Missile iraniano contro la Turchia: Ankara può chiedere l'intervento della NATO?

Un missile balistico lanciato dall'Iran è stato abbattuto dalle difese aeree della NATO sul Mediterraneo orientale mentre si dirigeva verso lo spazio aereo turco. Lo ha dichiarato questo pomeriggio il Ministero della Difesa di Ankara.
Il vettore, spiega il Ministero su X, ha sorvolato l'Iraq e la Siria, mentre non è noto quale fosse l’obiettivo finale del missile. I resti dell'ordigno abbattuto sono caduti nella provincia centro-meridionale turca di Hatay, vicino al confine con la Siria, senza ferire nessuno, riporta il quotidiano turco Anadolu.
Dopo l’attacco congiunto di Israele e USA, Teheran ha lanciato missili e droni contro i Paesi confinanti che ospitano strutture e personale militare statunitense, come azione di rappresaglia contro i raid americani. Stando al New York Times, la base aerea turca di Incirlik ospita un consistente contingente dell'Aeronautica Militare statunitense. Ankara, tuttavia, ha già dichiarato che non consentirà l'utilizzo del suo spazio aereo per attacchi contro l'Iran.
Un missile contro la Turchia, ovvero un Paese membro della NATO, potrebbe rappresentare una grave escalation del conflitto mediorientale in quanto Ankara potrebbe chiedere l’attivazione della clausola di mutua difesa dell’Alleanza atlantica, con il rischio di trascinare in guerra i 32 Stati membri.
L’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico stabilisce infatti che «un attacco armato contro uno o più» Paesi «in Europa o Nord America è considerato un attacco contro tutti (i membri della NATO, ndr) e di conseguenza (…), se tale attacco armato si verifica, ciascun Paese nell'esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva riconosciuto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà» il Paese attaccato «intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che riterrà necessaria, compreso l'uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area del Nord Atlantico». Tradotto: se viene colpito anche solo un Paese NATO, tutti gli altri possono considerarsi coinvolti, decidendo in che modo intervenire (se con forniture di armamenti o azioni militari). Un Paese attaccato può scegliere di non chiedere assistenza agli alleati ai sensi dell'articolo 5, affrontando la situazione attraverso altre vie.
Tuttavia, al momento «non sembra che (l'attacco, ndr) possa innescare qualcosa di simile all'articolo 5 della NATO», ha detto il segretario della Difesa USA Pete Hegseth in un briefing al Pentagono, aggiungendo: «Comunque dobbiamo studiare meglio la situazione».
In una dichiarazione rilasciata quest’oggi, Allison Hart, portavoce della NATO, ha per ora affermato che l'alleanza «condanna» l'atto ostile contro la Turchia: «La NATO è fermamente al fianco di tutti gli alleati, compresa la Turchia, mentre l'Iran continua i suoi attacchi indiscriminati in tutta la regione. La nostra strategia di deterrenza e difesa rimane forte in tutti i settori, anche per quanto riguarda la difesa aerea e missilistica».
Oltre a rappresentare una possibile grave escalation, un attacco alla Turchia potrebbe pure compromettere i rapporti tra Ankara e Teheran. I due Paesi, evidenzia il NYT, intrattengono relazioni diplomatiche e commerciali di lunga data e la Turchia è stata fortemente coinvolta nei recenti sforzi diplomatici volti a evitare l’attacco scatenato dal presidente USA Donald Trump.
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha parlato telefonicamente con il suo omologo iraniano del missile e ha affermato che «qualsiasi azione che possa causare l'estensione del conflitto dovrebbe essere evitata».
Il Ministero della Difesa turco ha fatto sapere che si consulterà con i suoi alleati NATO per proteggere il Paese da eventuali ulteriori attacchi, adottando «senza esitazione tutte le misure necessarie per difendere il nostro territorio e il nostro spazio aereo», ha evidenziato Burhanettin Duran, direttore delle comunicazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Il Ministero ha quindi avvertito: «Ricordiamo a tutte le parti che ci riserviamo il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile contro il nostro Paese. Avvertiamo tutte le parti di astenersi da azioni che potrebbero portare a un'ulteriore diffusione del conflitto nella regione. In questo contesto, continueremo a consultarci con la NATO e gli altri nostri alleati».
Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo guidato da Erdogan ha invitato la popolazione a informarsi solamente tramite le fonti ufficiali: «In questo contesto, esortiamo fermamente a non dare credito a nessuna fonte diversa dalle dichiarazioni rilasciate dalle istituzioni e organizzazioni ufficiali competenti, in primo luogo il Ministero della Difesa, il Ministero dell'Interno e il Ministero degli Affari Esteri», evitando di dare credito a «contenuti speculativi e affermazioni infondate che circolano sui social media», si legge in una presa di posizione diffusa da Anadolu.
