, allora rappresentati, a Mosca, da Bush senior e da Gorbaciov. Poi fu il turno del trattato SORT, del 2002. Questo accordo prevedeva un limite di 1.700-2.200 testate per ciascuna parte, proibendo l’uso di testate multiple. Il New START ha funzionato fino all’invasione dell’Ucraina. Vladimir Putin ha quindi sospeso il trattato, senza ritirarvisi.

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