Miss Sarajevo snobbata da Bono degli U2

Bionda, occhi verdi. Quando sua mamma viene a sapere del concorso di bellezza, non ci pensa due volte: iscrive subito sua figlia Inela. Lo fa senza dirglielo, perché tutti hanno il diritto di sognare. Anche chi, a diciassette anni come la bellissima Inela Nogić, vive con la sua famiglia in una città dove i cecchini ti trasformano nel loro bersaglio e le bombe cadono a grappoli sulla testa. In un primo momento Inela si arrabbia, poi accetta la sfida. Nel 1993 Sarajevo è un inferno, e quel concorso è uno spiraglio di vita.
Anche Marija viene iscritta a sua insaputa. Non è difficile venire a sapere di un evento come questo, racconta, quando intorno a te gli unici argomenti di conversazione sono le vittime quotidiane, gli aiuti umanitari e come trovare acqua e cibo. «In quella città, dove il confine tra risate e lacrime si era fatto labile e si poteva passare dalla vita alla morte in qualsiasi momento, quel messaggio di speranza fu per me più prezioso che mai», ricorda a Slate.fr. Per non mettere in pericolo le partecipanti, gli organizzatori allestiscono il concorso nel seminterrato del Centro culturale bosniaco, nascosto tra altri palazzi. Sanno che il rischio è alto, ma da una parte vogliono dare un segno di vita normale a una città martoriata e sotto assedio, dall’altra approfittare della presenza della stampa estera per lanciare un appello al mondo.
Il 29 maggio 1993 Sarajevo è sotto intensi bombardamenti. Nei giorni prima e dopo il concorso è difficile spostarsi in città, racconta chi era presente. Anche durante la serata, secondo i ricordi di Inela riportati sempre da Slate.fr, si sentono i cecchini sparare in continuazione per le strade, «ma io non ci facevo molta attenzione. Non sentivo neppure le granate, perché per un attimo ero immersa in un mondo completamente diverso, lontano da questa terribile guerra ». Quella sera Inela viene incoronata Miss Sarajevo assediata. Invece di limitarsi a sorridere alle telecamere, la vincitrice spiega insieme a Marija, giunta seconda, e alle altre concorrenti un lungo striscione: «Non lasciate che ci uccidano ». L’effetto di quelle parole è dirompente. Il regista americano Bill Carter, presente al concorso, dedica un documentario alla Sarajevo di quei giorni terribili, dove compare anche la protesta pacifica delle miss.
Le immagini fanno il giro del mondo.
Grazie a Carter, la storia arriva a Bono e gli U2 scrivono con Brian Eno «Miss Sarajevo », che interpretano insieme a Luciano Pavarotti. Il volto diciassettenne di Inela e il suo coraggio diventano un simbolo planetario. Il brano esce nel 1995, quando lei ha già lasciato Sarajevo. A D del quotidiano italiano Repubblica, racconta che Bono le aveva promesso di farla salire sul palco quando l’avrebbe cantata per la prima volta a Sarajevo, «e io attesi tra il pubblico delirante insieme a mamma e papà. Ma lui cantò la canzone senza chiamarmi
mai al suo fianco». Oggi vive e lavora ad Amsterdam con la sua famiglia. Quest’anno ha pubblicato il memoir Miss opkoljenog Sarajeva (Miss della Sarajevo assediata) con l’editore croato Hena Com. È inoltre in lavorazione Miss Sarajevo Returns, un documentario dedicato alla sua vita firmato dal regista britannico Albie Swingler e destinato ai festival internazionali. Quando il portale Radiosarajevo.ba le ha chiesto quanto fosse lontana la Inela Nogić di oggi dalla ragazza salita sul palco del Centro culturale bosniaco, ha risposto così: «Sono lontana da lei per età, esperienza e serenità. Ma con quella ragazza non sono in conflitto. Lei ebbe il coraggio di presentarsi davanti al mondo. Oggi sento il bisogno di comprendere e proteggere quel coraggio. E di essere indulgente con lei, perché portava un peso più grande di quanto allora fosse giusto portare per una ragazzina di soli diciassette anni».
